La tempesta perfetta

investimenti Mentre oltre oceano  la stamperia di dollari  va a tutto gas in europa si è rallentato fortemente. Prendiamo come riferimento il tasso di crescita percentuale rispetto all’anno precedente della massa monetaria M1 ovvero l’insieme della moneta cartacea ed elettronica (M0) presente nel sistema e dei depositi a vista ovvero quelli immediatamente liquidabili (M1), ad esempio le somme giacenti sui conti correnti.

La M1 è molto importante e ha ripercussioni quasi immediate sulla produzione. Come si può vedere da questo grafico l’aumento della M1 precede l’aumento del PIL e viceversa. Chi ha in mano la leva monetaria e del credito determina il futuro dell’economia.

L’M1 ci dice anche cose interessanti come il fatto che nel 2009 ha raggiunto dei livelli di crescita del 20% rispetto all’anno precedente contrapposta ad una forte flessione del prodotto interno loro per cui, in assenza di investimenti, la differenza si materializza in inflazione. Per questo c’è stato un aumento notevole dei metalli preziosi in modo particolare dell’argento

 

In Italia la M1, dopo aver raggiunto un picco del 14% nel corso del 2009, si è progressivamente ridotta in misura molto maggiore che nel resto d’europa come riportato dalla banca d’italia nel supplemento dell’altro ieri

 

Quindi gli effetti di questa diminuzione in Italia si faranno sentire presto aggravando una situazione già pesante di rarefazione monetaria infatti le famiglie ricorrono sempre di più ai prestiti che aumentano del 5% su base annua a gennaio.

Ma se i prestiti alle famiglie aumentano quelli alle imprese precipitano.

 

Provocando una marea di fallimenti, più di 11.000  nel solo 2010 il più alto numero dal 2007

In questo quadro si sta materializzando l’inflazione che sino ad oggi era stata mascherata ufficialmente grazie alla manipolazione delle statistiche e dall’ingresso massiccio di beni a basso costo dall’Asia.

Inflazione che ricade pesantemente sui bilanci già precari delle famiglie come riporta la CGIA di Mestre in un recente studio.

Dulcis in fundo nel bollettino della bce troviamo il costo del lavoro dall’ingresso dell’euro e non ci meravigliamo se la Germania ha mantenuto pressoché uguale il costo del lavoro mentre gli altri paesi Italia in testa se lo sono visto aumentare a dismisura (notate la Grecia).

Chi parla di aumentare le esportazioni dovrebbe vedere questo grafico…

Da tutto questo emerge un quadro irrimediabilmente compromesso in cui chi detiene il rubinetto monetario ha un ruolo molto determinante e che probabilmente inizierà a manifestare i suoi effetti più evidenti proprio nel corso di questo anno.

E mentre i nostri politici sembrano vivere una realtà diversa dalla nostra, noi dovremo affrontare la ricostruzione di questo disastrato paese.

Facciamolo noi prima possibile perché nessuno lo farà al posto nostro.

 

Autore: Pierluigi Paletti

Per leggere l’articolo corredato dai grafici vedi il sito Centrofondi

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