Giovanni Schiavon, imprenditore, bravissima persona come è stato definito sia dai colleghi sia dagli amici, da qualche tempo soffriva perché costretto ad accettare la cassa integrazione per i suoi dipendenti a causa di mancanza di liquidità. Vantava crediti per circa 200 mila euro e da quattro mesi stava cercando inutilmente di farsi pagare. Come spiega “Il Mattino di Padova”, Schiavon viveva a Padova, con la moglie e i figli. Da qualche tempo era prostrato perché era stato costretto ad accettare la cassa integrazione per i suoi sette dipendenti a causa di mancanza di liquidità. I debiti della sua azienda, a quanto risulta dalle prime indagini condotte dai carabinieri, sono dovuti principalmente a ritardi nel pagamento di lavori realizzati nel settore pubblico, il cui saldo dilazionato aveva messo in difficoltà la ditta, che opera nel settore movimento terra e asfaltature.
Nel diffondere la notizia, Federcontribuenti sottolinea che nel giro di una decina di giorni è il terzo suicidio: “Il motivo sempre economico”.
Persone a cui le banche hanno chiuso le porte dopo averli sfruttati.
Il Governo ha il dovere di intervenire e chiediamo alle autorità giuridiche di aprire una inchiesta.
Ci sono delle responsabilità da appurare, ci sono gravi violazioni da condannare, ci sono tutti gli elementi per aprire un fascicolo contro chi sta usando lo Stato per garantire interessi che non comprendono il rispetto delle leggi e dei diritti dei cittadini.
Dobbiamo intervenire immediatamente e con un sistema di riforme adeguate, altrimenti, sarà una carneficina”.
Tratto da un Forum leggere anche i commenti.
Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera propone Bot, Cct e Btp alle imprese per pagare la montagna di debiti accumulata dalla pubblica amministrazione, circa 70-80 miliardi, verso le imprese, l’equivalente dell’ultima manovra finanziaria.
Il presidente della Confartigianato Giorgio Guerrini, che prima vuole capire ”quanto mi costa”.
‘Se lo immagina – dice – un idraulico che si vede pagare in Bot dalla Asl debitrice?
I titoli di stato non possono essere un mezzo di pagamento, sono solo una promessa di pagamento con degli interessi sopra, a meno che non siano trasferibili e con obbligo di accettarli come il contante, il che farebbe pensare ad un nuovo metodo di finanza creativa di stato.
In poche parole: non posso coniare moneta, conio titoli e li faccio girare come la cartamoneta.
E’ pur vero che i titoli sono vendibili ma se così fosse perchè non li vende lo stato e paga chi deve essere pagato?
Sembrerebbe a conti fatti una altra manovra per scaricare i titoli a cittadini imprese ( ricordate il Bond day) in modo che banche e assicurazioni straniere e italiane possano sbarazzarsene. ( solo il 14% sono investimenti privati )
Un altro grafico pubblicato dal New York Times nel maggio 2010 dipinge un ritratto dei detentori stranieri del debito italiano mettendo a confronto quello dei 5 paesi europei maggiormente a rischio dal punto di vista finanziario: in quel grafico, il maggior detentore del debito pubblico italiano è la Francia con 551 miliardi di dollari, seguita dalla Germania con 190 miliardi e dalla Gran Bretagna con 77 miliardi.
Proprio i tre paesi, Francia, Germania e Gran Bretagna, sono no gli stessi che possiedono, in diversa misura, i debiti dei 5 paesi a rischio.
Mi metto nei panni di un’azienda che ricevesse questi titoli e non avesse più liquidità (cosa probabile al 95% minimo), cosa fa paga gli operai e i fornitori con questi pezzi di carta straccia ?
Se la tua azienda ti pagasse in titoli saresti contento?
Sargo Consulenze è costretta ad occuparsi di questo argomento, abbiamo una sezione dedicata per questo, in questo sito vorremmo occuparci di sviluppo e occupazione ma la notizia non può essere nascosta e deve invitare tutti alla riflessione.
E’ necessario che le PMI reagiscano a questo stato di cose.
Abbiamo più di una volta segnalato ad esempio modo e indirizzo per le imprese di costruzione e il loro ruolo nel campo dell’efficienza energetica.
Questi dati dimostrano se ancora c’è ne fosse bisogno quale è la via da seguire da imprese e cittadini.
Sul fronte dell’occupazione ci sara «un’ulteriore emergenza» dopo i 380.000 posti di lavoro persi dall’inizio della crisi del 2008.
Questo il quadro delineato da l’Osservatorio congiunturale dell’Ance secondo il quale «soffrono tutti i comparti a partire dalla produzione di nuove abitazioni che nel quinquennio avrà perso il 40,4%».
In forte calo è anche l’edilizia non residenziale privata con una diminuzione del 23,3%.
Non va meglio per i lavori pubblici: l’andamento negativo è in atto già dal 2005 raggiungendo un calo del 44,5%.
«Solo il comparto della riqualificazione degli immobili residenziali mostra segnali positivi e si colloca su un livello di investimenti che supera del 6,3% quello del 2007».
Secondo il rapporto, «il numero delle imprese iscritte alle Casse edili, si è ridotto dal 2009 sino ad oggi di circa il 19%».
Anche la domanda di lavori pubblici registra segno negativo confermando il trend degli ultimi anni: tra il 2003 e il 2010 il valore dei bandi si è ridotto considerevolmente, registrando un calo del 32% in termini reali e del 57,8% in numero, un mercato inoltre fortemente ridimensionato per il progressivo taglio di risorse attuato con scelte di bilancio mirate a contenere la spesa pubblica.
«Per il 2012, il quadro del settore edilizio resta estremamente grave. Le chiusure saranno moltissime. Sì, possiamo parlare di deindustrializzazione».
A parlare è Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili.
Nelle parole del presidente, le condizioni del credito e il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione sono due degli indicatori più funesti dello stato del settore.
Se le cose non cambiano, nel 2012 le chiusure saranno moltissime, avverte Buzzetti….
A fronte di questo scenario quale è la nostra proposta:
Se l’immobiliare è una tendenza tutta italiana a patrimonializzare, cioè a immobilizzare i capitali, pochi hanno compreso che è iniziata un’epoca nuova contrassegnata da profondi mutamenti e processi innovativi, in via di sviluppo, che stanno rapidamente trasformando i caratteri prevalenti di concezione urbanistica della città, di un approccio ecologico nella sostenibilità ambientale, di investimento immobiliare, metodologia costruttiva, filosofia abitativa, a costruire il nostro domani.
Bisognerebbe mettere l’accento sulla visione dell’ambiente naturale e dell’ambiente costruito come motore di una nuova economia.
Un laboratorio italiano dell’abitare, un “Centro di competenza tecnologica” che serva da punto di riferimento per lo “studio, la ricerca, il trasferimento tecnologico, l’innovazione e la realizzazione di buone pratiche, per la sostenibilità ambientale, energetica, la qualità e vivibilità dell’abitare.”
Naturalmente un “centro” che faccia squadra fra le pubbliche amministrazioni, le imprese, le associazioni professionali e gli organismi di ricerca e le università e, non ultimo, rilanciare la competitività delle aziende.
Potremmo diventare a livello europeo e internazionale il laboratorio per la ricerca e la realizzazione dell’edificio e della casa ecosostenibile del futuro, dell’innovazione nel design e nell’arredamento per un’ecologica integrazione abitativa.
Se non ora quando ?
Luce e gas, rincari in arrivo
Da gennaio aumenti del 4,8% e del 2,7%
Ad annunciarlo è Nomisma Energia nelle sue stime in attesa dell’aggiornamento dell’Authority per l’energia atteso entro fine anno. La spesa annua potrebbe crescere di 53 euro.
Torniamo così al nostro Piano B per avere un quadro completo.

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