Intorno a questi movimenti e a queste pratiche si e’ andata costruendo la scienza dell’economia, che ha finito (abusivamente!) per coincidere con il capitalismo stesso.A questo modo di interpretare l’economia si sono opposti il movimento marxista, i sindacati e gli altri movimenti solidaristici della cooperazione e della mutualita’. Era fin troppo evidente che il fondamento della liberta’ vissuto dal capitalismo liberista contrastava con quello della uguaglianza, costitutivi entrambi del nucleo dei ‘diritti dell’uomo’. L’economia smarri’ il suo fondamento etico costituito dalla sua appartenenza all’ordine dei ‘mezzi’ e non a quello dei ‘fini’: l’accumulo di ricchezza non puo’ risultare fine primario della sua produzione senza provvedere ad una sua equa distribuzione. L’etica economica e’ parte di quella umana che si fonda sul principio secondo cui non sunt facienda mala ut veniant bona (non si puo’ fare una cosa cattiva perche’ ne venga una buona)…neppure per far quadrare i conti! Il principio etico dell’uguaglianza non rientra nell’orizzonte del capitalismo, che, nella migliore delle ipotesi, si limita ad essere ‘benevolo’ o ‘compassionevole’ (capitalismo compassionevole). Oggi ‘liberta” ed ‘uguaglianza’ sembrano possedere una comune cittadinanza, la cui attuazione pero’ stenta a dar vita ad una politica adeguata ed efficace. Ugualmente ai nostri giorni una grave crisi sta attraversando l’economia di tutto il mondo e si assiste alla corsa per ridurne gli effetti. Ma gli effetti sulle persone e sulle popolazioni (non sulle rendite finanziarie e i loro utilizzatori) passano attraverso due modalita’: le regole fondate sull’etica da una parte e la solidarieta’ dall’altra. Amartya Sen dice che ‘benessere e progresso devono essere ripensati; senza regole non e’ possibile realizzarli’. Da qualche tempo, da questa crisi, l’ha imparato anche il nostro ministro Tremonti. Egli docet che ‘le crisi insegnano ai popoli l’economia…come le guerre la geografia’: si spera che anche lui abbia imparato la lezione! Una delle regole fondamentali della distribuzione equa e’ quella della solidarieta’. Gli Stati europei hanno a tal fine costruito i sistemi di welfare, che insieme alla uguaglianza hanno garantito la democrazia dei popoli (Rizza, Welfare e Democrazia). Oggi, con la crisi anche del welfare, si chiedono modalita’ nuove di realizzare la solidarieta’, che rimane il vincolo umano piu’ efficace per garantire liberta’, uguaglianza e democrazia. Non mancano in questi nostri tempi segnali positivi che vanno verso un capitalismo solidale o della solidarieta’. L’esperienza del microcredito, promosso e diffuso dall’economista MuhammadYunus, comincia a diffondere la cultura secondo cui e’ possibile realizzare un’attivita’ ‘capitalistica’ partendo dal basso e coinvolgendo, nella responsabilita’, i tradizionalmente esclusi, senza contare sull’intervento assistenzialistico. Il business sociale e’ il nuovo tipo di attivita’ economica che ha di mira la realizzazione di obiettivi sociali anziche’ la massimizzazione del profitto. Il sogno di Yunus e’ che il business sociale guidi la prossima grande trasformazione del mondo. Un altro segnale proviene dagli USA, capitale del capitalismo e del privato. Avanza ‘la terza via del capitalismo’ in cui l’imprenditore mette insieme l’efficienza del management di impresa e l’impegno per la lotta alle disuguaglianze e per la diffusione e la qualita’ dei servizi sociali. Alla testa di questa politica innovativa ci sono il presidente Obama e ilsindaco di New York, Bloomberg, che ha affidato ad uno studioso di Scienze Politiche dell’universita’ di Harvard (autore di The Power of Social Innovation) il compito di migliorare i servizi pubblicireinventando lo Stato e volgendolo verso i piu’ deboli. L’economista Paul Krugman (La coscienza di un liberal) qualche anno fa, criticando aspramente la politica americana iniziata da Reagan e proseguita da Bush, aveva scritto che una societa’ poteva aspirare ad essere egualitaria e democratica se supportata da istituzioni che limitano eccessi di ricchezza e di poverta’. Sono segnali di ottimismo! Dalla crisi e’ possibile uscire attraverso la pratica della solidarieta’ e la ricerca del bene comune, risolvendo l’ossimoro ‘capitalismo’ e ‘solidarieta”.
(Tratto da: http://www.benecomune.net)
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