Energia fai da te: unica soluzione per un futuro sicuro

Energie rinnovabili per archiviare nucleare e petrolio? Incentivi o meno, c’e’ un intoppo tra il dire e il fare: non ci sara’ nessuna svolta verso l’energia pulita di massa se il potere economico continuera’ a pensare la green economy come scelta strategica per far ripartire la crescita economica. Lo afferma Maurizio Pallante, teorico italiano della decrescita: inutile puntare sulle fonti rinnovabili, se le si pensa come un fattore di continuita’ e non di cambiamento rispetto a un sistema produttivo ormaial capolinea. La ‘rivoluzione’ verde funzionera’ solo se si avra’ il coraggio di abbandonare l’attuale sistema. Serve una Perestrojka energetica: fine dei grandi monopoli, per lasciar spazio a migliaia di piccoli impianti autonomi, messi in rete fra loro,come Internet. Da consumatori dobbiamo diventare produttori: di energia a filiera corta.

“Cio’ che sfugge ai sostenitori della green economy – scrive Pallante insieme ad Andrea Bertaglio sul ‘Fatto Quotidiano’ – e’ che la sostituzione delle fonti Maurizio Pallante fossili con fonti rinnovabili implica una ristrutturazione complessiva del sistema energetico”. La maggior parte dell’energia, auspicano Pallante e Bertaglio, non dovra’ piu’ essere prodotta in grandi centrali, ma “in una miriade di piccoli impianti per autoconsumo collegati in rete per scambiare le eccedenze”. Solo in questo modo, trasformando i consumatori in produttori di nuova energia, si potranno risolvere i problemi legati alla discontinuita’ delle fonti rinnovabili, minimizzando il loro impatto ambientale e riducendo anche le perdite di trasmissione.

Di conseguenza, continua Pallante, la rete di distribuzione non potra’ piu’ essere strutturata su grandi dorsali con derivazioni ad albero, ma dovra’ essere reimpostata come una ‘rete di reti’ assolutamente locali, sul modello di Internet. L’opera non e’ da poco, ammette Pallante, ma i problemi tecnici che pone non presentano difficolta’ insormontabili. Al contrario, “molto piu’ difficili da risolvere sono i problemi politici”, perche’ mettono in discussione “il potere delle societa’ multinazionali che gestiscono il mercato energetico”. Le grandi compagnie che oggi dominano la scena “sono disponibili a investire e stanno investendo nelle fonti rinnovabili perche’ si rendono conto che e’ inevitabile, ma non possono accettare che l’autoproduzione riduca le loro quote di mercato: non possono accettare Senza titolo-1 che gli incentivi con cui i governi sostengono il settore vadano a una miriade di auto-produttori anziche’ a rimpinguare i loro bilanci”.

Con l’alibi della riduzione dell’effetto serra e della creazione di occupazione nella green economy, oltretutto, nascono nuovi eco-mostri: i grandi impianti a fonti rinnovabili, oltre a devastare il paesaggio e i terreni agricoli, implementano legalmente con denaro prelevato dalle tasche dei contribuenti gli utili delle grandi aziende energetiche, con l’appoggio dei partiti e di storiche associazioni ambientaliste. Non mancano altri rischi, avverte Pallante: per esempio, quando si sostengono con denaro pubblico attivita’ in perdita, c’e’ sempre il pericolo che una parte di quel denaro finisca per essere “dirottata illegalmente in altre tasche dove non dovrebbe arrivare, come alcune operazioni intercettate dalla magistratura lasciano supporre sia accaduto o stesse per accadere”.

La scelta strategica di spostare l’asse della produzione energetica su piccoli impianti di autoproduzione con scambio delle eccedenze in una ‘rete di reti’, orizzontale come il web, puo’ creare un cambio radicale di paradigma e promuovere una nuova politica economica, finalizzata a creare occupazione nelle tecnologie che consentono di attenuare la crisi ambientale: sarebbe una drastica inversione della tendenza alla globalizzazione, verso la rivalutazione delle economie locali, invocata ormai da piu’ parti senza pero’ paniere che la politica abbia ancora espresso un impegno preciso. Bene, proprio l’energia – motore economico – potrebbe essere il punto di partenza.

Del resto, conclude Pallante, la new economy del terzo millennio fornisce esempi illuminanti: dal ritorno ai prodotti agricoli del territorio, i mercati contadini che bypassano la grande distribuzione, alle nuove aziende nel settore dell’abbigliamento che offrono validi prodotti, creati per durare nel tempo, sulla base di regole di trasparenza, materiali e procedure non inquinanti e prezzi equi. La dimensione locale taglia costi e inquinamento, fa decrescere il Pil ma conviene a tutti, produttori e consumatori, come dimostra la formula dei Gas, i gruppi di acquisto solidale, in continua espansione. La svolta? Arrivera’ con l’energia: quando le reti locali oltre che insalata e maglioni produrranno e scambieranno anche corrente elettrica, si avra’ un cambio definitivo di orizzonte: quello che, in grande, permetterebbe al mondo di tornare a guardare al futuro con un po’ di fiducia (info: www.ilfattoquotidiano.it).

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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