Kenya: i donatori internazionali tornano ad aiutare il paese

Qualunque sia la tesi che prevarrà , l”importante in questo momento è l”aver superato lo stallo, è la ripresa del dialogo tra il Kenya e la comunità internazionale in materia di aiuti e sostegno finanziario. Il Paese è una Working Nation, come dichiarato dal neo – presidente Kibaki. Gli esiti del cambiamento si conosceranno solo nei prossimi anni. (Cinzia Maldera)


Quadro politico
Già colonia britannica, il Kenya è diventato indipendente nel 1963. Il primo presidente della Repubblica, proclamata nel 1964, è stato Jomo Kanyatta, esponente dell”Unione Africana del Kenya (KANU). Alla sua morte, avvenuta nel 1978, gli è succeduto Daniel arap Moi, che nel 1982 ha instaurato un regime autoritario a partito unico, dominato dal KANU. Nonostante il ripristino del multipartitismo nel 1991, Moi ha continuato a dominare la scena politica fino al dicembre 2002, tempo di elezioni presidenziali e di rinnovamento politico. Il nuovo presidente Mwai Kibaki, eletto il 27 dicembre ed esponente della National Rainbow Coalition (NARC), ha presentato il gabinetto alla Nazione i primi giorni di gennaio 2003. L”agenda politica proposta dalla nuova coalizione di governo si ripropone di affrontare le principali sfide del Paese: crescita economica, distribuzione equa del reddito tra la popolazione, lotta alla corruzione.

Situazione economica
Dal 1993 il governo di Moi s”impegnò in un programma di riforme economiche e di liberalizzazione, che includeva l”abbattimento delle barriere tariffarie, la privatizzazione di aziende statali e la razionalizzazione dei servizi pubblici. Grazie anche al sostegno del Fondo Monetario Internazionale e di altri donatori internazionali, tali riforme hanno condotto il Paese verso tassi di crescita economica di rilievo e verso la stabilizzazione dell”inflazione durante gli anni 1995-1996. Purtroppo il processo di crescita ebbe una brusca battuta d”arresto, a cavallo del biennio 1997-1998, a causa della crisi che investì il settore agricolo e quello turistico. Il settore agricolo soffrì a causa dalle alluvioni provocate da El Nino, il settore turistico entrò in una fase di declino in seguito all”attentato ai danni dell”Ambasciata americana del 1998 e alla paura che si diffuse tra i turisti. Ad aggravare la già precaria situazione contribuì la politica Fondo Monetario Internazionale, che nel 1997 sospese il Programma Enhanced Structural Adjustment a causa dell”incapacità e dell”inefficienza del governo nella lotta alla corruzione e nell”implementazione delle riforme. Gli anni 1999-2000 sono stati anni di forti siccità , razionamenti idrici ed energetici, tutti elementi che hanno concorso all”ulteriore indebolimento dell”attività agricola, settore centrale dell”economia keniota, e alla forte contrazione del Prodotto Nazionale Lordo. Il FMI in questo frangente delicato riprese a finanziare progetti in Kenya, ma invertì la sua politica e sospese nuovamente i flussi finanziari nel 2001, quando il governo dimostrò, per l”ennesima volta, scarsa determinazione nell”implementare misure anti-corruzione. Oggi il Paese è oppresso da una bilancia commerciale largamente in passivo, da un forte debito estero, da un inefficiente controllo statale dei settori economici chiave, da corruzione a livello endemico, alto tasso di crescita demografica e di disoccupazione.Ora più che mai il ruolo degli investitori internazionali appare determinante per impedire l”ulteriore diminuzione del reddito pro-capite e risollevare le sorti dell”economia keniota, fulcro commerciale dell”Africa Orientale.

I donatori internazionali e la rinnovata fiducia
Il 28 maggio scorso il ministro keniota del Commercio e dell”Industria ha incontrato i dirigenti della Banca Mondiale a Washington. Da questo meeting è emersa la ferma volontà del nuovo governo della National Rainbow Coalition di sfidare la corruzione dilagante nel Paese e affrontare le riforme economiche e costituzionali necessarie alla crescita del Kenya. La Banca Mondiale, dal canto suo, ha dichiarato piena disponibilità a concedere aiuti per 100 milioni di dollari, decisione che presumibilmente sarà seguita da un provvedimento analogo da parte del Fondo monetario Internazionale. Le Istituzioni di Bretton Woods hanno annunciato l”intenzione di riprendere i flussi finanziari a sostegno della crescita del Paese in seguito all”esito delle elezioni del dicembre 2002 e alla svolta politica che ne è seguita. Il Kenya, lasciando alle spalle il ventennio dominato dal presidente Moi e dal KANU, assume nuova credibilità agli occhi della Comunità Internazionale.I donatori internazionali appaiono fiduciosi dinanzi i primi provvedimenti presi dal nuovo governo, ma sono consci dei numerosi fallimenti collezionati negli ultimi anni da parte dei vertici politici del Kenya e dei limiti che anche la nuova amministrazione potrebbe avere nella gestione del Paese. A dimostrazione dell”impegno sul tema della corruzione Kibaki, in collaborazione con il parlamento, ha varato un importante Atto, il Public Officer Ethics Bill, e ha proposto come disegno di legge l” Anti-Corruption and Economic Crimes Bill. Inoltre, sono stati istituiti tribunali speciali per indagare circa fenomeni di corruzione di funzionari pubblici e membri del corpo di polizia. Questa politica spregiudicata ha posto sotto accusa alcune tra le più alte cariche dello Stato, tra cui l”ex Governatore della Banca Centrale, e ha spinto alle dimissioni alti esponenti dell”Amministrazione Pubblica, fra cui un dirigente dell”Erario. Per concludere il quadro è indispensabile notare che l”ex-presidente Moi ed il figlio sono coinvolti in entrambi i maggiori scandali finanziari del Paese: la vicenda Goldenberg International e quella Euro Bank. Nel primo caso la Goldenberg International è accusata di aver ricevuto, grazie ad un fruttuoso sodalizio con Moi, fondi pubblici per esportazioni fittizie di oro e diamanti durante gli anni Ottanta e Novanta; nel secondo caso il figlio di Moi avrebbe occultato 80 milioni di scellini kenioti provenienti dalla recentemente fallita Euro Bank.Il Paese è anche impegnato in un processo di riforma costituzionale. E” stata istituita una National Constitution Conference, che ha aperto i lavori il 7 maggio ed è incaricata di emendare la costituzione, presumibilmente entro la fine di giugno, sempre che la coalizione di governo non si spacchi sotto il peso del dibattito. I punti salienti e più controversi di questa riforma riguardano il ruolo e il potere da accordare al primo ministro nell”architettura istituzionale, l”eventuale limite di età da porre ai candidati presidenziali, la giurisdizione delle corti musulmane. Pur essendo le riforme istituzionali necessarie ad un nuovo corso democratico del Paese e ben accolte dai donatori internazionali, in particolare Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, esse non sono precondizione della ripresa degli aiuti. Lo sono piuttosto la lotta alla corruzione e il rafforzamento della governance, come dichiarato dal direttore del Dipartimento Africa del FMI, Abdoulaye Bio- Tchanè, in una dichiarazione di gennaio. Le condizioni poste dalle Istituzioni di Brettton Woods hanno provocato qualche critica da parte del NARC, in quanto il nuovo governo sostiene esse siano state in parte modificate ed ampliate nel corso dei mesi. Se in origine il vero target doveva essere la corruzione, ultimamente i nuovi obiettivi da perseguire sono la revisione del Poverty Reduction Strategy Paper e la privatizzazione delle imprese statali.Nonostante qualche criticità è comunque indubbia la rinnovata fiducia della comunità internazionale e dei donatori, non da ultima dell”Unione Europea, la quale ha dichiarato pochi giorni fa di aver stanziato 50 milioni di Euro a favore del Kenya, e di essere intenzionata a stanziare ulteriori fondi per i prossimi tre anni. Gli aiuti mirano colmare la necessità di fondi del governo e a proteggere la spesa statale per l”educazione, infrastrutture rurali e governo locale, in quanto tagli in questi ambiti colpirebbero essenzialmente i più poveri. I fondi europei saranno effettivamente trasferiti in seguito al varo, atteso per i prossimi giorni, di tre Atti, riconosciuti essenziali dall”Unione Europea nell”area della gestione delle finanze pubbliche: il Finance Management Bill, il Public Audit Bill ed il Public Procurement Bill.

AGOA
Il Kenya, oltre ad aver beneficiato e a beneficiare nuovamente oggi degli aiuti di WB, FMI e UE, rientra tra i 38 Paesi africani firmatari dell”accordo con gli Stati Uniti denominato African Growth Opportunità Act (Agoa). Quest”accordo commerciale è stato firmato nel maggio del 2000 e rappresenta un incentivo per i Paesi Sub-Sahariani e per le loro economie, poiché permette libero accesso al mercato americano. AGOA, infatti, ampliando la lista dei prodotti esportabili verso gli Stati Uniti a tassazione zero rispetto al Sistema di Preferenze Generalizzate, da 4.600 voci a 6.400, può rappresentare una valida occasione di crescita, di scambio di conoscenze e esperienze tecniche. Il Presidente Bush nel corso del 2001 ha firmato alcuni emendamenti al programma, varando la seconda edizione, denominata AGOA II, e ha ampliato il numero dei Paesi beneficiari. Recentemente però, ad un forum, l”IEA, Institute of Economic Affairs, ha dichiarato che il Kenya deve ancora compiere numerosi sforzi affinché il popolo keniota possa beneficiare dei dividendi dell”iniziativa. Pur essendo aumentate sensibilmente le esportazioni tra il 2001 e il 2002 e pur avendo beneficiato il Paese di investimenti per un valore totale di 13 milioni di dollari dall”avvio dell”iniziativa, la vision di AGOA è stata modificata e implementata in un modo negativo dal Governo Keniota. L” Idea centrale dei fondatori del programma è quella di permettere ai Paesi Sub-Sahariani il libero accesso al mercato americano affinché i cittadini africani possano realizzare guadagni vantaggiosi e affari redditizi. Questa è la ragione per cui l”Atto impone ai titolari di aziende manifatturiere, essenzialmente investitori stranieri, di acquistare dal 2004 le materie prime tessili, necessarie alla produzione, all”interno del Paese in cui operano. La realtà purtroppo, al momento, è molto diversa: le aziende importano le materie prime da Paesi terzi, ostacolando la nascita dell”industria tessile nei Paesi Africani e l”emergere di un sistema di concorrenza diretta con i prodotti provenienti dalla Cina e dall”India, vero obiettivo dell”iniziativa AGOA. Queste le ragioni del giudizio critico dell” IEA, nonostante l”originalità dell”approccio che il programma ha usato nel cercare di risollevare le sorti economiche del Paese.

Le diverse ricette per lo sviluppo
Oggi che il Kenya ha una nuova prospettiva di crescita economica grazie alla ripresa degli aiuti internazionali, e nuovo ossigeno è stato concesso alla critica situazione economica, un acceso dibattito si solleva sulla scena internazionale in merito a quale sia la via che il Paese dovrebbe percorrere per uscire dal sottosviluppo. Secondo alcune autorevoli voci si dovrebbe puntare sulla ripresa dell”agricoltura, vero settore trainante dell”economa keniota. Per altri il futuro sono gli investitori stranieri e le grandi aziende estere, vera fonte di occupazione. Altri ancora sostengono l”importanza della creazione di un Mercato Comune dell”Africa dell”Est e del Sud. Infine c”è chi rivendica un maggiore e più responsabile intervento dello Stato in settori vitali per il Paese, come il sistema idrico, condannando duramente la politica delle privatizzazioni, foriera di discriminazioni sociali.

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