In che misura e’ equa la manovra Monti?

– l’introduzione dell’IMU, soprattutto sulla prima casa;
– la nuova imposta di bollo sulla ricchezza finanziaria (o mini-patrimoniale);
– la deindicizzazione delle pensioni;
– il forte aumento delle accise sui carburanti.

Per quanto riguarda l’introduzione dell’IMU (che comprende la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa improvvidamente abolita dal Governo Berlusconi nel 2008) ritengo che il punto meno accettabile sia la rivalutazione delle rendite catastali del 60%. A mio parere, sarebbe stata piu’ equa (e sostenibile dai contribuenti) una rivalutazione del 20, massimo del 30%[1].
Dico questo perche’ per le famiglie italiane, per l’ottanta per cento proprietarie di abitazione (anche piu’ di una), la casa rappresenta in molti casi l’asset (il valore) principale del patrimonio frutto, spesso, di uno sforzo intergenerazionale. Questo puo’ piacere o non piacere, e’ un fatto per alcuni versi positivo (essendo un indice di benessere ed un punto fermo non solo patrimoniale ma esistenziale) e per altri negativo (perche’ immobilizza troppa ricchezza sottraendola ad altri impieghi economici, perche’ non e’ un bene facilmente monetizzabile, perche’ frena la mobilita’ delle persone sul territorio, ecc.), ma e’ una caratteristica degli italiani e del loro modo di essere che e’ rischioso ignorare proprio dal punto di vista economico.

Da tale caratteristica discende che molte famiglie italiane (includendo i nuclei di qualsiasi tipo, anche i singles) sono house rich ” cash poor[2], cioe’ benestanti come ricchezza immobiliare perche’ sono proprietari della casa in cui abitano e magari di un altro immobile (per esempio, ereditato grazie al lavoro della generazione precedente), ma con un reddito basso (essendo, per esempio, pensionati, giovani precari, famiglie monoreddito con due o piu’ figli). In questo caso, aumentare fortemente l’imposta sul patrimonio immobiliare delle famiglie puo’ spingere nella poverta’ quelle che si trovano nella condizione descritta, ponendole nella drammatica alternativa di non pagare l’imposta e di farsi ipotecare e vendere la casa dal fisco oppure di non avere piu’ un reddito sufficiente per vivere decorosamente. Mi fa piacere che l’ISTAT abbia segnalato, sia pure con termini diversi, questo pericolo.

Inoltre, una norma di questo tipo segna l’inversione drammatica di una politica fiscale quasi ventennale tendente a mettere al riparo la prima casa dall’IRPEF e dall’ICI, sia pure con delle esagerazioni criticabili dal 2006 in poi quando l’abolizione dell’ICI divenne la promessa formidabile individuata da Berlusconi per convincere gli italiani a votarlo. Ma la stangata che si profila sulle rendite catastali rischia di far vincere le prossime elezioni a chi riuscira’ a promettere in modo convincente agli italiani l’abbassamento dell’IMU. Questo, piaccia o no, ridiventa un argomento formidabile.

La nuova imposta di bollo sulla ricchezza finanziaria (azioni, obbligazioni, fondi di investimento, polizze vita: in quest’ultimo caso il valore di rimborso su cui si calcola l’imposta dovrebbe essere quello di riscatto), pari allo 0,1% del valore di mercato di queste attivita’ nel 2012 e dello 0,15% nel 2013, ha il gravissimo difetto di essere dovuta fino ad un massimo di 1.200 Euro. Cio’ significa che, nel 2012, essa sara’ applicata ai patrimoni finanziari di 1.200.000 Euro, nel 2013, a quelli fino a 800.000 Euro. Il resto sara’ esente.Questa e’ una beffa atroce per i piccoli risparmiatori: non si capisce perche’ una imposta proporzionale, neppure progressiva (come sarebbe stato piu’ giusto), non si possa applicare per qualsiasi importo, ma solo per importi limitati. Insomma, invece di una franchigia per i piccoli risparmiatori si e’ creata una franchigia per i detentori di grandi ricchezze finanziarie. Non mi sembra un bell’esempio di equita’.

Per quanto riguarda le pensioni vorrei premettere, in modo sommario ma non errato, che il guaio del sistema italiano e’ che, se i padri sono potuti andare in pensione a 50 anni con lo 80% della retribuzione, i figli ci dovranno andare a 70 anni col 50% della retribuzione. Equita’ avrebbe voluto che sia i padri, sia i figli andassero in pensione a 65 anni, col 66% della retribuzione. Insomma, i vantaggi dei padri ricadono sui figli.La deindicizzazione delle pensioni oltre i 1.400 Euro mensili lordi[3] per gli anni 2012 e 2013 e’ sostanzialmente un modo per chiamare a contribuzione le pensioni di anzianita’ di coloro che sono andati a riposo troppo giovani (e che sono, in assoluta maggioranza, piu’ alte delle pensioni di vecchiaia), dato che sarebbe incostituzionale tassare di piu’ una pensione per l’eta’ di pensionamento del suo percettore[4]. Ma questo sistema e’ estremamente rozzo, perche’ colpisce indiscriminatamente anche i soggetti che sono andati in pensione in eta’ piu’ eque dal punto di vista intergenerazionale, vale a dire oltre i 60 anni.

E’ poi molto pesante il fatto che oltre il limite stabilito la deindicizzazione scatti per intero: cosa costava fare un sistema a scaglioni, per cui, per esempio, fino a 1.000 Euro mensili lordi l’indicizzazione e’ totale, da 1.001 a 2.000 scende al 50% ed da 2.001 a 3.000 Euro scende a zero ma si conserva quella degli scaglioni precedenti, mentre da 3.001 Euro in poi non c’e’ nessuna indicizzazione? Non era piu’ equo e con pari risparmio (piu’ o meno)?Con la deindicizzazione delle pensioni oltre i 1.400 Euro e l’innalzamento dell’eta’ pensionabile che diminuisce il numero dei nuovi pensionati (fino a conseguenze palesemente ingiuste come i 5 anni di lavoro in piu’ per i nati nel 1952, anno che rischia di essere accostato agli altri anni orribili del novecento come il 1917 della disfatta di Caporetto!) il Governo Monti blocca la crescita della piu’ grande voce della spesa pubblica italiana, quella delle pensioni. Questo, dopo che Tremonti, col blocco della contrattazione e degli scatti di anzianita’ aveva bloccato la crescita dell’altra grande voce della spesa corrente, quella degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Ma se la crescita del PIL non riparte e, di conseguenza, diminuisce il rapporto spesa pubblica / PIL, tutto rischia di essere inutile e si andra’ verso la scelta drammatica tra il default del sistema o tagli micidiali alla greca come una diminuzione generalizzata delle pensioni in essere od il licenziamento di qualche decina o centinaio di migliaia di dipendenti pubblici.Vorrei aggiungere che una delle cause dei mali del sistema pensionistico italiano e’ quello di avere gestito, dagli anni ottanta fino ad oggi, le ristrutturazioni industriali per mezzo dei prepensionamenti. Ora, se non e’ possibile fare cio’ mediante politiche attive del lavoro che rioccupino lavoratori licenziati da imprese in crisi, il costo di un loro salario minimo fino alla pensione o ad una nuova occupazione deve gravare sulla cassa integrazione (finanziata dai contributi delle imprese e dei lavoratori) o sui sussidi di disoccupazione (finanziati dalla fiscalita’ generale a scapito, se necessario, di altri tipi di spesa), ma non devono gravare sul sistema pensionistico di cui accentuano gli squilibri ed i costi per le generazioni successive.[5]

A fronte di misure che rischiano di impoverire gli italiani come l’IMU e la deindicizzazione delle pensioni sta uno dei piu’ pesanti aumenti delle accise sui carburanti mai deciso nella storia della Repubblica Italiana che, oltre all’aumento delle spese per le famiglie e le imprese, comportera’, secondo me ed altri osservatori, un tasso di inflazione per l’anno 2012 stimabile in circa il 4%. Col risultato che l’anno prossimo rischiamo di avere non una stagflazione (stagnazione piu’ inflazione), come negli anni settanta del XX secolo, ma una receflazione (recessione[6] piu’ inflazione) che rischia di caratterizzare il secondo decennio del XXI secolo.L’invenzione di nuovi termini economici a volte non da’ nessuna soddisfazione.

In conclusione, c’e’ bisogno di maggiore equita’ nella manovra e non solo a parole. Se il termine equita’, nel caso di una manovra di finanza pubblica, non puo’ che significare ripartizione equilibrata dei sacrifici, allora devono essere chiamati a contribuire anche i soggetti piu’ ricchi, le imprese[7], gli enti ecclestiatici e le altre organizzazioni non profit, ecc., senza distinzioni, anzi, con progressivita’, come dice la nostra Costituzione, cioe’ chiamando chi ha di piu’ a dare di piu’ perche’ dal crack del paese ha piu’ da perdere.Ottenere questa progressivita’ o, almeno, una equita’ nella ripartizione dei sacrefici da fare non puo’ che essere l’obbiettivo della sinistra politica in un tempo di crisi economica. Mi pare percio’ di poter dire che la vicenda della prima stesura della manovra Monti rappresenta una sconfitta politica molto grave per le forze che erano all’opposizione del Governo Berlusconi, principalmente il PD, ma anche per il Terzo Polo (che sinistra non e’).

Questo perche’ il PDL[8] ha ottenuto una durissima riforma delle pensioni che, come aveva detto Berlusconi due mesi fa, sarebbe potuta passare solo se imposta dall’Europa ed e’ riuscito ad evitare o a depotenziare quasi tutti i provvedimenti sgraditi (tassa ” bis sui capitali scudati, imposta patrimoniale sui grandi patrimoni immobiliari o finanziari, aumento delle aliquote IRPEF sugli scaglioni di reddito piu’ alti o contributi di solidarieta’), mentre PD e Terzo Polo vedono spremere il loro elettorato di riferimento. Queste forze politiche devono percio’ capire in fretta che a nessun governo puo’ essere dato un sostegno a prescindere (come questi partiti hanno fatto finora, sia pure per finalita’ del tutto onorevoli, ma ingenuamente) e che i provvedimenti vanno contrattati per distribuire i sacrifici: il Governo Monti cade se il PDL gli vota contro, ma anche se gli votano contro il PD e il Terzo Polo.

Insomma, bisogna risalire in fretta la china dell’equita’: il Governo Monti si basa su un equilibrio del terrore (quello del default del paese di cui nessuno vuole essere responsabile), ma ricordiamoci che grazie ad un altro equilibrio del terrore, quello della guerra fredda (1945 ” 1989), si sono sviluppate nell’occidente europeo le societa’ piu’ eque che la storia ricordi[9].

[1] Con contestuale minore aumento della detrazione per la prima casa, che invece di passare dai vecchi 103 Euro agli attuali 200 Euro, si sarebbe potuta fermare a 130 o 150 Euro. Inoltre, se si voleva tutelare davvero la prima casa l’aliquota andava, secondo noi, fisata allo 0,4% secco, senza possibilita’ di manovra per i Comuni, che non hanno i soldi per ridurla, ma avranno la fortissima tentazione di aumentarla, dati i tagli ai trasferimenti che stanno subendo. Inoltre, ricordiamo che l’IMU e’ una invenzione di Tremonti e della Lega nel Decreto del Federalismo municipale. Il Governo Monti l’ha solo anticipata dal 2014 al 2012.

[2] Su questo concetto invito a leggere il sesto capitolo del recente interessantissimo libro di G Della Zuanna e G. Weber: Cose da non credere ” Il senso comune alla prova dei numeri, Ed. Laterza, 2011.

[3] Nella stesura originaria, il limite dell’indicizzazione era di 960 Euro mensili lordi.

[4] L’eta’ di pensionamento non puo’ certamente essere configuirata come un indice di capacita’ contributiva!

[5] Vorrei segnalare anche l’altra amenita’ del divieto di pagamento in contanti per le pensioni superiori a 500 Euro mensili che sembra individuare i pensionati come pericolosi evasori o finanziatori del settore informale (quello in nero) dell’economia italiana. E cio’ quando la stessa manovra fissa il limite del pagamento per contanti a 1.000 Euro.

[6] Prevista, ormai, sia dal Ministero dell’Economia che dalla Banca d’Italia nel -0,5% del PIL.

[7] Male che vada e se proprio non si puo’ fare altro, pure le imprese si potrebbero accontentare di detrarre ai fini IRES solo il 50% dell’IRAP dovuta per il costo del lavoro e non il 100%, come prevede la manovra Monti, da rimandare a tempi migliori ed anche se questa norma e’ qualcosa di sacrosanto perche’ e’ assolutamente ingiusto pagare le tasse sulle tasse.

[8] Grazie ad una maggiore capacita’ e spegiudicatezza nel fare pressione sul Governo e sfruttando anche quella che chiamerei la astrattezza intellettuale di molti dei membri di quest’ultimo.

[9] E che rischiano di tramontare per l’insipienza dei loro governanti proprio ora che il neoliberismo se ne sta andando ai pesci, bolla dopo bolla.

(Tratto da: http://www.finansol.it)

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