Roberto Cuda per Uomini ammassati su carri merci a raccogliere fascine di palma fino a sera, per pochi euro al mese. Case sovraffollate e senza servizi. Acque inquinate. Repressioni. Chissa’ se Vincent Bollore’ avra’ letto il rapporto pubblicato nel dicembre 2010 sulle piantagioni di Kienke’ e Didombari, in Camerun, magari nel tempo libero sul suo yacht ormeggiato a Malta.
Bollore’ e’ il vicepresidente del primo gruppo assicurativo italiano, Generali, ed e’ entrato nella classifica degli uomini piu’ ricchi del mondo di Forbes comprando e rivendendo pacchetti azionari nelle borse di mezzo mondo. Le due piantagioni cui si riferisce il rapporto fanno capo alla Socapalm che, attraverso un fitto intreccio di partecipazioni incrociate, porterebbe dritto al gruppo (le groupe) Bollore’. Il rapporto e’ scritto da quattro ong -Sherpa (Francia), Misereor (Germania), Ced e Focarfe (Camerun)- e getta una luce sinistra su un gruppo che ha fatto dell’immagine la sua carta vincente, conquistando un posto di rilievo nell’alta finanza europea.
Con oltre 7 miliardi di euro di fatturato e filiali in 109 Paesi, Bollore’ ha 33.000 collaboratori e attivita’ che spaziano dai trasporti alla logistica, dall’energia ai media, fino all’agrobusiness.
Ma il finanziere bretone ha messo radici anche nei salotti di casa nostra, passando dal consiglio di amministrazione di Mediobanca (di cui e’ importante azionista al 5%) alla vice-presidenza di Generali, per rafforzare recentemente la sua quota nella Premafin di Ligresti (5%) e annunciare mire su Pininfarina. Un uomo potente e con molti soldi da investire, di cui si conoscono le prodezze ai piani alti della finanza. Non si sa quasi nulla, invece, dei ‘sotterranei’ del suo impero, dove Bollore’ attinge gran parte delle sue fortune.
Uno di questi sotterranei potrebbe essere il Camerun, dove la Socapalm possiede cinque piantagioni di palma da olio per oltre 58mila ettari ed e’ il maggiore produttore del Paese. La societa’ venne privatizzata undici anni fa e quotata alla borsa di Douala (una citta’ del Camerun) nel 2008, con piu’ di 50 milioni di fatturato e utili per quasi 10 milioni (2009). Il rapporto delle ong (disponibile in francese su asso-sherpa.org) accende un faro sulle due piantagioni, da cui emerge un quadro di sfruttamento, tanto da spingere le stesse organizzazioni a presentare un esposto all’Ocse. Per la Socapalm lavorano 1.314 dipendenti, a cui si aggiungono piu’ di 2.500 lavoratori in subappalto, forniti da un centinaio di aziende esterne e 2.338 coltivatori ‘privati’, che vendono la loro produzione all’azienda, nonche’ 5-600 interinali. In tutto, considerate le famiglie, dipendono dall’azienda piu’ di 30.000 persone, di cui 15mila che vivono nei villaggi interni alla piantagione. Ma sono i lavoratori in subappalto a vivere le condizioni peggiori, come rilevava un articolo apparso sul quotidiano francese Liberation l’11 marzo 2008: scarse coperture sociali, assenza di misure di sicurezza, precarieta’, stipendi arretrati e un salario medio di 53 euro mensili, che non consente una vita dignitosa nemmeno in Camerun.
‘Le fabbriche interne rilasciano gli oli usati nei corsi d’acqua -continua il rapporto-, mettendo a rischio la salute della popolazione e sterminando le risorse ittiche. La poverta’ diffusa ha spinto cosi l’azienda ad affidare la sicurezza interna all’Africa Security Cameroun Sarl, di cui il rapporto denuncia senza mezzi termini i metodi. Abbiamo chiesto chiarimenti a Vincent Bollore’, che non ha voluto rispondere alle domande di Ae. Il gruppo sostiene di avere una partecipazione di minoranza nella Socapalm, senza responsabilita’ gestionali. Ma la sua influenza sull’azienda sarebbe tutt’altro che secondaria, come emerge scorrendo gli intrecci lungo la catena di controllo, che si snoda in buona parte nei piu’ noti Paesi a tassazione agevolata.
Sintetizziamo i dati salienti. Il 63% della Socapalm e’ in mano alla Palmcam, holding camerunese a sua volta controllata al 64% dalla [continua su altreconomia]
(Tratto da: http://www.finansol.it)
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