Ecuador: il genocidio del petrolio ha impronte italiane, ma non solo


Ecuador: Il genocidio del petrolio ha impronte italiane, ma non solo

L’Ecuador è il quarto esportatore di petrolio di tutta l’America Latina ed
il sesto al mondo. Eppure la sua situazione non è delle migliori: la
sottoccupazione raggiunge 61 ecuatoriani su 100. 6 ecuatoriani su 10, poi,
guadagnano meno di due dollari al giorno [fonte: quotidiano El Universo,
Ecuador, 8 ottobre 2000]. Qualcosa sembra non funzionare.

L’Amazzonia Ecuatoriana è lo scenario di maggior biodiversità e
sociodiversità di tutto l’Ecuador, con una superficie di 130.832 km
quadrati che corrispondono al 45% del territorio nazionale ed al 1.6% di
tutta la conca amazzonica.

Questa zona è per altro considerata come una delle più importanti perché
ospita circa 25.000 specie di piante conosciute che si mantengono
attraverso una conservazione millenaria. L’attività che maggiormente è
stata causa di distruzione di questa terra è stata l’attività legata
all’estrazione del petrolio, come dimostrato dall’esperienza vissuta per
trent’anni dagli abitanti delle provincie di Napo, Sucumbà­os e Francisco de
Orellana.

Da qui deriva forse il fatto che il paradigma del progresso e sviluppo
portato dal petrolio, per l’Amazzonia Ecuatoriana non sia altro che un
miraggio ed una forma di complicità verso il debito estero, oltre che
l’ennesima forma di aggressione della civilizzazione occidentale, dello
‘svilluppo’ della globalizzazione, a cambio di un genocidio umano e della
distruzione della fauna e della flora della regione.

E’ dal lontano 1941, quando arrivò la Shell a Pastaza, che le popolazioni
indigene della zona si trovano aggredite in nome dagli interessi finanziari
delle imprese di turno: Shell, ARCO, Tri-Petrol, CGC, AGIP, ENI ecc..

Lo stato ecuatoriano, da parte sua, poco ha fatto per difendere gli
interessi dei Popoli Indigeni.

Se da un lato, mediante decreti esecutivi [n°551 e 552], il Presidente
dell’Ecuador ha dichiarato intangibili, protette da ogni tipo di attività
estrattive in modo perpetuo, le zone Cuyabeno-Imuya e le terre abitate
dagli Huaorani, dai Tagaeri e dai Taromename [Parco Nazionale Yasuni], ben
poca cosa è stata fatta per le popolazioni indigene di Pastaza.

Qui sono stati conferiti titoli di proprietà a 10 comunità : Pandanuque,
Paparagua, Santa Cecilia, Kurintza, Elena, Bellavista, Chuyayacu, San
Virgilio, Pitacocha e Liquino. Va per altro sottolineato che le leggi sulla
proprietà comunale valgono unicamente per la superficie della terra. E,
malgrado la Legge Forestale preveda la proibizione di attività estrattive
del sottosuolo nei territori indigeni, lo stato si è avvalso della Legge
sugli Idrocarburi per favorire gli interessi delle multinazionali.

E’ così che nel 1992, la Arco Oriente Inc. [una controllata della
nordamericana Atlantic Richfield Co.] iniziò l’esplorazione della zona,
scoprendo un giacimento nella zona tra i fiumi Villano e Liquino [poi
nominata Campo Villano]. L’ENI entrò subito in partecipazione con una quota
al 40% [attraverso la AGIP OIL Ecuador].

L’arrivo della multinazionale italiana era per altro datato 1987, quando
AGIP Petroli acquistava una società per la commercializzazione del GPL, la
ESAFI S.A. e, successivamente, istituendo l’AGIP ECUADOR S.A., per operare
nel settore estrattivo [fonte:sito internet dell’ENI, http://www.eni.it ].

Negli anni successivi, le proteste delle comunità indigene portarono alla
firma di alcuni accordi. Agli stessi [1998-1999] parteciparono per lo stato
e la parte impresariale: alcuni rappresentanti del consorzio ARCO/AGIP,
Petroecuador, e Ministero per l’Energia e le Attività Minerarie; per le
organizzazioni indigene: OPIP [Organizzazione dei Popoli Indigeni di
Pastaza], FIPPRA [Federazione Indigena dei Popoli di Pastaza e della
Regione Amazzonica] ed Asodira [Associazione per lo Sviluppo Imdigeno della
Regione Amazzonica], organizzazioni che si unirono successivamente nel
Fronte Indigeno di Pastaza [FIP].

Tra i punti più importanti accordati nel documento ‘Gli Intendimenti
sull’Accordo del Piano Texas’, l’ARCO/AGIP si impegnava a realizzare una
valutazione dell’impatto ambientale del periodo di esplorazione ed a
elaborare uno Studio di Impatto Ambientale, oltre che un Piano di
Amministrazione Ambientale, per il periodo di sfruttamento.

Arco, in realtà , evase alle proprie responsabilità , realizzando degli studi
unicamente nell’area dei pozzi di esplorazione e non sulle vie di
comunicazione [fonte: Pablo Ortà­z T ‘Globalizacià³n y Conflictos
Socioambientales’, Quito, Abya Yala, 1997].

Di fronte al mancato compimento degli accordi da parte dello Stato e
dell’ENI, le comunità di Amazanga e San Virgilio hanno presentato un
ricorso di Protezione Costituzionale. Il 7 Aprile 2000, la Corte di Pastaza
ha risposto negativamente al ricorso, affermando, tra le altre cose, che il
pagamento per opere e servizi deve essere considerato una adeguata
indennizzazione.

Nel frattempo, nel 1999, l’ENI ha esercitato il diritto di prelazione per
l’acquisto del rimanente 60% del Campo Villano, divenendone unica
proprietaria.

Le organizzazioni indigene continuano ad appellarsi al Accordo
Internazionale n°169 della Organizzazione Internazionale del Lavoro [OIL],
accordo che è per altro incluso nell’attuale costituzione dell’Ecuador e
che prevede l’obbligo di consultare i popoli indigeni, di rispettare i loro
interessi, le loro istanze organizzative, di assicurare loro benefici per
le attività che si sviluppano nel loro territorio e l’indennizzazione per
gli impatti ambientali.

Di fronte all’indifferenza dello Stato ecuatoriano e dell’ENI, la comunità
di Amazanga si è rivolta all’attenzione del Comitato Internazionalista Arco
Iris. Ecco quindi che come richiesto da Bolà­var Santi, diffondiamo la sua
lettera, con la speranza che questa generi la solidarietà dovuta.

Commissione Popoli Indigeni e Direttivo Nazionale
del Comitato Internazionalista Arco Iris

Lettera di un lider indigeno contro l’aggressione dell’ENI

Qui stò
Questa è la mia Terra
e questa la mia Cultura
Sono difensore della Terra
Sono difensore del Futuro
E Voi state uccidendo la Natura
state uccidendo le Culture native della Terra
Voi state uccidendo il Futuro

Allarme: Stato d’Emergenza nei territori ancestrali di San Virgilio
Bio-Riserva Indigena di PashPanShu – sorgente del fiume Curaray
Amazzonia Ecuatoriana [America del Sud]

Noi che viviamo nella comunità di San Virgilio, vogliamo far conoscere al
mondo intero che attualmente stiamo subendo le invasioni delle imprese
petrolifere, dell’estrazione e di quelle minerarie, in diversi territori
ancestrali.

La situazione del benessere culturale delle nostre etnie si trova in una
situazione critica, in cui l’ENI/AGIP sottostima i problemi che ci troviamo
a vivere nella comunità di San Virgilio, sovrapponendosi nei nostri diritti
ecologici e culturali nelle nostre terre, di cui siamo legittimi
proprietari dall’antichità .

Lo Stato ecuatoriano e le imprese del petrolio hanno imposto la loro
volontà ai popoli indigeni, in flagrante violazione dell’Accordo
Internazionale N°169 della Organizzazione Internazionale del Lavoro [OIL],
precedentemente accordo internazionale N°107, accordi che sono per altro
inclusi nella attuale costituzione politica vigente, i cui strumenti
prevedono l’obbligo di consultare i popoli indigeni, di rispettare i loro
interessi, le loro istanze organizzative, di assicurare loro benefici
dalle attività che si sviluppano sui loro territori ed indennizzazioni per
gli impatti ambientali, il diritto dei popoli indigeni di usufruttare,
usare, amministrare ed assumere la gestione delle risorse naturali che si
trovino nei loro territori, conservando la propria cultura, la propria
integrità , il proprio mondo spirituale, riti, luoghi sacri, la ricchezza
della biodiversità , proteggendo il proprio patrimonio genetico, cosa che
esclude l’op! era di manipolazione, corruzione delle coscienze, inganno e
divisione che sono prassi delle imprese petrolifere e dello Stato, con la
loro politica utilitaristica, economicistica, a danno dei popoli indigeni,
dalle cui terre fluisce abbondante petrolio e, ciò nonostante, senza
beneficio alcuno e meno senza indennizzazione per i danni ambientali,
sociali, culturali, economici, ecc. che in modo grave ed irreparabile causa
lo sfruttamento petrolifero.

I rappresentanti della comunità di San Virgilio esigono il ritiro immediato
delle tubazioni dell’oleodotto istallato nei propri territori dalla
compagnia ENI/AGIP e la riparazione immediata di tutti i danni causati
dalla sua invasione illegale della bioriserva indigena ‘PashPanShu’.
La comunità di San Virgilio venne creata 85 anni fa. Dalla sua fondazione
questo luogo venne chiamato ‘Cupal Yacu Pungo Yana Rumi’, appartenendo al
curaka Virgilio Santi Yuu, e poi venne conosciuto come ‘PashPanShu’,
bioriserva naturale indigena, data e sottoscritta dalla parola dei propri
avi. Attualmente questa è sotto la responsabilità degli eredi delle
famiglie Santi, come sono Bolà­var Santi e Rafael Santi e dai loro
rispettivi figli. Questo territorio ancestrale comprende: Witahuai Urco,
Gastaà±as, Taruga Urrco, il fiume Aà±ango fino al confine con il territorio
Chapana, Villano, la comunità di Chuyayacu e la Colonia Bolivar.

A causa della costante degradazione provocata dall’impresa ENI/AGIP nei
nostri territori, informiamo dei danni causati da questa.

Secondo l’articolo 86 della costituzione ecuatoriana: lo stato proteggerà
il diritto della popolazione a vivere in un ambiente sano ed ecologicamente
equilibrato che garantisca uno sviluppo sostenibile. Lo stato vigilierà
perché questo diritto non sia negato e garantirà la preservazione della
natura. Si dichiarano d’interesse pubblico e si regoleranno conformemente
alla legge:

1. La preservazione della natura, la conservazione degli ecosistemi, la
biodiversità e l’integrità del patrimonio genetico del paese.

2. La prevenzione della contaminazione ambientale, il recupero degli spazi
naturali degradati, la gestione sostenibile delle risorse naturali ed i
requisiti che per questi fini dovranno compiere le attività pubbliche e
private.

3. La creazione di un sistema nazionale di aree naturali protette che
garantiscano la conservazione della biodiversità ed il mantenimento dei
servizi ecologici, in conformità con gli accordi ed i trattati
internazionali.

All’articolo 87 si afferma una volta di più, che la legge tipificherà le
infrazioni e determinerà i procedimenti per stabilire responsabilità
amministrative civili e penali che corrispondano alle persone naturali o
giuridiche nazionali o straniere per le azioni e le ommissioni contro le
norme di protezione dell’ambiente.

All’articolo 88 si dice poi: Ogni decisione statale che possa danneggiare
l’ambiente, dovrà previamente godere del parere favorevole della comunità ,
ragione per cui questa sarà dovutamente informata, garantendo la legge la
sua partecipazione.

All’articolo 90 si proibiscono la fabbricazione, l’importazione, il
possesso e l’uso di armi chimiche, biologiche, nucleari, così come
l’introduzione di residui nucleari e rifiuti tossici.
Per tanto, noi, come comunità di base, esigiamo che nelle aree colpite si
contempli l’accordo per la conservazione delle specie e della natura, dal
momento che attualmente non si rispetta quanto stabilito dalla legge e,
molto meno, si applica tecnologia di punta.

A seguire dettagliamo i danni occasionati dalla compagnia ENI/AGIP nella
attualità

1. Fuoriuscite di petrolio causato dall’oleodotto Triunfo-Villano. I
nostri sentieri si trovano attualmente bloccati dalle tubature
dell’oleodotto, ciò costituisce un problema serio per gli abitanti che
circolano giornalmente.

2. I fiumi Curaray, Ceslao Marin, Liquino, Chambira, Cupal sono sempre
stati vitali per le nostre comunità , ma oggi sono contaminati dalle
fuoriuscite di petrolio del loro oleodotto, da frane provocate dalla
presenza dell’oleodotto, da spargimenti di olii di motore, ossidazione di
tubi e scoli, che hanno provocato malattie, infezioni della pelle, diarree,
mal di testa .. agli abitanti, come anche la morte della fauna acquatica e
di animali domestici.

3. La presenza dell’ENI/AGIP ha provocato l’allontanamento di tutti gli
animali selvatici esistenti come: tapiri, ungulati, cervi, scimmie, tucani,
pappagalli ed altre varietà di animali selvatici che sono propri di questo
habitat.

4. Gli accampamenti petroliferi istallati nei nostri territori di San
Virgilio hanno provocato la contaminazione dei ruscelli vicini alle
abitazioni per l’istallazione di sistemi fognari che sboccano nei fiumi
senza nessuna prevenzione della possibile contaminazione. Inoltre si sono
istallati siti per l’accumulazione di rifiuti plastici, materiali ferrosi,
grassi e metalli.

5. La compagnia ENI/AGIP nelle comunità ha causato divisioni e conflitti
tra i vicini, tra persone e famiglie, con l’inganno e comprando le
coscienze.

6. Questa impresa petrolifera ci proibisce il passaggio ai nostri
territori, militarizzandoli con guardie di sicurezza come anche con
l’istallazione di fili elettrici, attentando alle nostre vite.

7. I tubi degli oleodotti istallati nei nostri territori sacri non compiono
con lo spessore richiesto, dal momento che sono meno spessi di quanto
stabiliscono le regole. A breve si romperanno per la forte pressione del
liquido e, rompendosi, contamineranno irrimediabilmente la flora e la fauna
esistenti.

8. L’articolo 84 C.P.E al comma 1 afferma che bisogna mantenere, sviluppare
e rafforzare l’identità e le tradizioni tanto nello spirituale come a
livello culturale. L’ingresso della compagnia ENI/AGIP nei territori
indigeni, come quello di San Virgilio, viola il nostro diritto a mantenere
la nostra identità come popoli tanto a livello culturale come spirituale.
Questi territori sono considerati come luoghi sacri, che sono parte delle
nostre tradizioni, della nostra cosmovisione e costituisce l’essenza stessa
della nostra identità come popolo.

La militarizzazione è stata una minaccia intollerabile a San Virgilio. Ci
hanno proibito l’accesso ai nostri sentieri ancestrali ed anche abbiamo
dovuto sostenere scontri violenti non voluti da noi, ma imposti dalle
minacce dei confinanti ancestrali della associazione dei Canelos,
dall’invasione della federazione FENAQUIPA, a causa del fatto che l’impresa
compra le coscienze con la logica degli alimenti, per gestire i conflitti
territoriali, o ancora, con veicoli per gli spostamenti del personale che
defende gli interessi del petrolio.

Coloro che difendono gli interessi petroliferi sono le persone responsabili
degli atti intimidatori, nonché gli incaricati delle relazioni comunitarie
della compagnia ENI/AGIP que opera a Pastaza. E cos’, comprando le
coscienze di molte comunità , i conflitti tra indigeni aumentano, mentre noi
continuiamo a difendere il territorio ancestrale.

Abbiamo già avuto scontri a fuoco nel territorio di San Virgilio, queste
armi e queste persone sono venute a spararci nel nostro territorio e queste
persone sono state inviate dall’impresa ENI/AGIP.

Io, Bolà­var Santi, che ho 63 anni, la mia sposa, che ne ha 59, i nostri
figli, nipoti e pronipoti, fratelli e compagni, siamo oggi perseguitati dai
guardiani della compagnia ENI/AGIP. Continuiamo a difendere i l territorio,
a resistere nella lotta, anche se da questa siamo rimasti aggrediti e
feriti: io e mia moglie, così anche una madre con il suo bimbo di 4 mesi ed
altri compagni. Per questo chiediamo la vostra solidarietà .

Aiutateci a proteggere i nostri territori per assicurare la vita della
nostra foresta, oggi che ci sentiamo così insicuri, vivendo con le nostre
famiglie nella foresta.

Vi chiedo anche una solidarietà eocnomica per poter procedere alla
segnalazione dei confini del nostro territorio e ottenere così il titolo
della sua legalizzazione, perchè non possa più disturbarci l’impresa
petroliera ENI/AGIP.

Voi state rubando più di 38.000 barili di petrolio al giorno [più di 3
miliardi di lire al giorno] e questo succederà per 20 anni nel campo di
Villano e per noi popoli indigeni: fame, malattie, distruzzione culturale
ed ambientale, senza nessuna indennizzazione per i danni ambientali.

No grazie, signori. Non vi permetteremo di distruggere il nostro paese,
continueremo a protestare, trincea dopo trincea.

Bolà­var Santi
[ bolivarsanti@latinmail.com ]

———-
Altro allarme: non solo AGIP, ma anche
Resol-YPF, Kerr Mc Gee, Alberta Energy, OXY e Perez Compac

Un altro allarme lanciato da molte organizzazioni dell’Ecuador riguarda poi
l’OCP [Oleoducto de Crudos Pesados], ovvero, l’Oleodotto di Irdocarburi
Pesanti.

In Ecuador si è formato un consorzio: la OCP Ecuador S.A.

Questa è formata dalle nordamericane Occidental Exploration and Production
Company [Oxy] e Kerr McGee, dall’italiana AGIP, dalla canadese Alberta
Energy , dalla spagnola REPSOL-YPF e dall’argentina Perez Companc [fonte:
quotidiano La Hora, Ecuador].

L’impresa costruttrice è invece l’argentina TECHINT, mentre quella che si è
incaricata dello studio dell’impatto ambientale è la ENTRIX.

Le proteste delle organizzazioni popolari si basano, tra gli altri, sui
seguenti argomenti:

– Lo studio dell’impatto ambientale è stato realizzato su di una
cartografia del 1986 che non rispecchia la situazione attuale dal punto di
vista urbano [il progetto prevede il passaggio dell’oleodotto dalla
capitale, Quito].

– La scala dello Studio d’Impatto Ambientale ha una scala di 1:50, cioè non
sufficiente a determinare né l’impatto ambientale né i rischi.

– Non esiste un piano di contingenza in caso di flagelli e disastri
naturali.

– Ai decantati 50.000 nuovi posti di lavoro [tra fissi e temporanei]
sbandierati dal governo, si oppone l’analisi di Alberto Acosto, consigliere
della fondazione tedesca Friederich Ebert, che sottolinea come i posti di
lavoro duraturi non saranno più di 300 quelli diretti, mentre 6.000 quelli
indiretti.

– Come rimarcato da Azione Ecologica, i rischi sismici e vulcanici sono
altissimi, dal momento che l’OCP attraverserà 67 falle geologiche e 6
vulcani nel suo lungo percorso.

– Le tubazioni attraverseranno molte comunità indigene, tra le quali la
zà¡para, la cui cultura e lingua sono recentemente state dichiarate
Patrimonio dell’Umanità , dalla Organizzazione delle Nazioni Unite per
l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

– Esistono già 50 morti a dimostrare che lo studio del suolo effettuato
dalla ENTRIX ha poco valore. Lo studio definiva la rotta dell’oleodotto
attraverso la Quebrada Negra. Qui da quando opera l’oleodotto SOTE [Sistema
de Oleducto TransEcuatoriano] le rotture dell’oleodotto sono già state 23.
L’ultima, l’11 giugno scorso, a causa delle forti piogge che hanno causato
smottamenti e la perdita di 50 vite umane.

РIl disegno del OCP ̬ un attentato contro decine di migliaia di abitanti
del distretto metropolitano di Quito. Non può essere qualificato in altro
modo il fatto che si pretenda attraversare zone abitate con queste
tubazioni potenzialmente esplosive di 82 cm di diametro e di 80km di
longitudine nel distretto metropolitano, che trasportano petrolio a quasi
80 gradi, ad una pressione interna enorme, equivalente a 20 volte quella di
un cilindro di gas domestico. Le eventuali perdite raggiungerebbero gli
890.000 galloni di greggio, dal momento che le valvole di emergenza si
trovano ogni 20 chilometri [En Marcha, n° 1109; 24 – 31 agosto 2001].

РPer risparmiare nemmeno si ̬ prevista una stazione per abbassare la
pressione nel percorso in cui le tubazioni passano dai 4064 metri di
altitudine della Cordigliera Orientale fino al fiume Guayllabamba , a 1950
metri. Ciò significa che le tubazioni saranno pressurizzate al massimo nel
momento in cui attraverseranno il distretto metropolitano [En Marcha,
n°1109; 24-31 agosto 2001].

– Nel portare avanti il progetto OCP si è violato l’articolo 88 della
Costituzione ecuatoriana che richiede la consultazione della comunità . Le
comunità coinvolte mai sono state informate di quanto progettato.

– Questo oleodotto attraverserà 11 zone ecologiche protette: la foresta
protetta di Lumbaquà­, la foresta Cumandà¡, la riserva ecologica del
Antisana, la foresta protetta di San Francisco, la riserva ecologica
Cayambé-Coca, la foresta della Conca Alta del fiume Guyllabamba, la foresta
protetta Mindo Nambillo.

Contro il possibile genocidio dei Popoli dell’Ecuador, della biodiversità
della amazzonia ecuatoriana, chiediamo alle imprese coinvolte di ritirare
la propria partecipazione ed al governo dell’Ecuador di sospendere la
costruzione dell’Oleodotto.

INDIRIZZARIO UTILE:

PER SOLIDARIZZARE E TROVARE ALTRE INFORMAZIONI UTILI
[fonti per la redazione dello stesso articolo]

Fundacià³n Wanduk Yachà¡y
Casilla Postal 16-01-674 Puyo – Pastaza [Ecuador]
wanduk@unii.net
bolivarsanti@latinmail.com
http://www.unii.net
http://www.unii.net/sanvirgilio.html

Organizacià³n de los Pueblos Indà­gensa de Pastaza [OPIP]
Tn.te Ortà­z y Gral Villamil
Apartado 16-01-790 Puyo – Pastaza [Ecuador]
Tel/Fax 00593 – 3 – 885 461
allpamanda@yahoo.es
http://www.unii.net/opip/intro.html

Accià³n Ecolà³gica [Natalia Arias, presidentessa]
Alejandro de Valdez N24-33 y La Gasca – Quito [Ecuador]
Tel 00593 – 2 – 547 516
Fax 00593 – 2 – 527 583
verde@hoy.net
http://www.ecuanex.net.ec/accion

APDH – Asamblea Permanente por los Derechos Humanos
Edif. Servilibro, of. 301; Salinas N14-81 y Riofrà­o – Quito [Ecuador]
Tel/Fax.: 00593 – 2 – 521118
quijote@porta.net apdhec@hotmail.com

PER PROTESTARE E FERMARE IL GENOCIDIO

Doctor Gustavo Noboa Bejarano [presidente della Repubblica dell’Ecuador]
Palacio de Gobierno – Garcà­a Moreno 1043 – Quito [Ecuador]
Tel: 00593 – 2 – 210-300
Fax: 00593 – 2 – 580-735
calvachee@presidencia.ec-gov.net

ENI
Piazzale Mattei 1 – 00144
Tel 06 59821 – Fax 06 59822141
www.eni.it
Presidente: Gian Maria Gros Pietro [ gianmaria.gros@eni.it ]
Amministratore delegato: Vittorio Mincato [ vittorio.mincato@eni.it ]
Responsabile Relazioni Esterne: Dott. Sergio Luciano Meazza

sergioluciano.meazza@eni.it ]

AGIP Petroleum Ltd. [Filiale]
Av. Patria 640 – P.O. Box 3188 – 1280 Quito [Ecuador]
Tel. 00593 – 2 – 561710
Fax 00593 – 2 – 561798

REPSOL-YPF
Presidente: D. Alfonso Cortina
Tel 0034-900-100-100 [Informazioni per l’azionista]
Tel 0034-901-10-15-20 [informazioni al cliente]
sacportal@repsol-ypf.com

Alberta Energy Company Ltd.
#3900 – 421 – 7 Avenue S.W.
Calgary – Alberta [Canada] T2P 4K9
Brian Ferguson [Vice Presidente]
Tel 001 – 403 – 266 – 8113
brianferguson@aec.ca
Alan Boras [Manager – Relazioni con i Media]
Tel 001- 403 – 266 – 8300
alanboras@aec.ca

Kerr McGee Corp.
MST-1306 P.O. Box 25861
Oklahoma City, OK 73125 [USA]
Tel 001 – 405 – 270 – 3380
ahummel@kmg.com

Perez Companc S.A.
Maipຠ1 – 22° piso [1599] Buenos Aires [Argentina]
Tel 0054 – 1 – 14331 – 8401
Fax 0054 – 1 – 14331 – 7614
Fax 0054 – 1 – 14331 – 6060

Occidental Petroleum Corp
10889 Wilshire Boulevard – Los Angeles CA 900024-4201 [USA]
Tel 001 – 918-610-5000
Fax 001 – 918-610-1678
admin_oxy@oxy.com

Il Comitato Internazionalista Arco Iris ha deciso di organizzare per
Ottobre/Novembre una Commissione di Verifica e Solidarietà , una commissione
ad hoc, che verifichi il degrado ambientale provocato dalle attività di
estrazione e trasporto del petrolio, possibilmente composta anche da
biologi, giornalisti, parlamentari, autorità locali, ecc..
Quanti volessero partecipare sono pregati di contattare
l’associazione.Successivamente al primo viaggio di una commissione di
verifica cercheremo di portare in Italia i rappresentanti della comunità di
Amazanga e della OPIP. Le associazioni ed organizzazioni interessate, sono
pregate di prendere contatto fin da ora.

———-
Progetto di Difesa Integrale per i Diritti Umani

COmitato INternazionalista ARco IRis [COINARIR]
Via Antonio Gramsci 3 – 25082 Botticino [Bs]
C/C Postale N° 24059263
Tel: 030 2190006
Fax: 06 – 233242298 Fax: 178 – 2276575
Posta Elettronica: comunicazioni@coinarir.org
Sito della Rete: http://www.coinarir.org [in allestimento]

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