Sono un capitalista

Sono un capitalista. Sono un capitalista e me la passo bene. Possiedo molti beni, molti immobili in giro per il mondo. Aerei privati per il business e imbarcazioni da diporto. Faccio vacanze in localita’ che voi nemmeno vi sognate. Sono un capitalista da sempre, come quasi tutti quelli della mia generazione. Ho ereditato i capitali dai miei avi, sono nato capitalista. Non e’ difficile fare il capitalista, non servono particolari competenze. Non serve avere una grande cultura ne’ elevato q.i. Non serve nemmeno lavorare, se e’ per quello. Sono i capitali che lavorano per te. Che corrono in giro per il mondo, tornando indietro con gli interessi. I soldi si fanno con i soldi, non con il lavoro. Ci sono dei fessi che si ammazzano di lavoro dalla mattina alla sera e non fanno altro che accumulare debiti. A volte ci penso, la mattina mentre faccio colazione e guardo giu’ in strada, dal mio attico. Tutti in coda verso il lavoro, con le loro macchinine comprate a rate ‘¦ Dio mio, che patetici!

Certo, per fare il capitalista qualcosina devi saper fare. La cosa piu’ importante che occorre saper fare e’ parlare bene in pubblico, figa, questo e’ fondamentale. Bisogna saper parlare bene in pubblico tanto piu’ se il pubblico e’ gia’ ben predisposto, come per es. la platea di Rimini. Quella del meeting dell’amicizia (amici di chi?). Quella di comunione, fatturazione, sussidiarieta’ e opla’: sempre dalla parte degli ultimi, come conviene ad ogni buon cristiano. Infatti sono stati ospitati per esporre le loro ragioni gli ultimi, gli umili, gli oppressi. E se non siete nemmeno capaci di parlare bene in pubblico (come me, per es.), non c’e’ problema. Esistono figure specializzate (si chiamano manager) che voi pagate (tanto, ahime’) e le mandate la’ a parlare in vece vostra. Come per es. quel tizio col maglioncino blu, quel capitano coraggioso che ha l’ardire di investire addirittura in Italia! (dopo solo quarant’anni che il contribuente italiano ripiana le perdite dell’azienda che amministra). Certo, in cambio di qualcosina sui diritti e la dignita’ dei lavoratori. E gli tocca pure il grattacapo di dover rimettere in riga quelle tre zecche di Melfi che osano alzare la crestina ‘¦ ma adesso li mette a posto lui, li mette ‘¦ hi hi hi. Oppure come quel banchiere pelatino (stipendio 3,8 mln ‘¬) che si vanta di aver fatto la scommessa di assumere mille ragazzi (tacendo sul dettaglio di aver tagliato salari e ferie, ma ammiccando al segretario sindacale seduto accanto che ha firmato quel bel accordo). E la platea ammirata giu’ ad applaudire, a dire che bravo, che coraggio! Quella bella platea colorata, con le loro magliette con su scritto ‘si, sono tutti miei ‘¦’ perche’ crescete e moltiplicatevi, perche’ il numero e’ potenza, perche’ gott mita’ uns.

E’ facile fare il capitalista perche’ se ti va bene, ti va bene. Se ti va male, se fai qualche sbaglio (capita a chi non sa cosa sta facendo), ti va bene lo stesso. Come si dice in inglese? Too big to fail. Se sbagli, qualcun altro paghera’. Nell’autunno 2008 ce la siamo vista davvero brutta, noi capitalisti. u successo qualcosa, non so bene cosa, ma di davvero molto brutto. Si temeva che andasse tutto all’aria. ‘Collasso globale’, dicevano. Poi qualcuna ha pagato il conto (una bazzecola: oltre 5.000 miliardi di usd, roba da fare impallidire i fondi stanziati per il piano Marshall). Hanno pagato quei fessi che si mettono in coda al mattino con le loro utilitarie ‘¦ hi hi hi. Gli stati nazionali, che si finanziano con le tasse di quei fessi che lavorano (almeno, di chi ancora ce l’ha un lavoro ‘¦ hi hi hi), hanno ripianato i buchi fatti da noialtri. Solo che ora gli stati nazionali, ovviamente, hanno meno fondi per quei fessi. Per le loro scuole, i loro ospedali, le loro pensioni. Quindi tagliare, tagliare, tagliare! Zac, zac, zac! E i fessi a dire: ‘beh, certo. Bisogna essere ragionevoli. Bisogna fare sacrifici, c’e’ la crisi ‘¦’

Dio santo, che patetici ‘¦
Mi piace fare il capitalista.

(Tratto da: http://www.finansol.it)

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