(Fonte: altrenotizie.org)
di Emanuela Pessina
BERLINO. Nella ‘citta’ libera’ di Christiania, a Copenaghen, dal 1971 vige l’anarchia: la polizia danese puo’ entrare solo con un permesso speciale e non e’ ammessa la proprieta’ privata. Con il tempo il quartiere e’ diventato un esperimento sociale di grande interesse, ma non ha mai incontrato le simpatie dello Stato, che ha tentato piu’ volte lo sgombero senza successo: la citta’ autogestita e’ diventata una delle attrazioni turistiche principali della capitale danese e parte della sua identita’. Tanto che lo Stato ha proposto ora agli abitanti di Christiania di riscattare il proprio quartiere e conquistarsi cosi una nuova liberta’: 10 milioni di euro per la legalizzazione di Christiania. Sintomo di un’era in cui tutto si puo’ comprare, anche l’anarchia.
Il mito di Christiania e’ cominciato quarant’anni fa con l’occupazione abusiva di una base navale dismessa di 34 ettari nel bel mezzo di Copenaghen. A prendere l’iniziativa sono stati alcuni cittadini danesi alla ricerca di condizioni di vita migliori per le proprie famiglie. Abbandonato e ricoperto da prati e alberi, il terreno in questione era protetto da una semplice palizzata di legno: abbattere quelle assi era sufficiente per provare a costruire qualcosa di nuovo, gli anni Settanta permettevano ancora di sognare.
Non ci e’ voluto molto perche’ ai pionieri dell’occupazione di Christiania si aggiungessero gli hippies e gli anarchici, le comunita’ alternative piu’ numerosa di quel tempo: il quartiere ha continuato a crescere come uno Stato dentro lo Stato, con le sue idee e le sue utopie, ed e’ riuscito a mantenere alta fino a oggi la sua bandiera di ‘Citta’ libera’.
Ma lo stato danese non ha potuto perdonare. Gia’ dall’inizio uno sgombero era impensabile, gli hippies coinvolti erano tanti e la superficie occupata non indifferente. Ed e’ cosi che gia’ nel 1971 e’ cominciata la piccola guerra provata fra Christiania e la Danimarca. Si sono alternati Governi diversi di vari schieramenti, ma tutti hanno tentato di cancellare Christiania, passando indistintamente dalle maniere forti alle vie giuridiche. A Christiania ha regnato fin dall’inizio l’anarchia, un’emancipazione che pochi Stati moderni, benche’ liberi e democratici, si permettono di accettare di buon grado: sordo alle leggi danesi, il quartiere anarchico di Christiania ha sempre avuto regole autonome che, seppur in piccolo, andavano a mettere in discussione la sovranita’ stessa della Danimarca.
A Christiania la polizia puo’ entrare solo con un permesso speciale. Non ci sono auto, ci si muove in bicicletta. Gli abitanti versano in una cassa comune un fisso mensile di 240 euro a testa, indipendentemente da dove vivono e cosa fanno. Assieme ai guadagni raccolti dalle attivita’ di negozi, teatri, ristoranti, librerie, locali musicali e di artigianato, completamente autogestite, il contributo fisso va a saldare le tasse per acqua, gas e riscaldamento. Come in Olanda, e a differenza della Danimarca, vengono tollerate le droghe leggere. Oggi a Christiania vivono piu’ di 700 adulti, in passato si e’ arrivati anche a 2000 abitanti.
E ora il colpo di coda finale del Governo danese. Dopo quarant’anni di ostilita’, lo Stato ha fatto la sua proposta indecente agli abitanti di Christiania: riscattare economicamente il terreno su cui sorge il quartiere e mettere cosi la parola fine alla lunga diatriba legale. Dopo svariati settimane di riflessione, gli abitanti di Christiania hanno accettato l’accordo e, a quanto pare, acquisteranno il diritto di usufrutto sull’intero complesso residenziale per l’equivalente di circa 80 milioni di corone danesi. Dieci milioni di euro per assicurarsi la liberta’.
Gli avvocati che hanno concluso l’affare per il quartiere autogestito si dicono entusiasti e spiegano che la somma da corrispondere per Christiania e’ un decimo del valore effettivo dell’area. Gli abitanti stessi hanno deciso di emettere delle azioni per permettere alla gente di supportare la causa: Copenaghen ama la sua Christiania e, nessuno ha dubbi in proposito, la sosterra’. Per una piccola parte, Christiania verra’ affittata. La maggior parte del fondo, invece, verra’ stanziato da normalissime ipoteche sugli edifici.
Christiania si e’ riscattata e, firmando l’accordo, ha raggiunto la condizione di citta’ giuridicamente ‘libera’. ‘Da luogo di anarchia, Christiania si trasformera’ in un esperimento sociale legale e di grosso interesse’, ha commentato soddisfatto Knud Foldshack, l’avvocato dei 700 inquilini anarchici. Che, da parte loro, non mancano di rassicurare: il diritto di possesso rimarra’ della collettivita’ e Christiania continuera’ rifiutare qualsiasi tipo di proprieta’ privata.
Il compromesso tuttavia rimane e gli idealisti fanno fatica ad accettarlo perche’ e’ costato di piu’ di 10 milioni di euro. u difficile immaginarsi una piccola ‘isola che non c’e” anarchica legata a ipoteche bancarie: se il fine giustifica i mezzi, allora si, Christiania e’ libera. Ma se si cerca una giustificazione ideale a tutto, allora Christiania non e’ piu’ libera: ha semplicemente scelto la via per sopravvivere. La sovranita’ esercitata nel rispetto tutti i regolamenti edilizi vigenti.
(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)
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