di Gaspare Armato Parliamoci chiaro, la Storia è un’entità viva, è un’essenza che respira, che parla, che ascolta, che comunica, è un essere che ha una indelebile memoria. Anzi, vive della propria memoria, vive dei propri ricordi. Diceva il Santayana: Coloro che non ricordano il passato, saranno condannati a viverlo di nuovo. E allora penso sia giunto il momento di conoscere questa Storia, questa Signora che ci cammina intorno, che ci accompagna giorno e notte, che a volte si ribella in Asia a volte in Africa, a volte si appacifica in Europa, a volte si nasconde in Australia, a volte addirittura cambia volto in America. Eppure è sempre con noi, in un vicolo buio ad aspettare con un colpo in canna, in una piazza dietro un corteo a prima vista pacifico, in un’immagine di una donna violentata dalla repressione, in un urlo dedicato alla libertà. Prepotente ci segue, e non ce ne accorgiamo, anzi la fuggiamo spaventati. Ecco perché è bene sapere con chi si ha da fare. Ragiono dunque che bisogna farla uscire dai licei, dalle università, dalle istituzioni, farla scendere dal piedistallo che gli studiosi gli hanno dato, liberarla da tutti quei termini altisonanti, da quei concetti misteriosi e indecifrabili che solo gli addetti ai lavori penetrano. Ma servono due elementi affinché accada tutti ciò. Uno è la curiosità, l’altro è la passione. Se non c’è curiosità non c’è ricerca, se non c’è passione non c’è conoscenza. Due elementi che vanno mano nella mano, che passeggiano insieme. Sì, passeggiano, perché la Storia deve passeggiare con noi, deve essere nostra amica, consigliera, deve incoraggiarci, e nello stesso tempo dobbiamo comprenderla. Comprenderla, non criticarla, giacché non va giudicata. Ogni episodio, ogni avvenimento, ogni misfatto va inquadrato nel corrispondente periodo di tempo, in quella corrispondente struttura mentale, ogni periodo va studiato come parte di un continuum. Marc Bloch diceva che è facile giudicare col senno di poi, è facile dire io avrei fatto così, avrei preso queste e quelle decisioni: Malauguratamente, a forza di giudicare, si finisce, quasi fatalmente, per perdere persino il gusto di spiegare. Siccome le passioni del passato mescolano i loro riflessi ai preconcetti del presente, la realtà umana non è più che un quadro in bianco e nero. Mai e poi mai aborrire eventi che hanno caratterizzato il nostro percorso evolutivo, mai gettare pietre al passato, mai rifiutare ciò che ancora oggi ci fa vivere. La Storia, ripeto, va compresa. Abbiamo or ora introdotto il concetto di continuum, visto che la Storia è collegata, momento attuale a momento precedente, momento precedente a momento remoto. La Storia è un tutt’uno che non si può separare, neanche per studiarlo isolatamente, non lo penetreremo mai. E ancor più: la Storia è globale, avvenimenti accaduti in Italia, in un certo qual modo, hanno ripercussioni o radici o legami con altri avvenuti vuoi nei Paesi limitrofi vuoi in quelli distanti. Osservo allora che si dovrebbe integrare lo studio della Storia europea con quella americana, indiana, cinese, e via dicendo, magari un’infarinatura, magari nelle linee generali. Una buona civilizzazione inizia da una buona coscienza storica, dall’accertare da dove veniamo, chi siamo stati. Mio nonno insisteva che per conoscere me bisognava conoscere mio padre, lui, suo padre, il padre di suo padre, bisognava conoscere il passato recente e il passato remoto, bisognava, asseriva con forza, conoscere i miei avi e la storia del loro dintorno. E io, tu, tutti, siamo frutto delle decisioni prese ieri e l’altro ieri, siamo frutto delle loro idee, così come i nostri figli saranno e sono il frutto di questa nostra società. E allora abbiamo bisogno che sia a noi più vicina, che coloro che la insegnano siano capaci di attirare curiosità e passione dello studente, delle persone in generale. Il divulgatore si servirà di immagini, slides, si servirà di video, si servirà di aneddoti, si spiegherà con parole semplici e facili. Adopererà una saggistica chiara, si avvarrà di congressi, conferenze, tavole rotonde aperte e adatte a tutti i tipi di pubblico, utilizzerà i media, la rete, i social network, i siti e i blog, impiegherà tutti quei mezzi che l’evoluzione storica, che la stessa Storia, ci ha messo a disposizione affinché la sua memoria sia tramandata, perpetuata. Giacché la Storia è un essere vivo.
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