Società e politica






Le corsie preferenziali di Usa e Nato: altro che trecentomila euro!

In mezzo a tutto il fradiciume romano pompato dai media per farci imbufalire ancor di piu’ contro ‘la casta’ ma che non scalfira’ affatto il dogma della ‘devoluzione’ e dei ‘servizi’ appaltati che e’ alla base dello scatafascio degli enti locali, e’ saltato fuori un particolare non da poco, che pero’ non e’ stato sviluppato come avrebbe meritato.

Ci riferiamo alle ‘corsie preferenziali’ negli aeroporti di cui beneficiano i cosiddetti ‘vip’ per transitare velocemente e far passare alla chetichella qualsiasi cosa.

Complici, gli stessi inscalfibili ed imperturbabili agenti che a noi ‘poveracci’ tolgono persino le cintole e le scarpe, sottoponendoci all’umiliazione (e alle radiazioni) del ‘body scanner‘. Ma che ci vogliamo fare: il ‘mito’ dell’11/9 – diciannove arabi che, armati di temperino, dirottano quattro aerei di linea facendoli schiantare dove vogliono loro! – dev’essere sostenuto in ogni modo.

Anche questo ricamare sui privilegiati che scavalcano gli ordinari controlli ha concorso a far riversare fiumi d’imprecazioni all’indirizzo di chi avrebbe, secondo certe ‘gole profonde’, trasferito all’estero fior di quattrini.

Non solo politici. Anche gente dello spettacolo, nani e ballerine. E nemmeno il mondo dello sport, ormai pieno di vedette tatuatissime e strapagate che frequentano gli stessi giri, pare essere esente da questo tipo di favoritismi.

Lo schifo esonda fuori dagli argini della capacita’ media di sopportazione. Il senso di vendetta e di rivalsa pure. E nella coscienza degli italiani va sedimentandosi il desiderio di un’orgia di sangue purificatrice.

Ma contro chi e che cosa? Contro i ‘vip’? Che son gli stessi adorati come dei semidei ed invidiati perche’ sono quello che l’uomo-massa vorrebbe essere? I politici? Votati ad ogni tornata di ludi elettorali, senza battere ciglio?

Siamo seri e proviamo ad usare il cervello.

la-castaLoro vogliono farci ‘indignare’ per questi odiosi privilegi della ‘casta’. Come il lasciapassare a beneficio di chi, mentre tu pirla stai in fila e vieni ispezionato anche negli orifizi, salta la fila e, tra due ali di addetti alla sicurezza che si scappellano e magari chiedono un ‘selfie‘, si porta a casa la coca, la grana o i rolex.

Tutto deprecabile quanto si vuole, per carita’.

Ma c’e’ mai stato uno straccio di ‘autorevole’ giornalista che s’e’ chiesto, sottoponendo il dilemma alla pubblica opinione, se tutto il via vai di personale e mezzi delle forze armate americane e della Nato non comporti il passaggio, assolutamente fuori controllo, di cose ben piu’ gravi e pericolose della polverina da pippare o degli ormai famigerati ‘contanti’?

Come denuncia da anni Gianni Lannes, l’Italia e’ diventata una discarica degli Usa e della Nato per scorie ed ordigni nucleari’ e qui stiamo a perdere tempo dietro questi personaggi da b-movie, buoni tutt’al piu’ per un western all’amatriciana?

Quello di Lannes e’ giornalismo; questa e’ passione ed amore per la propria terra.

Non lo starnazzare a vuoto di una pletora di gazzettieri orecchianti e pettegoli che non vedono l’ora di gettarsi sulla ‘carogna’ di turno mentre la riverivano quando era in ottima salute e manco s’azzardavano ad insinuare il minimo dubbio.

Italiani, riflettete bene se son peggio e piu’ nocivi per la vostra incolumita’ qualche centinaio di migliaia di euro che passano i controlli o carichi di esplosivi ed agenti chimici che dobbiamo custodire sulla nostra terra per guerre che non ci appartengono e che vanno esattamente contro il nostro piu’ elementare tornaconto.

Tutti questi traffici a stelle e strisce non hanno nemmeno bisogno della ‘corsia preferenziale’ dell’aeroporto perche’ sono per cosi dire ‘istituzionalizzati’ a livello di cosiddetti ‘accordi’ che ovviamente nessun italiano normale, nessun comune cittadino, puo’ venire a sapere, mentre viene edotto con dovizie di particolari, stuzzicando la sua morbosa curiosita’, sull’andirivieni di qualche nullita’ italiota.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)


Immigrazione: il velo da sollevare non e’ islamico

Esiste un ‘razzismo buono’?

Non si sa. Forse esiste un razzismo con un suo ‘perche”, ma sicuramente ne esiste uno cretino.

Pur di prendersela con gli ‘islamici’, cosa non si tira fuori dal cilindro per agitare un ‘problema’: le donne musulmane che si abbigliano col capo coperto tolgono il lavoro ai’ parrucchieri italiani!

Leggere per credere (ammesso che non si tratti di un’invenzione o di un’esagerazione) il sito ‘Ripuliamo l’Italia‘.

Ma quale problema sara’ mai questo?

A dir la verita’, se un ‘problema’ esiste per questa categoria professionale e’ quello dei cinesi, citato nel pezzo, i quali stanno prendendo il sopravvento – in questa come in altre attivita’ – grazie alla ‘liberalizzazione’ dei turni di apertura e alla possibilita’ che hanno, in base ad ‘accordi’ bilaterali stabiliti sotto un governo ‘di centro-sinistra’, di transitare dalle dogane con cifre da capogiro mentre agli italiani non e’ permesso portare in tasca oltre la risicata cifra di diecimila euro.

Macche’, il ‘problema’ sono le donne che essenzialmente per decoro (e non per abitudine o imposizione) scelgono di indossare sul capo una delle varianti del foulard, impropriamente chiamato ‘velo’ (e addirittura ‘burqa’ dai piu’ ignoranti e prevenuti).

E a dirla tutta, se si ascolta il parere di alcuni sapienti musulmani pronunciatisi in merito, la donna musulmana (e in genere qualsiasi donna morigerata), ‘velata’ o no, dovrebbe evitare questi ‘saloni di bellezza’ che non sono piu’ un luogo dove si da’ una ragionevole sistemata ai capelli, ma un incitamento ad acconciarsi nei modi piu’ provocanti e/o strampalati che anziche’ conferire bellezza alla donna la fanno somigliare piu’ ad un clown o a un ‘selvaggio’ (si pensi ai recenti ‘tagli’ asimmetrici).

parrucchiere_cinese_gSui parrucchieri italiani ci sarebbe da dire anche altro per spiegare questa loro ‘crisi’. Per esempio, che non si sanno tenere stretta la clientela, con la loro supponenza ed imponendo i loro gusti, quasi fossero loro ‘indispensabili’ ai loro clienti e non il contrario. Col risultato che molti, anche stufi di conti parecchio salati, sono scappati dai cinesi.

Ma la chicca di tutto il ragionamento esposto nel breve articolo di questi sgangherati ‘ripulitori’ e’ questa: il parrucchiere cinese inviperito anche lui contro le donne musulmane, al punto che giunge a dire: ‘Le mie entrate stanno subendo uno stop per colpa della crisi e anche per i continui arrivi di immigrati nel nostro paese che io rispedirei a calci da dove sono partiti’.

Inutile sbalordirsi davanti ad affermazioni del genere. Chi arriva prima e si fa una ‘posizione’ tende a difenderla dai nuovi arrivati.

Ma la questione e’ soprattutto un’altra. Ogni etnia, in un contesto ‘multietnico’, finisce per fare la guerra all’altra, come in America, patria del ‘melting pot‘, dove l’ebreo non sopporta il nero, il nero il cinese e cosi via. In una guerra civile permanente di tutti contro tutti a vantaggio di chi se la spassa dall’alto della sua ‘rendita’ e dell’assoluta sua indisponibilita’ ad accogliere l’ideologia del ‘meticciato’.

Ci sara’ da vederne delle belle anche qua in Italia, se si andra’ avanti cosi. E le avvisaglie ci sono gia’, checche’ ne dicano i professionisti dell”accoglienza’ e dell”integrazione’.

Ma un conto e’ individuare quello che non va nella ‘societa’ multietnica’, un altro sparare a vanvera contro lo straniero pur di additarlo a nemico pubblico numero uno e, soprattutto, per distogliere l’attenzione dei connazionali da altri problemi che emergono in tutta la loro gravita’ anche solo sollevando il ‘velo’ di buonismo e pressapochismo che ammanta la ‘questione immigratoria’.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)


Fuori dal coro: io difendo Giulietto Chiesa. E la liberta’ di opinione.

Giulietto Chiesa e’ stato liberato, grazie anche all’intervento esemplare dell’ambasciatore italiano Marco Clemente. E ne siamo naturalmente tutti felici. La vicenda pero’ resta molto grave, davvero inquietante.

L’Estonia e’ un Paese membro dell’Unione europea, la quale ha come noto tanti difetti, ma perlomeno stabilisce standard comuni ed esclude espulsioni di cittadini Ue. In questo caso l’Estonia ha impunemente violato le norme che dovrebbe rispettare e che tutti gli altri rispettano. Non solo: sono trascorsi tre giorni dall’arresto e ancora oggi non sappiamo perche’ Giulietto Chiesa sia stato fermato ed espulso.

E questo rende ancor piu’ sconcertante l’episodio: da quando e’ possibile in un Paese democratico europeo arrestare ed espellere cittadini senza esternare un capo di accusa? E se davvero Giulietto Chiesa avesse violato le leggi estoni – ipotesi che mi sembra assai remota – avrebbe dovuto essere processato. E invece, silenzio. Anzi, come fanno i regimi totalitari, espulsione nel silenzio.

Nel silenzio conta il messaggio implicito. Il governo estone ha voluto punire una voce libera, un giornalista che sull’Ucraina non ha assecondato la linea filoamericana che unisce tutti i media mainstream e che continua a dare spazio anche all’altra verita’ ovvero quella dei russi. Insomma, un giornalista che si presenta a volto scoperto e che fa il proprio mestiere.

Personalmente non posso che esternare tutta la mia convinta solidarieta’ a Giulietto Chiesa, che nella mia carriera ho incontrato solo due volte: una quindicina di anni fa durante un servizio (lui lavorava per La Stampa, io per il Giornale) e venerdi scorso quando la sua webtv PandoraTv mi ha invitato a partecipare a un convegno internazionale alla Camera dei Deputati.

Apparteniamo, ideologicamente e culturalmente, a due mondi diversi, e non posso certo dire che tutte le opinioni di Giulietto coincidono con le mie. Ma su certi temi, come l’Ucraina, si. Come ho spiegato al convegno (vedi anche qui) , sono convinto che oggi la differenza non sia piu’ tra destra e sinistra, ma tra chi ha capito come si governa il mondo ed e’ preoccupato per il destino della democrazia, dello stato di diritto e della liberta’ e chi continua ad accontentarsi di verita’ formali e di una democrazia che assomiglia sempre piu’ a un reality.

In questo senso, Giulietto ed io condividiamo lo stesso disincanto e la stessa passione civica, ben diversa dalla significativa indifferenza mostrata da quasi tutta la stampa italiana e dal mondo politico, quando si e’ appreso dell’arresto.

Si, l’hanno data la notizia, ma con sufficienza; perche’ riguardava un giornalista fuori dagli schemi e dunque non meritava maggior attenzione. Hanno anteposto il giudizio – anzi, il pre-giudizio sull’uomo – alla doverosa denuncia della decisione inaccettabile e chiaramente intimidatoria del governo estone.

Il conformismo di comodo ha prevalso un’altra volta. Un conformismo a cui mai potrei associarmi.

Per questo difendo con forza e convinzione Giulietto Chiesa.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)