La forma più sofisticata di commercio PuàƒÂ² essere la più antica: il baratto. C'è un'impresa a Torino che organizza transazioni nazionali e persino internazionali fra aziende, nelle quali una partita di collant puàƒÂ² essere scambiata con tessuti e macchinari, le pentole si possono tramutare in manici di bachelite e uno stock di articoli per la scuola viene ceduto in cambio di servizi di logistica e noli marittimi (di Luigi Grassia)
Naturalmente, non è probabile che due imprese abbiano necessitàƒ esattamente simmetriche in fatto di beni e servizi, ma se si gestisce una piazza di scambio multilaterale come fa la compagnia Plaza, grazie a opportune triangolazioni il gioco a incastri riesce e le tessere vanno a posto.
Il tipico prodotto che viene commercializzato da Plaza è il fondo di magazzino. Si tratta di roba che in genere viene girata in forma di grossi stock a commercianti detti à‚«stockistià‚»; una transazione di questo genere avviene di regola a prezzi stracciati: dal 25 al 15% o anche meno. Il baratto multilaterale porta gli stock invenduti a uno sbocco del tutto diverso. Plaza li compra a un prezzo molto superiore (almeno doppio) rispetto a quello che pagherebbe lo à‚«stockistaà‚».
Compra a credito, e poi per pagare fa cosàƒÂ¬: chiede all'impresa venditrice di che cosa abbia a sua volta bisogno; la sollecita anche a cercarsi il fornitore che preferisce e a fissare con lui un prezzo. Paolo Arnello, fondatore e presidente di Plaza, tiene a sottolineare questo aspetto: à‚«Non andiamo dall'impresa partner a dire che siamo più bravi a cercarle i fomitori. Ci pensi pure lei a spuntare le condizioni migliorià‚». Fissati il tipo di prodotto, la quantitàƒ e il prezzo, Plaza si impegna a procurarseli a quelle medesime condizioni, ma pagando una quota del loro valore con merce ottenuta da altri nella stessa maniera; in pratica si instaura una serie di baratti nei quali i debiti e i crediti di ogni impresa del network vengono frazionati (di solito) in percentuali fra più aziende e compensati.
Chi partecipa al gioco ne trae diversi vantaggi: il più evidente è che colloca le sue scorte di magazzino a un prezzo molto superiore a quello che offrirebbero gli stockisti. Arnello racconta qualche caso esemplare.
Per esempio quello dello stock di collant e biancheria intima femminile per un milione di euro, di cui la casa produttrice si voleva disfare per concentrarsi sulla vendita di prodotti nuovi. La scelta era: venderli in blocco al solito 15%; venderli singolarmente nei negozi con uno sconto meno pesante e quindi più remunerativo per l'impresa, ma col rischio di fare cosi concorrenza ai propri prodotti nuovi; oppure vendere tutto a Plaza al 100% del prezzo, ma accettando di essere ripagati, in parte, con filato (materia prima) e macchinari per produrre l'intimo. Cosi è stato fatto, ottenendo in più che il vecchio stock venisse smerciato nell'Europa dell'Est, lontano dal mercato dell'impresa. Arnello ha un giro d' affari in rapida crescita, oggi sui 30 milioni. Descrive cosi il suo cliente tipo: imprese piccole o anche medio-grandi ma con una gestione delle vendite e degli acquisti molto accentrate; mentre esclude i colossi, perchàƒÂ© hanno strutture troppo articolate per operare rapidamente nella sua à‚«piazzaà‚».
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