(Fonte: altrenotizie.org)
di Michele Paris
I nuovi dati resi noti qualche giorno fa dall’Ufficio del Censimento degli Stati Uniti, rivelano il durissimo impatto sulla popolazione americana della recessione iniziata nell’autunno del 2008. I numeri ufficiali, pur sottovalutando gli effetti della crisi sulla classe media e i lavoratori d’oltreoceano, evidenziano sia un drammatico aumento del livello di poverta’ nel paese teoricamente piu’ ricco del pianeta, sia il sostanziale fallimento dell’amministrazione Obama in ambito economico a quasi due anni dal cambio della guardia alla Casa Bianca.
A livello generale, il numero degli americani costretti a vivere al di sotto della soglia ufficiale di poverta’, cosi come definita dal governo, nel 2009 e’ salito a 43,6 milioni, con un incremento di 3,8 milioni rispetto al 2008. Tale numero e’ il piu’ alto mai registrato dal ‘Census Bureau’ da quando inizio’ a raccogliere i dati mezzo secolo fa. In termini percentuali si e’ passati dal 13,2 per cento del 2008 al 14,3 per cento dello scorso anno, cioe’ il tasso piu’ elevato dal 1994.
Le conseguenze della situazione economica negli USA hanno prodotto nel paese una situazione non troppo differente da quella che aveva spinto il presidente Lyndon Johnson a lanciare la cosiddetta ‘Guerra alla Poverta” nella prima meta’ degli anni Sessanta e che aveva portato all’approvazione, tra l’altro, dell’Economic Opportunity Act e del Social Security Act, rispettivamente nel 1964 e 1965. Oggi come allora, il numero delle famiglie ridotte in poverta’ sfiora i nove milioni.
Come prevedibile, gli effetti piu’ pesanti riguardano la popolazione adulta in eta’ lavorativa e soprattutto i bambini. Tra i minori, la percentuale di poverta’ tra il 2008 e il 2009 e’ passata dal 19,4 al 20,7. Una realta’ che appare il risultato di una risposa alla crisi che – con il pieno appoggio del governo democratico – ha prodotto licenziamenti di massa e drastici ridimensionamenti delle retribuzioni dei lavoratori americani. Meno peggio, relativamente, e’ andata invece per la popolazione anziana, protetta dalla sia pur debole rete assistenziale pubblica, la cui percentuale al di sotto della soglia di poverta’ e’ scesa dal 9,7 all’8,9.
L’incidenza della recessione piu’ grave dagli anni Trenta del secolo scorso e’ risultata poi peggiore per le minoranze etniche. Se pressoche’ ogni gruppo razziale e’ stato colpito duramente, a pagare il prezzo piu’ caro sono stati neri e ispanici. Mentre per la popolazione bianca la percentuale di persone sotto la soglia di poverta’ e’ salita al 9,4 nel 2009, per i neri e’ stata del 25,8 e del 25,3 per gli ispanici.
La perdita di milioni di posti di lavoro si e’ inoltre tradotta per molti nella perdita della copertura sanitaria, dal momento che quest’ultima negli Stati Uniti e’ in gran parte garantita dai contratti di impiego. Nell’anno in cui era arrivata la prima approvazione della cosiddetta riforma sanitaria del presidente Obama, il numero di americani sprovvisti di qualsiasi copertura ha sfondato il tetto dei 50 milioni (16,7 per cento) per la prima volta dal 1987. Nel 2008 i non assicurati erano 46,3 milioni, pari al 15,4 per cento della popolazione.
Scorrendo i dati dell’Ufficio del Censimento si scorgono numerosi altri segnali della profondissima crisi sociale in cui versano gli Stati Uniti. Oltre al declino del livello medio dei redditi, e’ evidente l’incapacita’ del governo di garantire una redistribuzione della ricchezza in un frangente nel quale piu’ se ne sarebbe sentita la necessita’. Al contrario, nel 2009 il venti per cento della popolazione ha guadagnato oltre la meta’ del reddito complessivo, mentre addirittura il cinque per cento ha avuto quasi il 22 per cento del totale.
Se gia’ questi numeri bastano a disegnare un quadro drammatico, a cio’ vanno aggiunti quei milioni di americani che non rientrano nella categoria di poveri solo per le cifre governative. La soglia ufficiale di poverta’ e’ fissata ad un reddito annuale di 22.050 dollari per una famiglia di quattro persone e di 10.830 dollari per un adulto single. Queste cifre, che gia’ di per se’ non garantiscono un livello di vita decente, non sono oltretutto aggiustate su base geografica, giacche’ il costo della vita, ad esempio, nelle grandi citta’ e’ di gran lunga superiore a quello delle aree rurali e i parametri si basano su parametri e necessita’ vecchi di cinquant’anni.
Il quadro e’ destinato poi a deteriorarsi nei prossimi mesi. Gia’ a fine anno si esauriranno infatti i sussidi di disoccupazione di cui godono circa tre milioni di americani e la cui piu’ recente proroga era stata approvata dal Congresso a grande fatica. Non molto piu’ rosee sono anche le prospettive a medio termine. Il modello economico lungo il quale si sono incamminati gli Stati Uniti ”’ e non solo ”’ secondo una previsione del think tank ‘Brookings Institution’ spingera’ altri dieci milioni di americani al di sotto della soglia di poverta’ ufficiale entro la meta’ del decennio.
La pubblicazione del rapporto dell’Ufficio del Censimento e’ stato accolto con una sostanziale indifferenza da un Barack Obama impegnato ad incontrare i vertici di alcune delle piu’ influenti corporation statunitensi. In una nota formale la Casa Bianca si e’ limitata a ricordare i presunti benefici del proprio pacchetto di stimolo all’economia approvato a inizio 2009 che avrebbe evitato una situazione ancora peggiore. Una consolazione molto modesta per quei milioni di americani che hanno perso il lavoro, la casa o la copertura sanitaria.
Per quanto modesti, gli effetti del momentaneo allargamento dei cordoni della spesa pubblica in questo biennio si assottiglieranno ulteriormente il prossimo anno, quando le nuove cifre sulla poverta’ negli USA riveleranno verosimilmente una realta’ ancora piu’ pesante. Le prossime statistiche, infatti, mostreranno tutte le conseguenze degli aumenti delle spese sanitarie e dei servizi pubblici, il cui impatto sta gia’ facendo sprofondare nell’indigenza un numero sempre piu’ elevato di cittadini abbandonati a loro stessi da un sistema politico in grado di rispondere esclusivamente ai grandi interessi economici e finanziari americani.
(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)
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