Una nuova strategia di rilancio dell’agricoltura italiana. È la proposta lanciata ieri a Roma dal presidente della Cia, Giuseppe Politi, nel corso dell’assemblea nazionale dell’organizzazione. L’intervento è finalizzato ad accompagnare il settore fuori dalle secche di un biennio difficile.
Se, infatti, il 2009 è stato un anno da dimenticare non è andata meglio nel 2010. La produzione, secondo le stime della Cia, è calata dell’1,8%, mentre il valore aggiunto è diminuito del 3%. Circa 25mila imprese poi nel corso dell’anno hanno chiuso battenti (pari a -2,8%). L’unico capitolo a mostrare un progresso è quello dei costi di produzione ( 5%), una voce che pesa sull’attività delle imprese e aggrava lo stato di salute del comparto.
La nuova strategia – ha sostenuto Politi- de- ve puntare al rafforzamento della competitività delle imprese e alla semplificazione burocratica. «Le cifre negative – ha aggiunto il presidente della Cia – confermano ancora una volta l’esigenza di un sostanziale cambiamento di rotta della politica agricola nazionale. In questi anni poco o nulla è stato fatto. Nel settore non c’è ricambio generazionale. Mentre bisogna aggredire le inefficienze e le distorsioni del mercato rafforzando le organizzazioni economiche dei produttori agricoli e valorizzando l’interprofessione. L’agricoltura non è un settore in disarmo. Abbiamo un nucleo forte di imprese che lavora per consolidarsi. È su queste che occorre puntare». .
La Cia valuta positivamente la stabilizzazione delle agevolazioni contributive nelle aree montane svantaggiate e degli sconti fiscali sull’acquisto dei terreni incassati con la Finanziaria, ma ritiene che questo non basti. «Occorre un impegno forte – ha proseguito Politi – per sostenere l’innovazione e alla competitività». La Cia da parte sua si sta impegnando per rilanciare su una ricerca che non sia monopolizzata dal dibattito sugli Ogm e sulle filiere. Parte integrante di questa operazione sono i Gruppi di interesse economico (Gie), strutture costituite esclusivamente dai produttori soci che dettano le linee di intervento nei principali settori dal vino all’ortofrutta, fino ai seminativi e alla zootecnia
Nei progetti dell’organizzazione c’è anche il rafforzamento di un network di imprese nelle quali si possano effettuare acquisti diretti. Alla “rete” hanno già aderito 3mila aziende, di cui 900 biologiche, e l’obiettivo è arrivare entro il prossimo anno a quota 10 mila.
Autore dell’articolo: Giorgio dell’Orefice
Tratto da: Il Sole 24 Ore del 22 Dicembre 2010 (pagina 22)
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