I lobbisti che lavorano per il settore bancario negli Stati Uniti come in Europa sono molto potenti e dispongono, tra l’altro, cosa certamente non trascurabile, di denaro in abbondanza, come ci ricordano di frequente le cronache finanziarie anche recenti. E’ questa una delle ragioni, anche se certamente non la sola, per cui appare in generale molto difficoltoso portare avanti l’obiettivo di far passare in occidente delle norme che cerchino di bloccare alla radice almeno alcuni degli evidenti e insopportabili mali del settore finanziario, come e’ chiaro del resto da tempo all’opinione pubblica.
E certo di cose da cambiare e di temi su cui intervenire nel mondo finanziario ce ne sarebbero tanti, dagli organismi di controllo generale delle banche e dei mercati finanziari, alla questione specifica del sistema finanziario ombra (il cosiddetto shadow banking), dalle regole per le agenzie di rating a quelle per le valutazioni delle attivita’ di bilancio, da una piu’ severa regolamentazione dei derivati, sino alle normative specifiche per le grandi banche e alle nuove regole per la fissazione dei livelli di mezzi propri degli istituti finanziari, alla questione dei paradisi fiscali, ecc..
Ma le misure sin qui prese dai governi e dalle agenzie internazionali appaiono in proposito sostanzialmente limitate e certamente non adeguate alla sfida cui ci si trova davanti. Nel chiederci perche’ questo sta accadendo ricordiamo tra l’altro, ad esempio, come lo scorso anno la Commissione che a livello di Unione Europea stava preparando il nuovo progetto di direttiva sugli hedge fund e sui fondi di private equity, da sottoporre poi all’approvazione degli organi preposti, ha dovuto subire in poco tempo e pressoche’ letteralmente l’assalto di centinaia di rappresentanti dell’industria finanziaria che cercavano di perorare con tutti gli argomenti possibili il punto di vista del settore, mentre gli esponenti dell’economia reale e della societa’ civile del nostro continente si sono fatti a malapena e flebilmente sentire nel corso dei lavori della stessa Commissione.
E’ la constatazione di una situazione piu’ generale di questo tipo, riscontrabile ogni volta che ci si mette a discutere seriamente di riforma del settore finanziario e bancario per superare un quadro che appare insostenibile, che ha ora spinto un parlamentare europeo, il francese Pascal Canvin, eletto a suo tempo nelle liste verdi del suo paese, a farsi energico promotore della creazione di un nuovo organismo, una specie di Greenpeace della finanza, come e’ stato subito soprannominato e come ci informa puntualmente sull’argomento, tra l’altro, il Nouvel Observateur del 3-9 febbraio 2011 per la penna della giornalista Sophie Fay.
L’iniziativa ha trovato subito il sostegno di altri 22 deputati europei. Si ritrovano sulla lista anche parlamentari del centro-destra. Di che cosa si tratta effettivamente?
L’obiettivo fondamentale della nuova ONG, che prende il nome ufficiale di Finance Watch e’ quello di portare in tutte le istanze, in quelle decisionali come a livello di formazione dell’opinione pubblica, il punto di vista della societa’ civile su tutte le questioni finanziarie sul tappeto, cercando di contrastare le argomentazioni molto interessate in proposito dei grandi circuiti del denaro. E il commissario europeo addetto al mercato interno, M. Barnier, ha gia’ salutato con favore l’iniziativa, cui dovrebbero partecipare organismi quali Oxfam, Transparency International. Les Amis de la Terre, la Confederazione Europea dei sindacati, Attac, Tax Justice Network. Il nuovo organismo dovrebbe anche ricevere il sostegno di un finanziere atipico come George Soros.
L’ organizzazione conta di disporre di un budget annuale di 2 milioni di euro, una parte dei quali dovrebbe venire dai fondi dell’Unione Europea; con tali fondi Finance Watch dovrebbe, tra l’altro, assumere tra i sette e i dieci lobbisti che lavorino a tempo pieno ai vari progetti. Speriamo che l’iniziativa abbia il successo sperato, mentre registriamo peraltro, almeno dalle notizie in nostro possesso, che nessun organismo o parlamentare del nostro paese ha apparentemente ancora aderito all’ONG. Ma speriamo di avere delle informazioni incomplete al riguardo o, almeno, che la situazione cambi in meglio nelle prossime settimane.
(Tratto da: http://www.finansol.it)
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