Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono istituzioni fuori da ogni controllo.
Come prova di ciò, considerate il programma di sgravio del debito di queste istituzioni, debole e pieno di difetti.
In base all’iniziativa Highly Indebted Poor Countries [HIPC] [Paesi Poveri ad Alto Tasso di Indebitamento, n.d.t.], i paesi più poveri del mondo possono ottenere una riduzione pari circa ad un terzo del debito dovuto ai creditori stranieri — purché si sottopongano per sei anni a programmi di ‘aggiustamento strutturale’ estremamente intrusivi e attentamente monitorati.
L’aggiustamento strutturale è il pacchetto di politiche che include misure quali privatizzazioni indiscriminate, deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alla spesa pubblica, liberalizzazione finanziaria e del commercio, deregolamentazione economica, incentivi alle esportazioni e tariffe [‘prezzi d’uso’] per l’accesso ai servizi sanitari di base nelle cliniche.
L’iniziativa HIPC è la principale foglia di fico di queste istituzioni, un programma disegnato per celare alla vista il danno che stanno causando ai paesi poveri. La Banca Mondiale ed il FMI si vantano regolarmente dell’HIPC come un segno della loro attenzione nei confronti dei poveri.
Ma adesso l’HIPC sta cominciando a crollare, persino alle proprie condizioni. Ad aprile, durante le riunioni primaverili, il FMI e la Banca Mondiale hanno annunciato che molti dei paesi che si erano qualificati per lo sgravio del debito, sopportando tre anni di aggiustamenti strutturali loro imposti, stanno per perdere la loro eligibilità per lo sgravio. L’accusa: non sono riusciti ad implementare le condizioni di aggiustamento strutturale con sufficiente vigore.
à ˆ evidente che la Banca ed il Fondo non riescono a controllare se stessi. Vogliono estrarre ancora più sangue dai paesi più poveri, pur sapendo che ciò finirebbe per danneggiare la loro campagna di pubbliche relazioni.
Esiste tuttavia adesso un maniera di domare la Banca ed il Fondo.
Quest’anno, la Banca Mondiale è alla ricerca di nuovi fondi per la sua International Development Association [IDA] [Associazione Internazionale per lo Sviluppo, n.d.t.], il ramo della Banca che eroga prestiti ai paesi più poveri.
Ottenere il contributo USA per l’IDA richiederà un voto del Congresso.
Si è formata un’ampia coalizione di organizzazioni ambientaliste, per lo sviluppo, religiose, di lavoratori e per la giustizia globale, per chiedere che, se gli USA decideranno di contribuire all’IDA — praticamente una certezza — allora dovranno anche darsi da fare per promuovere delle politiche che riducano il potere del FMI e della Banca [Essential Action è parte di questa coalizione].
La coalizione fa riferimento ad una iniziativa di successo del 2000, quando il Congresso ha passato una legge che richiedeva ai rappresentanti statunitensi presso il FMI e la Banca di votare contro progetti o prestiti che prevedessero l’introduzione di pagamenti a fronte dell’istruzione elementare o dei servizi sanitari.
Il Dipartimento del Tesoro, che coordina le politiche statunitensi presso la Banca ed il Fondo, si è inventato una lettura ambigua del dettato legislativo per evitare di portare a termine gli intenti del Congresso, specialmente nel campo delle tariffe sanitarie.
Adesso la Banca Mondiale, che per 15 anni ha incoraggiato l’introduzione di tariffe per l’istruzione, si sta adoperando per aiutare i paesi a rimuovere tali pagamenti. In Tanzania, per esempio, l’eliminazione delle tariffe scolastiche ha consentito ad 1 milione e mezzo di bambini, che altrimenti ne sarebbero stati impediti, di andare a scuola.
La coalizione sta adesso mettendo pressione agli Stati Uniti affinché si oppongano a prestiti o progetti che includano una serie di provvedimenti dannosi, come restrizioni dei diritti dei lavoratori, aumento del costo dell’acqua per i poveri, pratiche dannose per l’ambiente come l’uso aggressivo di pesticidi, privatizzazioni senza alcuna tutela per i lavoratori, protezione contro la corruzione, e privatizzazione delle aziende produttrici di tabacco. [Per un’analisi dettagliata delle proposte, si veda http://www.essentialaction.org/imf/worldbank_report/IDA_FINAL_REPORT.pdf.].
La coalizione propone inoltre che lo stanziamento all’IDA sia accompagnato da un rinnovato supporto degli USA per la cancellazione del debito dei paesi più poveri, la valutazione dell’impatto sociale ed ambientale dei programmi di aggiustamento strutturale — da condursi prima dell’implementazione di tali politiche — e la richiesta che la Banca misuri l’efficacia dei progetti di prestito.
Un insieme di queste proposte apparirà nella legge di autorizzazione per l’IDA [che verrà presa in considerazione in estate dalla commissione per i servizi finanziari della Camera e dalla commissione per le relazioni internazionali del Senato] così come nella legge per gli stanziamenti per le operazioni internazionali, che sicuramente verrà emanata prima della fine del mandato del Congresso.
à ˆ triste e patetico che queste riforme, che limitano la capacità di far danni della Banca Mondiale e del FMI, debbano venire dal Congresso statunitense. Triste, perché delle istituzioni che sostengono di essere impegnate ad sradicare la povertà non dovrebbero avere bisogno di una tale disciplina. Patetico, perché non sono le persone nei paesi colpiti che hanno la possibilità di influenzare le politiche di queste istituzioni, ma solo i cittadini degli Stati Uniti.
Quel potere e quella influenza vanno di pari passo con degli obblighi. Il Dipartimento del Tesoro si opporrà alle proposte della coalizione, se non altro perché non ama che il Congresso provi a dirigere le politiche nei confronti della Banca e del FMI. Sarà necessario che i cittadini esprimano la loro viva preoccupazione per superare l’ostruzionismo del Dipartimento di Stato.
Russel Mokhiber e Robert Weissman[*]
Global Economics
4 Giugno 2002
[*]Russell Mokhiber is editor of the Washington, D.C.-based Corporate Crime
Reporter. Robert Weissman is editor of the Washington, D.C.-based Multinational Monitor, http://www.multinationalmonitor.org and co-director of Essential Action. They are co-authors of Corporate Predators: The Hunt for MegaProfits and the Attack on Democracy [Monroe,Maine: Common Courage Press, 1999; http://www.corporatepredators.org].
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