Informare ControInformando News 23 agosto 2011
Menzogne di una notte insonne (anche sotto il fortunato cielo italiano che nessuno bombarda dal 1945). Menzogne e arroganza fino all’ultimo in una guerra cominciata e continuata con notizie false, in cui i media hanno avuto il ruolo dell’aiuto carnefice. Solo la tivu’ russa Rt e quella venezuelana Telesur spiegano che e’ una vittoria dovuta alla carneficina compiuta dalla Nato anche con droni ed elicotteri Apache soprattutto negli ultimi giorni. L’obiettivo e’ e’ quella democrazia che il popolo libico merita, dice il premier britannico Cameron. Peccato che in tutti i mesi scorsi proprio la Nato e i ‘ribelli’ avessero sempre lasciato cadere le proposte di libere elezioni con controllo internazionale avanzate dal governo libico.
Cosa dicono i soliti media
La Nato fa strage a Tripoli bombardando di tutto e uccidendo 1.300 persone in poche ore come denuncia Tierry Meyssan del Re’seau Voltaire; ma Repubblica on line scrive che Gheddafi bombarda la folla. Giusto un titolo, senza spiegazione, giusto un modo per non perdere l’allenamento. La stessa Repubblica che non si e’ mai degnata di chiamare soldati i membri ”’ decimati ”’ dell’esercito di un paese sovrano (erano sempre definiti ‘mercenari e miliziani‘), adesso chiama ‘soldati del Cnt‘ i ribelli, tacciando invece di ‘pretoriani di Gheddafi‘ i superstiti soldati libici (quelli non decimati dalla Nato). (A proposito: uno del Cnt, Jibril, ha fatto appello ai suoi armatissimi ‘ragazzi‘ affinche’ diano prova di moderazione e non attacchino gli stranieri e chi non li appoggia (il rischio e’ certo visti i precedenti).
L’Unita’ scrive che Tripoli ‘e’ insorta‘, quando in realta’ e’ occupata dai cosiddetti ribelli con la copertura aerea della Nato e i civili cioe’ i disarmati se ne stanno rintanati nelle case (vedi le testimonianze ottenute al telefono).
Il Corsera con il suo embedded sceso dalle montagne insieme ai ribelli spiega enfatico che dopo la ‘liberazione‘ di Zawya, ‘Tripoli si e’ sollevata‘ quando in realta’ e’ stata piuttosto atterrata dai bombardamenti.
E Rai News 24? Peacelink protesta con la redazione: ‘Nel vostro servizio avete nascosto il ruolo dei bombardamenti Nato, presentando i ribelli che libravano la Libia soli e festanti, per acclamazione popolare; alterato il senso della risoluzione 1973 che non prevedeva l’appoggio militare Nato agli insorti”; taciuto il massacro in corso a Tripoli; presentato prevalentemente il punto di vista Nato (e sempre ripetono la storia dei mercenari neri e dei cecchini).
Anche il Fatto ci casca: ‘L’avanzata del Cnt rallentata dal traffico e dal caos e da centinaia di libici che inneggiano alla fine del regime’; ‘I tripolini sono usciti per festeggiare l’arrivo dei ribelli‘. Ma centinaia di persone sono tante, in una metropoli? E comunque la foto della festa viene da Bengasi’¦
Tivu’ e media vari pubblicano foto di feste in piazza. Ma solo alcuni dicono che non si riferiscono a Tripoli ma a Bengasi appunto (da dove comunque decine di migliaia di abitanti sono fuggiti nei mesi scorsi e non piu’ tornati nel regno degli uomini e dei bambini armati). Lo fa rilevare Peacelink osservando questa galleria. A Tripoli, sono i soli armati ribelli a festeggiare. Ma il fatto che si mescolino le cose nella stessa galleria non e’ casuale.
Per dare l’idea di festeggiamenti che non ci sono, Cnn mette foto di festeggiamenti non datati a Bengasi. Mentre la reporter dice ‘vedo strade vuote, le immagini sono di folle festanti con bandiera monarchica, pero’ evocano Tripoli”. In un altro collegamento, la elmettata reporter spiega ”’ non senza ripetere la solfa del pericolo di cecchini di Gheddafi ”’ che assolutamente nessun civile nelle strade’¦allora chi sta festeggiando? Gli armati. E sempre il titolo e’ ‘la Nato teme che Gheddafi possa colpire i civili‘. Quindi pronti al tiro al piccione.
La cronista di Al Jazeera con elmetto dalla Piazza verde (il nome e’ gia’ stato cancellato), parla di festa (e di paura per i soliti cecchini di Gheddafi’¦) del popolo libico, ‘vedete centinaia di persone‘ (in una citta’ con milioni di abitanti)’¦alle sue spalle si pressano con la bandiera monarchica i ribelli armati, ma per lei sono i civili, il ‘popolo‘, ‘you can see how people are excited, now they are in control of the capital’. La confusione voluta fra civili e amati ha fato da leita’ motiv di questa guerra. Anche a Baghdad, il giorno della caduta della statua di Saddam a opera di due marine Usa, gli iracheni presenti si contavano in qualche decina’¦Un film gia’ visto.
La mattina la Cnn parla al telefono con la solita plurintervistata ottimo inglese libica diciannovenne che dice che dopo 42 anni sono liberi di parlare al telefono (ricordo pero’ che gli oppositori a Gheddafi piu’ che la mancanza di liberta’ mi evocavano, settimane fa, ‘gli ospedali che non funzionano e le scuole dove non si studia bene l’inglese‘!); la tivu’ le chiede: ‘ma non c’e’ gente in strada, solo fighters?’ e lei conferma. Allora, le folle festanti?
Anche la Reuters scrive: ‘I ribelli entrano in Tripoli, la folla celebra‘. Quale folla? Non c’e’ nessun video ne’ foto!
Intanto nessuno parla degli ospedali, che dovrebbero essere al collasso per troppi clienti.
Parlano i testimoni
Molti telefoni di persone incontrate a Tripoli poche settimane fa non rispondono (‘out of order‘). Per esempio Rafika, tunisina, ottimo italiano, che lavorava alla mensa dell’ospedale Tebbe, chissa’ quanti feriti ci sono adesso la’.
Ma qualcuno risponde.
Mohamed, giovane del Niger che vive a Tripoli da 3 anni (lavorava con i cinesi) e che si arrovellava settimane fa su come spiegare al mondo la verita’, adesso e’ rintanato in casa: ‘Siamo impotenti anche noi. Chi e’ disarmato non puo’ avventurarsi fuori, dove tutti sono armati e si combatte. E’ terribile ma non possiamo che aspettare. Spero che non ci sia un’altra carneficina‘. Ieri diceva ‘hanno bombardato intensamente anche vicino a casa mia, si e’ levata una grande polvere, impossibile respirare. Stiamo in casa, e preghiamo, e’ il ramadan’. L’altro ieri, prima degli ultimi sviluppi, chiedeva: ‘Ma si sono viste li le immagini della strage di 85 civili a Mejer, sotto le bombe della Nato fra l’8 e il 9 agosto? Sono sconvolto, anche perche’ qui i media internazionali non ne hanno parlato‘.
Era impaurito sabato sera il cristiano pakistano Nathaniel, che gia’ settimane fa si chiedeva dove sarebbe andato con la famiglia dopo 21 anni in Libia se gli islamisti fossero arrivati: ‘My sister qui bombardano di continuo, e sembra che i ribelli siano vicini’¦ non so cosa fare, dove andare, chi ci proteggera’? Staro’ in contato con la cattedrale‘. Oggi il suo cellulare non sembra aver copertura.
Se Nathaniel sapesse che forse e’ stata saccheggiata la chiesa a Dara (e monsignor Martinelli e’ in Italia). Cosi dice la statunitense JoAnne, da mesi a Tripoli con suo marito per documentare negli Usa i crimini di guerra della Nato e dei ribelli: ‘Siamo chiusi nell’hotel Corynthia, al centro di Tripoli. Nessuno si avventura fuori. Gli Apache hanno ucciso molte persone e i ribelli hanno armi pesanti’¦ Doveva partire una nave proveniente da Malta, per evacuare gli stranieri ma i ribelli l’hanno bloccata‘. Chiusa in casa anche Tiziana Gamannossi, imprenditrice italiana, l’unica rimasta a Tripoli, dove vive a Tajura: ‘Sto in casa, non si chiude occhio. I festeggiamenti per l’entrata dei ribelli? Ma se non c’e’ nessuno per strada, ho faticato a trovare un amico che mi riportasse a casa ieri. La disinformazione continua‘.
Anche Hana, libica che lavorava per una compagnia petrolifera, e’ chiusa in casa, da parenti: ‘Ci siamo spostati perche’ la nostra casa e’ troppo vicina a Bab El Azyzya, qui e’ tranquillo ma nelle strade non c’e’ nessuno. Mi hanno detto che volavano anche gli Apache, io non li ho visti vicino a casa. Si, abbiamo l’acqua e la luce e cibo abbastanza. Stiamo ancora digiunando per il ramadan’¦ fino a fine mese. Non avrei mai pensato che finisse cosi’.
Lizzie Phelan, giovane giornalista inglese indipendente, aveva un blog che le e’ stato bloccato: ‘Poco prima avevo denunciato alla tivu’ russa RT il fatto che Al Qaeda sia ben presente fra i ribelli arrivati a Tripoli. Qui intorno al Rixos la situazione sembra adesso calma. Ma non si sa come evolvera’. Aspettiamo di andare, noi stranieri, in un’ambasciata, forse quella russa‘.
Non risponde il telefono di Zinati, quarantenne libico che da mesi ‘abitava‘ con il suo computer su un tavolo all’hotel Rixos cercando di aiutare il portavoce Mussa Ibrahim nei difficili rapporti con i giornalisti e con le delegazioni: ‘Ero tornato qui in febbraio per sistemare delle cose e ripartire per il Canada dove vivo da anni; invece sono rimasto, non potevo lasciarli cosi‘ diceva settimane fa.
La guerra Nato in Libia, la quinta alla quale l’Italia ha partecipato in venti anni, a cento anni dall’avventura coloniale in Libia, continua com’e’ iniziata: con grandi menzogne e una continua mistificazione, anche grossolana. Ignorando le vere cause. E con nessun rispetto per le vittime, tante.La Norvegia ”’ paese piu’ civile ”’ si e’ ritirata. L’Italia, serva in passato e ora, no.

Marinella Correggia – AgoraVox.it
(Tratto da: http://www.stampalibera.com)
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