
Eppure per numerosi critici l’accantonamento previsto per il secondo tipo di attivita’ e’ troppo blando e quello per il primo tipo di attivita’ troppo severo, penalizzando, di fatto, l’attivita’ di credito ordinario delle banche e scoraggiando la loro propensione ad ottemperare a quello che dovrebbe essere il loro compito principale: finanziare con i propri impieghi gli investimenti delle imprese. Se questo fosse vero, Basilea III produrrebbe di fatto un risultato perverso che va in direzione contraria ai suoi stessi auspici: quello di spingere le banche verso il trading e non verso l’attivita’ di intermediazione creditizia. In questo scenario la lunghezza del periodo transitorio rendera’ comunque l’applicazione delle regole di Basilea III molto graduale nel tempo impedendoci di valutare sin da ora la portata e gli effetti della riforma.
Nel frattempo l’episodio Unicredita’ invita ad una riflessione sulla natura delle banche dopo la crisi. Unicredit, e con essa Profumo, e’ sempre stata in Italia l’alfiere del modello anglosassone, la leader nell’orientamento all’efficienza e alla creazione di valore per l’azionista degli istituti di credito e nella separazione tra banca e politica. Assieme a questo aspetto pero’, coerentemente con l’impostazione anglosassone, Unicredita’ e’ stata anche la leader italiana nell’utilizzo deiderivati e nel far ricorso ad attivita’ non di tradizionale intermediazione per migliorare la propria redditivita’ (per fortuna non arrivando agli estremi delle banche d’affari piu’ esposte in Europa e negli USA). Quest’ultimo aspetto l’ha messa in difficolta’ piu’ di altre al momento della crisi finanziaria e l’ha costretta a ricorrere all’aiuto delle fondazioni e della politica per uscire dall’emergenza nel momento piu’ delicato della crisi. Quella stessa politica oggi pare prendersi la rivincita determinando un avvicendamento cosi’ clamoroso ai vertici ed interrompendo il lunghissimo regno di Profumo. Solo il futuro potra’ dirci se questo colpo di scena segnera’ un ritorno alla commistione deteriore tra sistema bancario e politica o se invece sara’ avviata una stagione nella quale l’obiettivo della banca restera’ quello della creazione di valore economico (per l’economia e non solo per se’, per tutti e non solo per gli azionisti), vero e non fittizio attraverso l’attivita’ di intermediazione creditizia, evitando quegli eccessi della finanza derivata che gonfiavano i profitti e mettendo a rischio i risparmi dei cittadini. (Tratto da: http://www.benecomune.net)
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