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Nel mondo di oggi, ci curiamo della nostra liberta’ e della nostra individualita’. E, come hanno ben capito i pubblicitari di automobili, un po’ di esperienza ci fa sentire piu’ autonomi di una corsa veloce su una decappottabile. Modernita’ fa rima con mobilita’. La nostra economia dipende dalla circolazione libera e rapida di merci e persone e la tecnologia per il trasporto e’ stata ideata su misura per realizzare i nostri bisogni. Inizialmente le ferrovie trasportavano persone e beni a velocita’ mai immaginate fino ad allora, mentre le navi a vapore circolavano in tutto il globo. Successivamente, nel ventesimo secolo, sono stati gli aerei a permetterci di viaggiare ancora piu’ velocemente. Eppure, per molte persone la mobilita’ e’ legata alle automobili. Le auto non solo hanno permesso agli abitanti delle zone rurali di liberarsi dall’isolamento in cui avevano vissuto, ma grazie a queste i cittadini hanno potuto raggiungere le campagne. Le classi medie danno per scontato l’avere un’automobile, mentre per i piu’ poveri possedere un’auto e’ segno e strumento di avanzamento. Ma e’ sostenibile la nostra mobilita’ moderna? Siamo di fronte ad una crisi energetica, climatica ed economica – e forse addirittura ad una crisi di mobilita’. Negli ultimi due anni, secondo le stime dell’ONU, la popolazione mondiale e’ divenuta per lo piu’ urbana. Per la prima volta, la maggior parte di noi vive nelle citta’ e questa maggioranza crescera’ rapidamente. Pero’ la vita urbana ci pone di fronte ad una sfida contro la mobilita’ automobilistica. Nelle citta’, le macchine consentono una mobilita’ accomodante – ma soltanto quando il traffico non si fa fitto. [Le auto] evitano agli automobilisti di fare ritardi e di sbarazzarsi di tutti quei fastidi causati da autobus, treni e marciapiedi. In altri termini, un’auto fa da involucro d’acciaio per proteggere gli automobilisti dai propri concittadini. Ma questa protezione ha un prezzo: se non una perdita di civilta’, allora certamente di mobilita’ urbana, dato che le auto ostruiscono le strade. La persone credono ancora che valga la pena di guidare in citta’. Ma per la comunita’ nell’insieme, il dover lasciare spazio alle auto significa riservare un’ampia parte della citta’ ad una rete costosa di autostrade e parcheggi – che comunque non riesce a stare al passo con il crescente parco automobilistico. Tra costruzioni di strade e colpi di clacson, la tanto lodata liberta’ della strada aperta svanisce in uno specchietto retrovisore. Se continuiamo ad affollare con le auto le nostre citta’ – non soltanto Londra o Los Angeles, ma anche Mumbai e Shanghai – resteremo con una scarsa mobilita’ e avremo delle citta’ a malapena funzionali. Cio’ ci conduce allo stato dell’industria automobilistica. Sebbene la crisi dell’industria automobilistica americana abbia molte cause, la sua soluzione potrebbe affondare nella crisi della mobilita’. Gli USA sono sempre stati il modello di societa’ mobile, in cui le persone sono disposte a far su armi e bagagli e spostarsi in un altro luogo – se non in un altro territorio nel west, almeno in un sobborgo piu’ distante, una traversata lontano dalla vecchia abitazione. Gli U.S.A. sono invidiati da tutto il mondo anche perche’ sono stati il primo paese in cui la gente comune possedeva delle auto e perche’ e’ ancora la nazione in cui le persone guidano auto enormi. Percio’ le citta’ sono state ricostruite tenendo conto delle auto e delle autostrade. Anche quando il business automobilistico diventava un fenomeno globale, quello statunitense restava una razza a parte. Sebbene in Europa la Ford e la General Motors costruissero automobili piccole, riuscivano tuttavia a fare i soldi in casa convincendo gli abitanti a comprare dei mostri succhia-benzina che garantivano il dominio della strada aperta. Detroita’ deve il suo notevole successo secolare alla capacita’ delle case produttrici di automobili di confezionare una mobilita’ pratica con una fantasia improbabile. Questi giorni potrebbero essere finiti. Il crollo economico mondiale e’ avvenuto subito dopo l’esplosione del prezzo del petrolio del 2008, che si e’ rivelato essere di breve durata ma e’ probabile che si ripresenti visto che i rifornimenti mondiali di petrolio sono stati spinti fino al limite. Le nuove tecnologie come le batterie al litio e le macchine ad idrogeno promettono di liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili senza doverci separare dalle nostre automobili, ma anche la scoperta piu’ strepitosa non potra’ sostituire abbastanza presto il nostro parco automobilistico. Quando arrivera’ qualcosa per rimpiazzare le auto che conosciamo – e qualcosa accadra’, finalmente – potremmo gia’ aver avuto la possibilita’ di ripensare alla nostra dipendenza da queste. Alcuni di noi rinunceranno volontariamente alla mobilita’ moderna. Tuttavia la fine del petrolio a basso prezzo – assieme alla recessione – ci invita a stare lontani dalle auto prese in prestito, a vendere la seconda auto, a guidare meno, ad usare le auto in condivisione, a scegliere veicoli piu’ piccoli, al trasporto pubblico, ad usare le biciclette o ad andare a piedi, o trasferirci in quartieri periferici in cui si cammini a piedi e si usino i mezzi pubblici per i collegamenti con il centro. Gli economisti che ritengono tranquillamente che le quantita’ di auto vendute prima del 2008 sono ‘normali’, perche’ gli americani ‘hanno bisogno’ delle loro auto, fraintendono la natura del mercato automobilistico. Le grandi automobili, i lunghi spostamenti e i grandi auto-parcheggi hanno i loro vantaggi ma potremmo vivere senza questi. Eppure la crescente classe media degli altri paesi vuole emulare il sogno americano – ed essere capaci di guidare in citta’ e imbottigliarsi nel traffico, proprio come gli occidentali. Inoltre, molti governi muoiono dalla voglia di costruire autostrade e promuovere l’industria automobilistica nazionale. E ancora, se gli occidentali modaioli vanno sempre piu’ in bici, camminano a piedi e usano i treni, forse i ricchi asiatici faranno lo stesso, e forse i loro governi cominceranno a dubitare che le auto siano la soluzione del futuro. E’ difficile immaginare un mondo in cui guidare automobili sia passato di moda. Ma e’ inevitabile che un giorno questo accadra’ e forse quel giorno non e’ troppo lontano. Fonte: www.project-syndicate.org Traduzione a cura di NINO VITALE per www-comedonchisciotte.org |
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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