L’accesso all’acqua è un diritto umano, storico voto all’ONU

acquaDopo 15 anni di dibattiti approvata la risoluzione GA/10967 delle Nazioni Unite che dichiara l’accesso all’acqua pulita un diritto umano. Oltre due miliardi e mezzo di persone in condizioni igienico-sanitarie insufficienti. Ne muoiono ogni anno un milione e mezzo di bambini.

New York, 28 luglio.  L’accesso all’acqua potabile è uno dei diritti fondamentali, un “diritto umano”. Lo stabilisce una risoluzione delle Nazioni Unite, approvata dall’Assemblea generale dopo più di 15 anni di dibattiti, che propone di inserire nella Dichiarazione universale dei diritti umani l’accesso all’acqua.

Il documento, non vincolante, era stato presentato dalla Bolivia ed è passato con il voto a favore di 122 Paesi, nessun contrario e 41 astensioni. Nel testo si afferma che «l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita». E si invitano gli Stati e le organizzazioni internazionali ad adoperarsi per fornire aiuti finanziari e tecnologici ai Paesi in via di sviluppo, esortandoli ad «aumentare gli sforzi affinché tutti nel mondo abbiano accesso all’acqua pulita e a installazioni mediche di base».

Fra le nazioni che si sono astenute gli Stati Uniti, il Canada, il Regno Unito, l’Australia, il Giappone, Israele: a loro parere la risoluzione potrebbe minare l’iter in corso a Ginevra presso il Consiglio dei diritti umani per costruire un consenso sui diritti legati all’acqua.

Passo importante. Anche se la risoluzione non ha carattere vincolante, l’inserimento nella dichiarazione dei diritti umani viene considerato un passo importante per affrontare la questione sempre più urgente della mancanza di risorse idriche sufficienti per centinaia di milioni di persone nel nostro pianeta. Nella risoluzione, infatti, si esprime la profonda preoccupazione per gli 884 milioni persone che non hanno accesso ad acqua potabile e più di 2,6 miliardi di persone che non hanno servizi igienico-sanitari di base. Tenendo presente l’impegno a realizzare pienamente gli obiettivi di sviluppo del Millennio, si lancia l’allarme per il milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni che muoiono ogni anno per malattie provocate da queste condizioni.

Acqua: fonte di vita, bene comune e patrimonio dell’umanità, elemento centrale per il progresso e lo sviluppo sostenibile, ma al tempo stesso bene riservato soltanto a una parte dell’umanità, fonte di disperazione per oltre un miliardo di persone che non possono accedervi liberamente.

L’acqua è un bene di prima necessità, come l’aria, il calore del sole, la pioggia, il vento, la luce.. Non deve essere ridotta a livello di merce qualsiasi e come si afferma nell’Enciclica Caritas in Veritate al n. 27: «È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni.»

Una notizia rinfrescante nella calda estate 2010, dopo oltre un milione di firme depositate in Cassazione per indire dei referendum popolari contro la privatizzazione dell’acqua in Italia!

Enrico Vendrame, specialista in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani

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