Olivetti, la terza via tra capitale e socialismo

Articolo di Roberto Alfatti Appetiti * Link Ha insegnato che non e’ detto si debba morire di benessere. Ha cercato di spiegare che l’impresa non e’ necessariamente un fine ma anche un mezzo e che mondi apparentemente inconciliabili ”’ profitto e solidarieta’, produzione seriale e bellezza, impresa e cultura ”’ possono non solo coniugarsi ma crescere di pari passo. La lezione di Adriano Olivetti, scomparso nel 1960 a cinquantanove anni, puo’ essere ancora preziosa per «un’impresa senz’anima e priva di contenuti e una cultura senza imprenditorialita’, sempre piu’ autoreferenziale e marginale rispetto al processo produttivo, tenuta in vita dalla carita’ e dall’assistenzialismo politico».

Questa, almeno, e’ la convinzione di Marco Peroni, sceneggiatore della graphic novelAdriano Olivetti. Un secolo troppo presto (BeccoGiallo, pp. 160, ‘¬ 19), in uscita il prossimo 12 ottobre. Un libro che l’artista quarantenne, figlio di un dipendente della Olivetti, ha dedicato «ai bambini e alle bambine di Ivrea», confidando che l’accattivante formula del fumetto possa incuriosire i piu’ giovani e rappresentare il gradino su cui salire per guardare agli scaffali piu’ in alto, ai libri che approfondiscono i tanti aspetti dell’Olivetti intellettuale, politico, riformatore, urbanista ed editore. Una lettura che, tuttavia, e’ consigliata a tutti. Piu’ di qualche copia, poi, andrebbe recapitata a Confindustria. Tutt’altro che illuminati, i nostri imprenditori sono sempre pronti a salire in cattedra, salvo liquidare come «una follia» quel minimo contributo di solidarieta’ che non e’ nulla rispetto ai servizi sociali che Olivetti, consapevole della responsabilita’ dell’impresa nei confronti della societa’, garantiva alle famiglie dei suoi lavoratori: dalle colonie estive ai sabati liberi, dal dentista gratis all’asilo aperto per i figli dei padroni come per quelli degli operai.

Un sogno comunitario che Marco Peroni ”’ con i disegni di Riccardo Cecchetti ”’ ha declinato al presente, anzi nel futuro, senza stucchevoli concessioni alla nostalgia. Se nel 2061 ”’ anno di ambientazione della storia ”’ l’Italia vive un nuovo boom economico, un ‘nuovo risorgimento’, e’ proprio perche’ gli industriali hanno raccolto il testimone dell’ingegnere di Ivrea e ne hanno rielaborato le intuizioni contribuendo a realizzarne il progetto di comunita’ partecipate e solidali, al di la’ del socialismo e del capitalismo, in grado di superare ‘lo strapotere del denaro’ e sottrarsi al controllo della finanza internazionale.

«u ora di uscire dalla sin troppo facile fase della denuncia ”’ ci spiega l’autore ”’ per indicare una prospettiva positiva. Basta con l’effetto Report, siamo tutti iperinformati e l’indignazione non serve, bisogna avere il coraggio di proiettarsi nel futuro».

Ed e’ quello che fa Peroni con questa graphic novel, la cui voce narrante e’ una giovane laureanda in fumetto contemporaneo, intenta a offrire il proprio contributo ai festeggiamenti per i Duecento anni dell’Unita’ d’Italia presentando una tesi sull’esperienza olivettiana. Per realizzarla, chiede a Olivetti un’intervista, impossibile dato che l’imprenditore e’ scomparso un secolo prima. Eppure l’incontro tra i due, immaginario, si terra’ sul treno che nel febbraio del 1960 stava portando Olivetti da Milano in Svizzera e su cui trovo’ la morte. «Il luogo dov’e’ morto ”’ ci dice Peroni ”’ diventa quello dove torna a vivere». u l’ingegnere stesso a spiegare la sua visione del mondo: la cultura intesa come carburante del cambiamento, gli artisti messi al lavoro, uno scrittore alla direzione del personale, un poeta al settore pubblicita’, le biblioteche dentro la fabbrica, i concerti e le conferenze d’arte durante la pausa pranzo, le casette a un piano per i lavoratori immerse nel verde di una citta’ che non a caso e’ stata definita «l’Atene degli anni Cinquanta». «Il tutto ”’ sottolinea ancora Peroni ”’ mentre gli indici di produzione salivano in continuazione e lo ‘stile Olivetti’ trionfava nel mondo». Un modello trascurato da quel ceto politico che sulla divisione costruiva un’inossidabile rendita di posizione, nella consapevolezza che la sintesi tra idee opposte costringe a rimettersi in discussione e a rischiare. Cosa che Olivetti fece, candidandosi e raccogliendo un modesto 1% dei consensi. Forse perche’, come suggerisce il titolo del libro, la sua terza via tra socialismo e capitalismo era troppo in anticipo sui tempi. Un successo, il suo, avvertito con fastidio anche e sopratutto dal blocco industriale dominante, che vedeva in tale azienda, capace di offrire ai propri dipendenti il 20% in piu’ rispetto alla base contrattuale, un esempio destabilizzante. Un’ostilita’ che divenne manifesta quando, scomparso l’ingegnere ”’ lasciando in eredita’ solo la prima casa, ne’ imperi ne’ yacth, ne’ rendite ”’ ne prese la guida un ‘gruppo di intervento’ presieduto da Bruno Visentini.

«Come prima cosa ”’ racconta Peroni ”’ i Cuccia e i Valletta svendettero agli americani l’elettronica, considerandola ‘un neo da estirpare’, mentre invece Olivetti aveva capito che era il futuro e malgrado l’azienda fosse gia’ leader nella meccanica aveva investito proprio nella ricerca di quel settore strategico, troppo strategico perche’ rimanesse in mano all’Italia e tanto piu’ a un italiano cosi».

Dalle macerie dell’elettronica olivettiana nascera’ il primo personal computer al mondo ma l’Italia avra’ perso la possibilita’ di essere protagonista della rivoluzione elettronica che caratterizzera’ il nuovo sviluppo industriale. Ad oggi non possiamo sapere se, come nella graphic novel, la storia dara’ ragione ad Olivetti, ma il suo esempio continua ad animare imprenditori che non hanno sacrificato l’interesse collettivo sull’altare del massimo profitto e coniugano il proprio lavoro con gli interessi delle comunita’. Imprenditori come Paolo Benini, Adolfo Guzzini, Gianluca Martino e Brunello Cucinelli, giusto per ricordare alcuni degli ultimi vincitori del premio ‘Imprenditore Olivettiano’ ”’ una targa e un modello originale della mitica Lettera 22 ”’ appositamente creato dall’Associazione Archivio Storico Olivetti per «coloro che si sono ispirati a quei valori di responsabilita’ sociale, di impegno per la ricerca e l’innovazione, di attenzione alla comunita’ locale, di sensibilita’ per la bellezza e la cultura, che sono tipici della visione imprenditoriale di Adriano Olivetti». «Se la prassi piu’ comune da parte dei finanzieri senza etica ”’ dice Peroni ”’ e’ quella di fare sciacallaggio, comprare aziende in crisi, spezzettarle e rivenderle guadagnandoci, c’e’ chi si ostina a fare il contrario». Come il citato Cucinelli, che in Umbria ha fatto rinascere ex novo un borgo, Solomeo, non lontano da Perugia. O Giuliano Carnaroli di Fano, che compra e restaura ”’ anzi: rivitalizza, con la sua Marche Style ”’ castelli e ville di grande valore storico. Turismo inteso come ricchezza. Del resto, Olivetti per primo aveva capito che «servono piu’ camerieri che parlano tre lingue che operai perche’ il nostro petrolio e’ la bellezza». Quella di Peroni, per chi non l’avesse capito, non e’ la mera biografia a fumetti di un grande personaggio ma il racconto di un’epopea comunitaria in cui sogno e realta’ parvero sul punto di fondersi. «Un sogno sembra tale fino a quando non si comincia da qualche parte ”’ diceva Olivetti ”’ e solo allora diventa un proposito, cioe’ qualcosa di infinitamente piu’ grande». Parole degne di un visionario? Forse. E probabilmente e’ giusta la scelta di Peroni ”’ musicista, tanto che il libro nasce da uno spettacolo musicale del suo trio, Le voci del tempo (www.levocideltempo.it) ”’ di pubblicare anche l’audiolibro della storia, dal 12 ottobre scaricabile gratuitamente sul loro sito, accompagnandola con la musica di Bob Dylan. Perche’ ”’ conclude Peroni ”’ Olivetti sembra uscito da una sua canzone.
(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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