Adro: la scuola marchiata’

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

La vicenda di Adro e’ nota a tutti. Oscar Lancini ha imposto ovunque nell’edificio ed all’esterno il simbolo del suo partito. Ma gioca sull’equivoco e lo trasforma in un antico simbolo ‘celtico’. Una vicenda penosa ed emblematica.

Il paradosso della querelle che sta appassionando alcuni e che riguarda la ‘leghizzazione’ di un piccolo edificio scolastico di paese sta nel fatto che al momento il sistema formativo italiano e’ a pezzi.

Al di la’ di ogni ragionevole dubbio il ‘marchio’ imposto su tappeti, pareti, porte, cartelli, secchi della spazzatura e persino sul tetto della scuola e’ esattamente eguale a quello della Lega.

Per fare un esempio, la croce uncinata o svastica e’ un simbolo antichissimo, risalente al neolitico, ma nessuno sarebbe in grado di sostenere che non e’ rappresentativa del nazismo se colorata di nero ed inserita in un cerchio bianco posto all’interno di un rettangolo di colore rosso.

Cosi e’ evidente come Lancini abbia imposto una identita’ di partito ad un luogo pubblico.

Il fatto e’ ovviamente intollerabile, perche’ uno stato democratico non ammette l’imposizione di ‘segnali identificativi di una formazione politica’ all’interno o all’esterno di luoghi che sono ‘comuni’, ovvero utilizzati da tutti i cittadini.

I regimi, al contrario, amano molto marchiare il territorio e gli esempi sono sparsi per il mondo ed anche in Italia. Durante il ventennio si apponeva il fascio ovunque e dopo la Liberazione i democratici ebbero un gran da fare per eliminarli, senza riuscirci neppure del tutto, tanto che ancora oggi qualcuno di quei macabri emblemi sopravvive ancora.

Il sindaco di Adro e’ l’esempio tipico del celtico-padano. Era gia’ arrivato agli onori della cronaca quando nell’aprile di quest’anno aveva deciso di ‘tagliare’ la mensa scolastica alle famiglie in ritardo col pagamento della retta.

Allora una mamma di origine nordafricana dichiaro’: “Il pagamento della mensa e’ di oltre 50 euro al mese: per noi e’ una cifra altissima, che non riusciamo assolutamente a fronteggiare’.

Un’altra madre scrisse a Lancini di aver “pagato le rette di febbraio e marzo con un leggero ritardo” ed che “quand’anche il Comune fosse sull’orlo della bancarotta mi sarei aspettata piu’ attenzione, prudenza e rispetto prima di umiliare una bambina di 10 anni davanti ai suoi insegnanti e ai suoi compagni”. Per altro, norme alla mano, la decisione presa dall’esponente leghista  non rispettava l’obbligo di frequenza del tempo mensa previsto dall’art. 1 della legge n. 176 del 2007.

La signora di Adro aveva concluso: “Siccome sono una madre di famiglia che lavora, separata con tre figli, forse potrebbe ancora accadere in futuro che saldi la tariffa oltre la scadenza fissata per mancanza di tempo. In tal caso vorrei essere avvertita per posta della minacciata espulsione di mia figlia dalla mensa scolastica. Naturalmente sono disponibile a rifondere il Comune del costo del francobollo”.

Ora il primo cittadino del comune in provincia di Brescia (neppure 6.500 abitanti) ha pensato di essere il Federale del suo paesello ed e’ partito con l’operazione ‘sole delle alpi’.

Dopo le proteste di cittadini e genitori e con un inammissibile ritardo il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha chiesto la rimozione dei simboli leghisti dalla scuola, anche se non ha specificato come e quando.

A questo punto Lancini ha risposto al rappresentante del governo: “Se me lo dice Bossi, rimuovo i simboli non domani, ma ieri”.

Cosi si e’ scoperto che il sindaco ha bisogno dell’autorizzazione del suo Duce per ottemperare ad un ordine proveniente dall’esponente di un governo del quale fa parte anche il suo stesso partito. Addio Stato democratico.

Per altro Lancini non ha avuto il coraggio di affermare la sua idea ‘proprietaria’ e ‘totalitaria’ della democrazia, perche’ ha spiegato: “Se lo tolgo dalla scuola, allora faccio lo stesso con gli edifici pubblici su cui e’ presente da secoli. Altrimenti niente”.

Ovviamente su nessun edificio al mondo (se non nelle sezioni della Lega) e’ presente il ‘marchietto’ bianco-verde apposto sulla scuola.

Il coraggio di dire la verita’ e’ merce rara in questo Paese, specialmente tra i celtico padani. Per chiunque sia dotato di un minimo di ragionevolezza i sostenitori del Carroccio sono protagonisti di continue battaglie xenofobe e razziste, ma quando viene fatto loro notare negano, affermando il contrario.

Il leader Bossi, per capire come stanno realmente le cose, e’ un altro personaggio davvero bizzarro. Mattia Feltri in un articolo per ‘La Stampa’ di qualche anno fa ha raccontato di lui: ‘Venticinquenne, si iscrisse a una scuola privata, e quasi trentenne intasco’ il diploma scientifico. Non soddisfatto, Bossi provo’ a diventar dottore, e si cimento’ nei corsi di Medicina. Nell’aprile del 1975, l’attempato studente pote’ infine calzare l’alloro: ‘Decidemmo di sposarci in agosto. In aprile Umberto diede a tutti la grande notizia: mi sono laureato, presto avro’ un impiego come medico. Non facemmo nessuna festa, ma corsi a comprargli un regalo, la classica valigetta in pelle marrone’, ricordo’ intervistata da ‘Oggi’ la prima moglie, Gigliola Guidali. La qual Gigliola, tempo dopo, fiuto’ la balla. E Umberto, che tutte le mattine usciva di casa destinato allo stetoscopio, confesso’: ‘E’ vero, ma e’ questione di sei mesi. Poi saro’ dottore’. I mesi diventarono anni, e sette per la precisione. Trascorsi i quali, perduta la moglie causa divorzio, Bossi condusse la madre a Pavia per la trionfale discussione della tesi; la genitrice, pero’, attese in auto e le parve sufficiente’.

Lasciando da parte il controverso rapporto dei leghisti con la verita’, sulla scuola e’ intervento anche don Giammaria Fattorini, parroco di Adro, che invece di pensare al suo gregge di fedeli ha ritenuto di scrivere un messaggio poi letto in tutte le messe celebrate nel comune della Franciacorta.

Il sacerdote, al quale nessuno ha mai fatto studiare la Costituzione ed insegnato i fondamenti sui quali si basa un sistema democratico, ha affermato: “La mia idea, che sento condivisa da molti, sulla questione e’ che si sta esagerando da entrambe le parti”. Secondo il prete “se ne sta approfittando del posto di potere dato loro dalla stragrande maggioranza della popolazione” ma anche le minoranze politiche, che “avendo dichiarato guerra all’ultimo sangue ai vincitori alle urne, non perdono occasione per dare contro”.

Peccato che ‘marchiare’ gli edifici pubblici con simboli ‘privati’ non sia previsto dalla nostra Carta, per cui non si vede dove stia ‘l’esagerazione’.

L’episodio di Adro potrebbe apparire come un fatto marginale di cronaca di provincia, ma non e’ cosi. E’ piuttosto lo specchio di una sempre piu’ preoccupante deriva totalitaria, che ormai dilaga nel Paese. Ed una domanda sorge spontanea: nessuno, opposizione compresa, si e’ resa conto nei lunghi mesi nei quali si e’ costruita la scuola, che spuntavano ‘soli della alpi’ ovunque?

Mentre il sistema scolastico pubblico crolla, distrutto da anni di abbandono e demagogia e definitivamente devastato dal governo Berlusconi il problema di cosa si insegnera’ ad Adro non interessa nessuno. Cosa avranno capito i bambini laggiu’ della guerra del ‘marchio’?

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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