Consumatori senza diritto di consumare


Consumismo, ma senza diritto di godercelo

Il blocco delle auto accentua l’evidenza del paradosso in cui ci costringe a vivere l’attuale modello di sviluppo.
Il lettore avrà sentito dire mille volte, da economisti, da imprenditori, da sindacalisti che «bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione» e del resto è attualmente in circolazione una pubblicità del governo che ci invita agli acquisti per «aiutare l’economia», cioè la produzione. Se le si guarda con attenzione queste frasi sono folli. Noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre. Il meccanismo non è il nostro servizio, ma noi al suo, siamo i tubi digerenti, attraverso i quali deve passare il più velocemente possibile ciò che altrettanto rapidamente produciamo. Siamo il terminale uomo. Anzi, non siamo nemmeno uomini ma «consumatori».
I divieti di circolazione la domenica dovuti all’inquinamento proprio dall’accesso di produzione, ci fanno scendere ancora un passo nella scala
della nostra degradazione. Ora passiamo dallo status di «consumatori» a quello di puri e semplici «acquirenti», cioè noi non consumiamo nemmeno più per produrre, ma acquistiamo, ai fini della produzione, beni di cui però non possiamo godere. Acquistiamo automobili che non possiamo usare quando ci servirebbero per il nostro piacere – la domenica – ma solo quando, nei giorni feriali, ci servono per andare al lavoro per produrre automobili, in un circolo vizioso completamente privo di senso.
Questa inversione del rapporto fra produzione e consumo-acquisto non è una distorsione del modello, è la sua intima essenza. Se ne era reso conto già Adam Smith, che pur è uno dei massimi teorizzatori del sistema liberista, il quale ne «La ricchezza delle nazioni» scrive: «Il consumo è unico fine e scopo di ogni produzione; e l’interesse dei produttori dovrebbe essere
considerato solo nella misura in cui esso può essere necessario a promuovere l’interesse del consumatore. Questa massima è così chiaramente evidente di
per se che sarebbe assurdo cercare di spiegarla. Ma nel sistema mercantile l’interesse del consumatore è quasi costantemente sacrificato a quello del produttore, e tale sistema sembra considerare la produzione e non il consumo come il fine e lo scopo definitivo di ogni attività e di ogni commercio». Mediti chi ieri, in una splendida giornata di sole, è dovuto restarsene a casa a girarsi i pollici in attesa di riprendere il lavoro.

Articolo di Massimo Fini tratto da ‘Il giorno’ di Lunedì 20 Gennaio 2003

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