Impicchiamo Gianni l’imbianchino

denaro_vietatoA caccia di imbianchini, idraulici, parrucchiere. Comincia l’ennesima guerra tra poveri, mentre i grandi evasori, sempre impuniti, accumulano quattrini per i tempi bui. Nessuno mai li accuserà, nessuno neppure ce li mostrerà.
Oggi vi racconto di Gianni l’imbianchino.
Gianni aveva il papà imbianchino, che guadagnava “bene”, manteneva la famiglia decorosamente in una borgata romana. Purtroppo, è venuto a mancare quando Gianni aveva solo sedici anni. Così, il figliolo si è trovato costretto ad ereditare in fretta clienti e pennelli del papà per mantenere la mamma e la sorellina.Gianni ha lavorato vent’anni, quasi sempre al nero. Pagava l’affitto, comprava da mangiare, ha aiutato la sorella a finire gli studi di parrucchiera.
A trentacinque anni, finalmente si è sposato ed ha avuto due bambini. E’ riuscito ad ottenere un mutuo per due camere nell’estrema periferia. Duecentomila euro per un appartamentino in mezzo ai capannoni, a edifici abusivi, a campi incolti. A Roma costano così. Ma Gianni è un imbianchino molto bravo, onesto, il lavoro non gli manca e quindi riesce a fare fronte.Gianni, però, non aveva mai pagato le tasse. Era un “evasore fiscale”. Così, insieme ad un amico italiano e ad uno rumeno con cui lavorava da anni, ha deciso che era ora di crescere. Con una famiglia a carico, bisogna diventare cittadini in regola e costruirsi un futuro sicuro. I tre imbianchini hanno allora aperto una piccola impresa edile, acquistato in leasing un camioncino, preso un commercialista e cominciato la loro nuova vita di imprenditori in regola.

 

 

Non vi dico com’è andata a finire, perché questa storia non la racconto per dare addosso al nostro sistema fiscale. Non vi racconto del camioncino sequestrato, dei 50 mila euro di debiti, della casetta che forse finirà all’asta, delle banche che battono cassa. Di un imbianchino che in vent’anni di lavoro ha ampiamente dimostrato di essere capace, serio, di saper guadagnare col suo mestiere e poi magicamente è diventato un incapace che merita di chiudere bottega.

Volevo solo raccontarvi la storia di un ex evasore fiscale che conosco. O almeno, di uno di quelli che gli italiani credono essere gli “evasori fiscali”: imbianchini, idraulici, parrucchiere, merciaie, tassisti. Sono quelli che, nella nostra piccola vita quotidiana, vediamo ogni giorno e contro cui si concentra il nostro odio. Tutti gli altri, gli evasori veri, quelli che stanati renderebbero miliardi, noi non li incontriamo mai: vivono una vita talmente lontana dalla nostra che non ne immaginiamo neppure l’esistenza. Se qualcuno ha visto a Ballarò (min 26), l’altra sera, la lussuosa villa a tre piani con vetrate sul lago e servitù filippina, deve aver capito per forza che quella non può essere la villa di un imbianchino, un idraulico, un tassista, una parrucchiera. A cui non appartengono neppure i famosi capitali scudati.

Questo non è un post che “difende gli evasori”, questo è un post contro le guerre tra poveri. Le guerre tra poveri: qualcosa che da sempre mi disgusta e che combatterò sempre. Perché quando il dito indica l’idraulico, l’imbecille guarda l’idraulico. Invece di guardare il furbo dito che lo accusa.

Articolo scritto da Debora Billi su Crisis Blogosphere

 

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