I convegni di aggiornamento si svolgevano a Berlino, Montecarlo, Damasco, Sharm El Sheik e in altre località internazionali. Un medico condiscendente rendeva dieci volte tanto quello che costava e i «regali»
variavano dalle poche centinaia alle migliaia di euro. Lo scandalo Glaxo si allarga a macchia d’olio: coinvolge medici di base, ospedalieri e primari di Asl e naturalmente l’azienda farmaceutica veronese. Quasi tremila le persone indagate per reati che vanno dal comparaggio alla corruzione. L’indagine del
Nucleo di polizia tributaria del Veneto della Guardia di Finanza e coordinata dal pm veronese Antonio Condorelli sembra evidenziare come negli
anni la GlaxoSmithKline avesse realizzato una sorta di rete di controllo del mercato farmaceutico italiano tanto da renderlo impermeabile in alcuni settori. L’inchiesta è solo all’inizio. Ora c’è da vagliare tutto il
materiale raccolto. La multinazionale si dice «sorpresa» ma pronta a collaborare.
Il colpo grosso lo facevano quando riuscivano a coinvolgere nel business un primario. A quel punto le prescrizioni erano assicurate a caduta. Infatti
era lui a stabilire i protocolli di cura che i medici di base poi dovevano seguire quando il paziente se ne tornava a casa. E spesso quando il responsabile di una delle varie aree commerciali riusciva a «catturare» il
primario, si brindava con la magnum di Champagne che teneva in frigo pronta all’accorenza. Denaro o regali servivano per «formare» e «aggiornare» i
medici e convincerli a prescrivere prodotti della Glaxo. Un traffico ingentissimo scoperto dai finanzieri. Regali e premi, quasi sempre in denaro, figuravano in una vera e propria voce di bilancio della Gsk che, tra
il 2001 e il 2002, ha investito per questo almeno 100 milioni di euro.
Troppi per la voce promozione secondo i finanzieri che il 5 giugno dello scorso anno si sono recati nella sede della multinazionale farmaceutica per
una semplice verifica. Quella cifra ha portato i militari lontano e a indagare quasi tremila persone, la gran parte per comparaggio vale a dire un
accordo illecito tra medici e aziende farmaceutiche, per cui i primi si impegnano dietro compenso ad agevolare la diffusione dei medicinali da queste prodotti. Il resto degli indagati è stato denunciato per corruzione.
Nella rete dei militari sono finiti primari, aiuti, professori universitari, medici di famiglia, pediatri e medici ospedalieri. L’elenco degli indagati è stato composto anche grazie alle fatture che la Snamid [società di servizi
collegata alla Glaxo] di Milano, ha emesso per pagare gli «studi osservazionali» – questionari di carattere scientifico – che i medici dovevano compilare per ricevere in cambio dai 500 ai 600 euro. Ma queste
erano solo le piccole cifre. Infatti il «regalo» saliva quando da «aggiornare» c’era un primario che poteva costare dai diecimila ai venticinquemila euro. Non mancavano naturalmente gli omaggi che potevano
andare da una raccolta di cd, ad una bottiglia di vino pregiato. Tutto, secondo gli investigatori, era fatto scientificamente e controllato da un
sistema informatico chiamato «Giove». Da qui il nome dell’operazione delle Fiamme Gialle. Questo strumento permetteva di rilevare esattamente il rapporto tra il valore dell’ «investimento» sull’operatore e la sua resa. In sostanza quanti prodotti Glaxo il medico «formato» è riuscito a fare acquistare. La multinazionale sapeva esattamente quanti pezzi per ogni prodotto erano stati venduti anche per singolo medico. Aveva il controllo
dell’ordinazione del farmaco: dall’ospedale al medico di famiglia. I finanzieri dicono di aver raccolto prove acquisendo da 45 Usl di tutta Italia i dati dai quali emergerebbe come l’orientamento prescrittivo sia
stato influenzato dal progetto «Giove». Gli investigatori sono riusciti ad evidenziare anche la situazione di mercato dei prodotti Glaxo per ogni medico. In molti casi i miglioramenti erano notevoli e superavano anche l’1
per cento.
Fonte: IL MATTINO DI PADOVA
di giovedì 13 febbraio 2003
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