Sembra che la ricerca annunciata da Ibm della definizione di una tecnica per ridurre gli scarti di wafer di silicio nei suoi impianti di produzione di semiconduttori, vada nella direzione giusta. E oltre a risparmiare ambiente, energia e materie prime, potrebbe fruttare anche un cospicuo guadagno alla multinazionale, per avere il brevetto della nuova tecnologia. L’Ibm ha infatti messo a punto una tecnica che permette di recuperare il silicio dai wafer dei semiconduttori che non vengono utilizzati perché difettosi, che rispetto ad altri metodi recupero in uso in questo tipo d’industria, consentirebbe di ridurre le fasi ad alto consumo energetico con una consistente riduzione dell’impatto ambientale in termini di emissione di anidride carbonica. Non solo, il silicio così recuperato, può essere riutilizzato o di nuovo nel processo dei semiconduttori, o dai costruttori di pannelli solari, che usano lo stesso materiale per la produzione di celle fotovoltaiche. Con il nuovo processo i pezzi difettosi vengono trattati con acqua e pattini abrasivi, ed escono quindi in condizioni migliori, più adatte al riutilizzo, rispetto ai sistemi di recupero normalmente utilizzati, che prevedono un trattamento con acidi e la successiva eliminazione. Attualmente il processo di riciclaggio del silicio è impiegato presso lo stabilimento di Brlington, (Vermont) che lo sta sperimentando dal 2006, e in un anno ha risparmiato 500mila dollari [GreenReport.it].
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