Gli Stati Uniti ignorano la poverta’ in aumento


Il vento del nord sferza freddo e impetuoso tra il fogliame storico di New Haven. Soffia sulla tendopoli dove si accalcano i senzatetto. Soffia intorno alle guglie e ai cortili dell’università di Yale, una delle università più ricche dell’Ivy League [il gruppo delle otto prestigiose universita’ del nordest degli Stati Uniti ].

Il contrasto è forte: Charlene Johnson emerge dal suo bivacco preoccupata per l’invernata che dovra’ passare incinta. E’ circondata dai muri di pietra di Yale, da eleganti chiese coloniali, da persone intelligenti che vanno e vengono tra le boutique e i caffè portandosi dietro i libri di corso.

‘Lo sai cosa c’e’ qui sotto?’ domanda Rod Cleary, ex-carcerato di Los Angeles, rilasciato dopo aver scontato una sentenza per aggressione tra bande rivali. Aveva trovato lavoro a New Haven, ma poi lo ha perso ed e’ stato sfrattato. ‘Te lo dico io: ossa. Questo una volta era un cimitero. Sei seduto su una fossa comune. Ed è quello che tornera’ ad essere, caro mio, se non stiamo attenti’.

Charlene era in arretrato con la pigione di giugno e ha accettato una buonuscita di 200 dollari per dare al proprietario l’opportunita’ di aumentare l’affitto. ‘Mi e’ sembrato, per una volta tanto, di avere qualche soldo, ed era estate’. Dopo aver sistemato suo figlio Nikolas con una persona di fiducia, Charlene e il suo compagno Scott, hanno cominciato a cercare una sistemazione, con la speranza di trovarla prima che arrivasse il freddo. Senza successo. Mercoledì Scott è stato licenziato dalla ditta di costruzioni per la quale lavorava. ‘Scarsita’ di lavoro’ dice, ‘e una volta che sei fuori, sei un granello di polvere per terra e ti camminano sopra’.

La tendopoli di New Haven è nata in seguito alla recente chiusura, da parte delle autorita’, del centro di assistenza che accoglieva l’eccesso dei senzatetto provenienti dagli altri centri. Ieri al tramonto la polizia avrebbe dovuto far sgombrare l’area, mandando Charlene, Scott, Rod e altri 150 incontro ad un inverno che promette di essere brutale.

New Haven è una metafora per l’America che martedì elegge i suoi rappresentanti alla Camera e al Senato. àˆ una città , la quarta in ordine di poverta’, nella quale il ghetto si estende fino alle pareti di un’università da 11 miliardi di dollari – esenti da tasse – che da sempre forma la classe dirigente americana. Un cartello all’uscita dell’autostrada anni fa reclamizzava New Haven come il luogo di nascita del presidente George Bush.

àˆ una città con lo stesso tasso di mortalità infantile della Malesia e un tasso spaventoso di morti di AIDS – mercoledì, un solo centro di assistenza ha commemorato la morte di 600 persone – situata nello stato più ricco d’America, il Connecticut, quello con più milionari di ogni altro stato.

Questo e’ il super-ricco entroterra di New York, per quelli troppo ricchi per accorgersi persino degli alti e bassi di Wall Street. àˆ conosciuto come ‘il litorale della zebra’, perche’ viene raffigurato a strisce bianche e nere, bianche e nere; ricchi e poveri, ricchi e poveri. A New Haven questa polarita’ e’ sostenuta dalla storia – recentemente portata alla luce da un gruppo di studenti – della partecipazione dell’università di Yale nel commercio degli schiavi.

‘New Haven’, dice il Reverendo David Lee della chiesa di Varick, nel ghetto nordoccidentale della citta’, ‘e’ un microcosmo dell’America. E’ il circolo vizioso tra ricchi, poveri e il sistema di sfruttamento. La ricchezza che ti viene sbattuta in faccia tutti i giorni e’ qualcosa alla quale non potrai mai aspirare. E’ come portare un bambino in un negozio di caramelle per dirgli che puo’ guardare tutto ma non avra’ mai nemmeno un lecca-lecca’.

I negozi del centro dalla parte ‘sbagliata’, sono negozi fantasma; qualche ‘ratto di quartiere’ che gira intorno a Cross Flava Records, e qualche guardia di sicurezza li tiene d’occhio. ‘Chi lavora spende’, dice il ragazzo dietro il bancone, ‘e la gente che vive qui non ha nulla da spendere’.

Le statistiche rilasciate il mese scorso dall’ufficio governativo del censimento mostrano che per la prima volta in 10 anni il numero di persone finite nella trappola della poverta’ e’ improvvisamente aumentato. La disoccupazione e’ aumentata dal 4.2% nel 2000, al 5.7% l’anno scorso. Mentre sparisce la classe media, il numero delle famiglie che vivono al di sotto della soglia ufficiale della poverta’ [18,104 dollari l’anno per una famiglia di quattro persone] e’ arrivato a 33 milioni – dal 11.3 al 11.7%. Il primo aumento dal 1992.

Mentre gli sgravi fiscali proposti dal presidente Bush a favore degli ultraricchi passano con disinvoltura per il senato [con l’aiuto dei democratici], la proposta di aumentare lo stipendio minimo e’ finita nel dimenticatoio.

La percentuale dei bambini senza assicurazione sanitaria e’ passata dal 63.8% al 67.1%. Secondo uno studio condotto dall’universita’ del Michigan, il tasso di poverta’ per i bambini degli Stati Uniti e’ il peggiore tra i 19 paesi piu’ ‘ricchi’ del mondo.

Le statistiche sul reddito mostrano il primo declino significativo in vent’anni nel reddito medio dei neri; anche il reddito medio dei bianchi e’ calato, mentre per i latino-americani non ci sono stati cambiamenti.

Gli studiosi di statistica sono turbati dalla differenza che hanno riscontrato tra questo calo e i cali usuali, quelli che generalmente accompagnano le recessioni. ‘I poveri sono rimasti molto piu’ indietro che nel passato’, dice Robert Greenstein del Centro Bilancio e Priorità Previdenziali di Washington, ‘si prevede che la poverta’ aumentera’ di parecchio nel 2002′.

L’accumulo di ricchezza nel Connecticut e nei stati confinanti e’ talmente tanto che il nordest e’ l’unica regione del paese in cui non si e’ riscontrato un abbassamento del reddito medio. Ma il prezzo e’ stato pagato qui, a Elm Street, che comincia fiancheggiando i muri in similoxbridge1 e le torrette di Yale e finisce bruscamente nell’incubo di New Haven.

Agli studenti vengono date cartine stradali speciali con il consiglio di non avventurarsi oltre il distributore della CITGO, dove comincia il ghetto, dove le case, espropriate agli insolventi, sono barricate dall’esterno, dove i distributori di benzina, protetti da vetri antiproiettile e sbarre, accettano soltanto contanti, e in anticipo. I negozi di alimentari e di articoli di regalo fanno pure i bonifici bancari per la Western Union, come quello di 150 dollari che Carl Robbins sta mandando alla sua famiglia, a Kingston, in Jamaica – cifra che ha sottratto dai 580 dollari che ha guadagnato questa settimana lavorando come inserviente all’ospedale.

Everton Mayne riporta un pacchetto di Newport nel negozio di Dixwell Avenue. Dice che piu’ giu’ vendono le cigarette a quattro centesimi in meno. ‘Bisogna stare attenti a certe cose’, ammonisce.

Monica Osborn lavora nelle camere operatorie dell’universita’ di Yale e dell’ospedale di New Haven. In 11 anni la sua paga settimanale e’ passata da 8 a 13 dollari l’ora [in Connecticut e’ stato calcolato che per sbarcare il lunario ne servono almeno 17]. Recentemente suo figlio ha riportato una commozione cerebrale, e malgrado Monica lavori in un ospedale, non usufruisce del beneficio dell’assicurazione sanitaria e privatamente non puo’ permettersene il costo. Il suo datore di lavoro ha sottratto il costo delle cure somministrate al bambino dal suo stipendio, lasciandole per due mesi consecutivi 300 dollari al mese. La famiglia di Monica e’ composta da quattro persone. ‘Far mangiare i bambini e’ sempre piu’ difficile’, dice, ‘me ne accorgo. Facciamo tutti due o tre lavori. Io faccio anche la parrucchiera per arrotondare’.

Gli stipendi dell’università sono un po’ meglio, sostiene Mark Wilson, che per anni ha lavorato come precario prima di diventare uno dei dirigenti del sindacato dei lavoratori alberghieri che ha lottato per chiudere ‘lo scarico avventizio’ ovvero la pratica secondo la quale l’università licenziava gli impiegati precari il giorno prima della scadenza dall’obbligo di assumerli in pianta stabile.

‘Non gli pulisco proprio il didietro’ dice Wesley Smith, che per 11 dollari l’ora carica i carrelli della lavanderia con la biancheria sporca degli studenti, ‘pero’ lavo quello che rimane dopo che se lo sono pulito’.

Yale, peraltro esente da tasse, paga soltanto l’imposta sulle proprieta’ commerciali che possiede. Un consorzio di gruppi comunitari ha chiesto all’universita’ di donare gli interessi bancari di un singolo giorno sul capitale investito – 5.2 milioni di dollari – alle scuole pubbliche della citta’. Finora, nessuna risposta.

‘Avremmo voluto una specie di partnership’ dice il Rev. David Lee, laureato in teologia a Yale che quest’anno ha raccolto il numero di firme sufficiente per proporsi all’elezione del consiglio di amministrazione dell’università . àˆ stato messo alla porta dall’architetto Maya Li. Un rifiuto sfacciato nei confronti di quella che la parrocchia di Lee considera ‘la comunita’ che ospita Yale’.

A Dixwell, Ave Lee prova ‘a rimettere un po’ di speranza negli occhi di chi l’ha perduta. Dice: ‘Lo sento, dall’anno scorso la comunita’ sta affondando, sempre piu’ giu’. E’ difficile tenere la gente lontano dalla droga. E’ difficile dire alla gente di non buttarsi nel crimine. Dopo aver fatto tanti sforzi per raddrizzarsi vengono sbattuti di nuovo in terra. Domenica in chiesa e’ venuto un uomo a dirmi che sua figlia, tredici anni, stava contemplando il suicidio’.

Oggigiorno abbiamo un barometro brutalmente semplice per misurare la povertà in America: HIV, il virus dell’AIDS.

Nella chiesa di Emanuele battista di Chapel Street, a poche traverse dai raffinati ristoranti nei quali cena la giovane elite, mercoledi’ c’e stata una messa differente. L’Aids Interfaith Network ha commemorato ogni vita dei 600 assistiti che sono morti di Aids negli ultimi 15 anni.

Fra i presenti c’era qualche sieropositivo e un paio sulla sedia a rotelle. Gli altri erano quelli che lavorano con loro e per loro. Il centro assistenziale e’ stato messo insieme da un gruppo di chiese per riempire l’abisso tra il bisogno disperato di chi sta male e l’inadeguatezza dell’industria americana della sanita’.

Dice Joyce Poole, la direttrice del progetto: ‘Aids e’ diventata la malattia dei poveri. L’80, 90% dei nostri assistiti vivono al di sotto della soglia della poverta’; il 15% non ha casa; la maggior parte non lavora da anni. Al 50% dei sieropositivi e’ stata diagnosticata l’epatite C. Se uno non puo’ lavorare per mantenersi, si mantiene con altri mezzi e quei mezzi spesso sono illegali. La maggioranza dei nostri assistiti e’ stata carcere almeno una volta’.

Cio’ non ha impedito al Connecticut di ridurre il budget per la prevenzione dell’Aids del 30% – per via del calo dell’economia dice lo stato piu’ ricco dell’America. ‘Questo è un discorso sulla poverta” dice Poole. E mentre l’America si prepara per andare alle urne, il divario fra i ricchi e i poveri si allarga giorno per giorno.

Tempi difficili

• Una famiglia su 11, un americano su 9, e un bambino su 6 sono ufficialmente poveri.

• Il quinto piu’ ricco della popolazione l’anno scorso ha percepito la metà del reddito complessivo. Il quinto piu’ povero ha percepito il 3.5 per cento.

• La soglia ufficiale di poverta’ e’ di 18,104 dollari per una famiglia di quattro persone. Un genitore single, con due figli, che lavora a tempo pieno ed e’ pagato il minimo salariale guadagna 10,712 dollari.

• Il 40 per cento dei senzatetto sono veterani di guerra.

• In America un quinto del cibo, per un valore di 31 miliardi di dollari, viene annualmente buttato via: un totale di 130 libbre a persona che finiscono nei mondezzai.

similoxbridge: fac-simile di Oxford e Cambridge, le universita’ inglesi.

Articolo di Ed Vulliamy
Tratto da The Guardian
2 novembre 2002

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