Le varie interviste al sindacalista Bonanni nonche’ la freschissima dell’AD Fiat Sergio Marchionne in tv, domenica sera dal timido Fabio Fazio sono servite per ribadire e confermare alcuni punti fermi dei chiario di luna che ci aspettano come cittadini e lavoratori. Le regole le detta il Padrone. L’accordo o il ricatto che sta venendo avanti a Pomigliano ad opera del capo della Fiat Marchionne, comunque la si giri, e’ questo. Quello che dovrebbe sbigottire e’ che i primi a permetterlo sono 2 sindacati su 3. Cisl e Uil. Il padrone fa il suo mestiere e fin qui non ci piove ma perche’ l’ombrello devono tenerglielo i sindacati e la claque? Perche’ il padrone dice che altrimenti va in Polonia a costruire le auto che poi compreremo in Italia. E se lo puo’ dire la Fiat oggi: ‘o accetti o me ne vado’ perche’ domani non puo’ dirlo un’altra azienda grande o piccola che sia? Ma le centinaia di fabbriche in lotta in tutti territori, Riello, Omsa, Innse, Bialetti, Dainese ecc ecc ecc ecc non hanno insegnato nulla? Almeno agli operai? Vogliamo sorvolare sulla cancellazione obbligatoria dello sciopero? Sulla riduzione obbligatoria della pausa? Sulla cancellazione obbligatoria del diritto alla malattia? Sull’obbligo della sosta pranzo solo a fine turno, per 1/2ora dopo 7,30 ininterrotte di lavoro alla catena? Sorvoliamo su tutto questo, per un attimo. E domandiamoci: ma il Piano Fiat, malgrado tutto questo, poi e’ sostenibile? Nessuno ha ancora smentito l’analisi di economisti come Guido Viale che entra nel merito produttivo dello stesso. Questo prevede che nel giro di 4 anni Fiat e Chrysler producano -e vendano- 6 milioni di auto all’anno: 2,2 Chrysler, 3,8 Fiat, Alfa e Lancia: un raddoppio della produzione. In Italia, 1,4 milioni: piu’ del doppio di oggi. La meta’ da esportare in Europa: in un mercato che gia’ prima della crisi aveva un eccesso di capacita’ del 30-35%; che dopo la sbornia degli incentivi alla rottamazione, e’ gia’ crollato del 15% (ma quello Fiat del 30). Quello che non si dice e’ che questo Piano Fiat non si fara’ mai. Non e’ una novita’. Negli ultimi 10anni di piani industriali la Fiat ne ha gia’ sfornati 7; ogni volta indicando il numero di modelli, di veicoli, l’entita’ degli investimenti e la riduzione di manodopera previsti. Tranne l’ultimo punto, degli obiettivi indicati non ne ha realizzato, ma neanche perseguito, nemmeno uno. Ma e’ un andazzo generale: se i programmi di rilancio enunciati da tutte le case europee andassero in porto (non e’ solo la Fiat a voler crescere) nel giro di un quinquennio si dovrebbero produrre e vendere in Europa 30 milioni di auto all’anno: Il doppio delle vendite pre-crisi. Un’autentica follia. La questione quindi potrebbe essere vista da un’altra prospettiva. E’ l’Italia che dovrebbe chiedersi se ha ancora interesse a rimanere nell’azionariato Fiat (non la Fiat se ha ancora interesse a produrre auto in Italia). Il mercato e’ saturo; Le auto si vendono solo con gli incentivi statali (il guadagno dell’impresa lo sovvenziona lo Stato, cioe’ tutti noi). Ha un senso? Forse sarebbe meglio una nuova politica economica (green economy, turismo, agricoltura) con una prospettiva di medio-lungo termine a favore dei cittadini e non dei soliti pseudocapitalisti (i capitalisti, quelli veri di stampo anglosassone, se non sono capaci, falliscono). Gli operai, faranno il referendum per scegliere. Siamo arrivati al punto di vedere lavoratori che non possono sputare su elemosine cosi ipocrite dei padroni?
Ne vogliamo parlare, almeno ?? (Tratto da: http://www.finansol.it)
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