La Valle di Urubamba, nel sudovest peruviano dell”Amazzonia peruviana, a 500 chilometri dalla capitale Lima, è un”oasi incontaminata tra le più belle al mondo.
La natura rigogliosa di una delle foreste pluviali di maggior pregio ecologico di tutto il pianeta, un fiume, il Camisea, dalle acque limpide e cristalline, la presenza di esseri umani limitata ad alcuni gruppi di indigeni, che fino a qualche tempo fa non avevano mai avuto contatti con il resto del mondo, fanno di questo spicchio di Perù un vero e proprio angolo di paradiso. Purtroppo, da alcuni anni, proprio nei pressi del fiume Camisea si sono spinte con le loro esplorazioni le grosse compagnie petrolifere
La natura rigogliosa di una delle foreste pluviali di maggior pregio ecologico di tutto il pianeta, un fiume, il Camisea, dalle acque limpide e cristalline, la presenza di esseri umani limitata ad alcuni gruppi di indigeni, che fino a qualche tempo fa non avevano mai avuto contatti con il resto del mondo, fanno di questo spicchio di Perù un vero e proprio angolo di paradiso. Purtroppo, da alcuni anni, proprio nei pressi del fiume Camisea si sono spinte con le loro esplorazioni le grosse compagnie petrolifere
internazionali. La scoperta di riserve di 310 miliardi di metri cubici di gas e di una quantità di gas naturale allo stato liquido pari a 600 milioni di barili nella valle di Urubamba ha acceso l”appetito delle società estrattive, destando la seria preoccupazione dei gruppi della società civile e delle organizzazioni non governative. E non è difficile capire perché…
Gli impatti sulla natura saranno devastanti, così come quelli sulle popolazioni indigene. Purtroppo gli impatti già ci sono e non lasciano dubbi sul perché l”opposizione al progetto sia così forte: lo scorso novembre l”Associated Press riferiva della morte di 15 bambini indigeni della tribù dei Nantis nella zona interessata dai primi lavori. La causa della morte sarebbe stata una malattia precedentemente sconosciuta ai Nantis, per questo da collegare alle attività estrattive che si tengono nella immediate vicinanze. Uno
scenario di questo tipo, ovvero la trasmissione di malattie sconosciute a gruppi tribali precedentemente isolati dal resto del mondo, era stato ipotizzato, purtroppo sin troppo facilmente, da numerose Ong internazionali anche in base a precedenti del passato. Negli ultimi mesi si sovrappone
anche il problema legato alla sicurezza: a giugno ben 71 operai della Techint, durante i primi lavori per la costruzione dell”oleodotto, sono stati rapiti da terroristi di Sendero Luminoso, evidentemente ancora attivi nella regione. Dopo le prime smentite, un imbarazzato governo peruviano ha
dovuto ammettere la presenza di terroristi, fornendo poche spiegazioni sulla dinamiche della liberazione degli ostaggi, avvenuta nell”arco di una settimana grazie all”intervento delle forze speciali – che secondo indiscrezioni erano coadiuvate da alcuni militari americani. Ma per capire
meglio la ragione dei forti impatti socio-ambientali del progetto bisogna analizzarlo più nel dettaglio. Il gasdotto di Camisea prevede non solo l”estrazione, ma anche il trasporto, la distribuzione e l”esportazione di gas. Per trasportare queste ingenti quantità di gas è prevista la costruzione di due gasdotti, uno per il gas naturale, l”altro per il gas liquido, ed una rete di distribuzione per le città di Lima e Callao. La lunghezza della pipeline per i liquidi – 50mila barili al giorno di capacità – sarà di poco più di 500 chilometri, passando per la foresta amazzonica e per le Ande. L”altra avrà un percorso parallelo, per poi proseguire fino a nord verso Lima, per una lunghezza di 714 Km. Oltre che per l”uso domestico ed industriale, il gas sarà anche esportato fuori dal Peru. Il totale dei costi per il progetto è previsto intorno al miliardo e mezzo di dollari.
Dopo varie fasi di stallo, durate dalla fine degli anni ottanta al 1998, il progetto ha iniziato l”iter operativo nel 1999, allorché il governo peruviano ha indetto una gara d”appalto internazionale, dividendo Camisea in 3 progetti separati (estrazione, trasporto, e distribuzione), con allo studio un quarto contratto relativo all”esportazione, che fa molto gola alla Halliburton, ormai conosciuta anche dal grande pubblico visti i legami con l”amministrazione americana. Tra le tante altre compagnie coinvolte nelle altre fasi del progetto vanno segnalate l”italo-argentina Techint (che ha un ruolo chiave), la coreana Sk Corporation, la statunitense Hunt Oil e l”argentina Pluspetrol. L”esportazione è prevista verso il Messico e gli Usa.
Gli studi di fattibilità sono stati ultimati a maggio. Tra le società che se ne stanno occupando anche la Kellogg, Brown e Root , sussidiaria del gruppo Halliburton. I costi dovrebbero ammontare a 1,8 miliardi di dollari, portando il totale complessivo, compresi i primi tre contratti, a 3,34
miliardi di dollari. Chiaramente per un progetto che ha dei costi così esorbitanti sono coinvolti una serie di finanziatori pubblici e privati. Per quel che concerne le banche commerciali sono già impegnate la Citibank (Usa)
J.P. Morgan Chase (Usa), Banco de Credito del Peru (Perù), Banco Wiesse Sudameris (Gruppo banca intesa Bci, Italia). Sul fronte pubblico l”Inter American Development Bank (Idb) sta considerando un pacchetto di prestiti per 315 milioni di dollari. Ma un ruolo importante lo giocheranno anche le agenzie di credito all”esportazione. Exim-Bank (Usa), Ducroire-Delcredere (Belgio) e Bndes (Brasile) già partecipano al progetto. L”italiana Sace e
l”argentina Bice stanno valutando se emettere o meno delle garanzie. Gli impatti dell”intero progetto di sviluppo del gas naturale nella regione di Camisea sui delicatissimi ecosistemi della bassa valle dell”Urubamba sono
veramente allarmanti. Stanno già producendo danni rilevanti su alcuni dei sistemi biologici più a rischio al mondo e che sono protetti dalla comunità internazionale proprio per la loro straordinaria biodiversità . Nel 1998, un gruppo di lavoro dell”International Union for the Conservation of Nature (Iucn) ha concluso che Camisea sarebbe “l”ultimo posto sulla terra” da trivellare per la ricerca di combustibili fossili. La costruzione del gasdotto attraverso l”importante zona di Vilcabamba produrrà impatti dal punto di vista ecologico su tre aree protette – due delle quali sono ancora
nel processo di definizione da parte della Global Environment Facility della Banca mondiale. La regione di Vilcabamba è classificata come un luogo ad
elevatissima biodiversità . Quindi, la stessa Banca mondiale considera devastante concepire un intervento infrastrutturale in questa regione. Come
è possibile che agenzie di credito all”esportazione come la Sace o altre banche multilaterali come l”Idb ignorino completamente quello che autorevoli istituzioni internazionali, dotate di dipartimenti ambientali altamente
qualificati, hanno affermato pubblicamente da tempo? Come visto all”inizio dell”articolo il progetto di Camisea ha già avuto tragici impatti su alcune popolazioni indigene della regione, che comprendono anche i Machiguenga, gli
Yine, i Nahua e i Kugapakori, molte delle quali vivono in isolamento volontario. La Valutazione d”impatto ambientale (Via) originaria della parte del progetto concernente l”estrazione di gas naturale, redatta dalla Shell –
compagnia che poi si è ritirata proprio per l”impossibilità di mitigare gli elevati impatti sociali ed ambientali ad esso associati – ha chiaramente indicato che l”opera avrebbe impatti negativi su queste popolazioni causando loro la perdita di risorse alimentari, la contaminazione delle riserve di acqua potabile, la diffusione di malattie e la distruzione di diversi siti archeologici. Sebbene l”attuale blocco di esplorazione sia più limitato di quello originariamente identificato dalla Shell, gli impatti le conseguenze non saranno minori. Già un certo numero di comunità Kugapakori, che vivono in isolamento, subiscono la pressione dei rappresentanti della Pluspetrol
Peru per abbandonare la loro vita da nomadi. Se queste comunità desiderassero di cambiare il loro stile di vita, a nostro parere avrebbero il diritto di fare ciò secondo le modalità e la tempistica a loro più consona, piuttosto che sotto la minaccia della Pluspetrol Peru e delle altre
compagnie. Si pensi, infatti, che la fame si sta aggiungendo al trauma del rapido cambiamento culturale, dal momento che le riserve di cacciagione, da cui i Kugapakori dipendono, sono state già minacciate dal rumore persistente ed acuto dei test sismici per la trivellazione. La Pluspetrol non è nemmeno riuscita a distribuire ai leader e alle autorità delle comunità indigene di Urubamba la versione completa del rapporto di Via prodotto per la parte di estrazione del progetto, violando così gli impegni inizialmente presi anche con le comunità più remote della regione. Nonostante tutte queste irregolarità come abbiamo visto i lavori sono iniziati. L”unica speranza è che quanto meno i possibili finanziatori pubblici di Camisea si rendano
conto dell”inopportunità del loro contributo decisivo. Ma anche in questo caso per i tanti precedenti negativi c”è poco da essere ottimisti. Un altro angolo di paradiso sul nostro martoriato pianeta sembra destinato a sparire.
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