Nel video che vedete in alto la denuncia di Greenpeace: i rivenditori di elettronica non ritirano oggetti elettronici cosi come imposto dalla legge uno contro uno. Tra negozianti furbetti e scarsita’ di centri di raccolta (come raccontato in questa inchiesta) diventa difficile sbarazzarsi di elettronica e elettrodomestici usati o rotti. A esser sordi all’organizzazione di centri di raccolta RAEE proprio i comuni che sebbene finanziati non provvedono a crearne: dei 3000 centri di raccolta il 70% si trova solo in 4 regioni, cioe’ Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Tra le catene di elettronica e elettrodomestici piu’ efficienti c’e’ Eldo con il 60% dei negozi che ritirano l’usato; seguono Mediaworld, Trony e Unieuro, in coda Euronics con il 45% dei suoi negozi che ritira l’usato. Dice Vittoria Polidori responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia:
Questi risultati ci confermano che l’Italia e’ ancora indietro nella gestione dei rifiuti elettronici, nonostante la direttiva comunitaria risalga al 2002. Ancora la meta’ dei negozi, fra quelli intervistati, non e’ in linea con la legge e nel 63% dei casi non viene fornita la giusta informazione ai clienti sulla gratuita’ del ritiro, nonostante il decreto parli chiaro.
Ma veniamo agli altri risultati evidenziati dalla ricerca:
In 27 negozi (pari al 25%) Greenpeace ha scoperto che il costo di consegna a casa del prodotto nuovo e’ aumentato per mascherare il ritiro non gratuito dell’usato. In questo caso non ci sono differenze particolari tra le varie aree geografiche del Paese e fra i cinque rivenditori hi-tech oggetto del monitoraggio. Nel 14% dei casi il ritiro gratuito avviene solo se il vecchio prodotto e’ portato in negozio, mentre nel 12% non viene proprio effettuato (in 13 negozi su 107) e al cliente viene suggerito di contattare l’azienda locale di gestione dei rifiuti o andare direttamente ai centri di raccolta.
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