Cordoglio vero, non ipocrisia

Di Gianfranco La Grassa Senza alcuna ipocrisia, esprimo effettiva costernazione e dolore per la morte di sei soldati italia-ni. Non sono fra quelli che si mette a gridare evviva se vengono uccisi quelli che in fondo sono “in casa d’altri”. Nemmeno mi metto a discettare sul fatto che hanno accettato quella missione, che era-no pagati per farlo, ecc. Il fatto mi addolora, punto e basta. Tuttavia, considero vergognoso il Mini-stro La Russa che grida vigliacchi agli attentatori talebani. Certo, La Russa è senz’altro tra quelli che considerano vigliacchi, e anche criminali, gli attentatori di via Rasella. Io però no, non li reputo tali, bensì patrioti e resistenti! E non tratto dunque da vigliacchi i talebani che combattono in casa loro contro eserciti venuti ad occuparli; per di più, salvo quello statunitense, senza nessun interesse proprio da difendere, solo perché così pretendono gli Usa. Quando l’Urss invase l’Afghanistan, fu tutto un coro contro gli aggressori, contro i crimini che commettevano. Ora gli Stati Uniti hanno in-vaso il paese esattamente come fece l’Urss di allora; e le stragi di civili – tre solo negli ultimi due-tre mesi, del tutto documentate e che hanno sollevato la protesta perfino di Karzai – non fanno gri-dare a nessun nostro ministro, tanto meno agli aggressori americani, “vigliacchi!”. D’altra parte, i bombardamenti a tappeto con totale distruzione di città, le atomiche scagliate per cancellare Hiro-shima e Nagasaki in una vera orgia di “crimini contro l’Umanità”, stanno a dimostrare da che parte stanno i “vigliacchi”. Non però i soldati, non quelli che devono sempre obbedire; sono i mandanti i vigliacchi, quelli che siedono sulle poltrone del comando, a migliaia di Km. da dove inviano poveri giovani a crepare in una guerra ingiusta, di aggressione; e per conto di uno straniero, che sta tentando in tutti i modi di buttare a terra il nostro governo per preservare i suoi interessi energetici contro i competitori che fanno meglio, che vincono sul piano delle tanto decantate “leggi del mercato” (sempre ovviamente sorrette dall’azione politica, se si vuol smettere di fare gli ipocriti). Che sia o meno accettato, mani-festo vero cordoglio per le vittime e vicinanza a chi è stato colpito così duramente nei suoi affetti. Nemmeno mi metto adesso a gridare “via dall’Afghanistan”, perché mi confonderei con coloro che appoggiano di fatto forze eversive in sempre più accesa aggressione, con metodi bugiardi e vili, alla nostra politica estera, facendo magari finta di essere pacifisti, non violenti. Dico soltanto che, nel mentre mi unisco al dolore di un paese per le vite stroncate di poveri gio-vani, non smetterò di criticare duramente le azioni degli Usa e le connivenze di coloro che, in Italia, scaldano comodamente certe poltrone, gridando “vigliacchi” a quelli che resistono ad un’aggressione condotta in casa loro, nel mentre però si tengono a debita distanza da dove si muore. Vadano a combattere invece di intrallazzare e condurre oscure manovre per danneggiare anche i no-stri interessi economici in sede internazionale. Il tutto per far piacere ai loro “padroni”, industria e finanza italiane quali mignatte succhiatrici del corpo (produttivo) della nazione che, per essere aiu-tate in questo saccheggio, si mettono alle dipendenze di una potenza straniera. Nessuna difficoltà ad unirci a chi proferisce, senza urla isteriche: onore ai nostri soldati caduti. Solo disprezzo invece per una minoranza costituita dal ceto politico, giornalistico e affini, assieme ai loro padroni di riferimento: ben precise imprese industriali e finanziarie, asservite, per loro inte-ressi da sanguisughe, a gruppi dominanti americani. Così sia!


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