Repubblica Democratica del Congo: atrocità silenziose

Zanaibo Alfani, 42 anni, é morta lo scorso 11 marzo nell' ospedale di Kinshasa dopo un' atroce agonia durata ventidue mesi. Pace all'anima sua, dirà qualcuno chiedendosi che notizia é mai questa. E purtroppo avrà drammaticamente ragione, perché Zanaibo é una delle migliaia di vittime di quel massacro dimenticato, a porte chiuse, che quotidianamente viene compiuto nella regione di Ituri. Un massacro ignorato perché 'non rende' politicamente, o perché nessun Bruno Vespa ne parla, o perché 'é roba da negri', o perché parlare di cannibalismo all' alba del terzo millennio é sconveniente?
(Franco Chiavegatti – Reporter Associati)


Zanaibo Alfani, commerciante di Kisangani (nord del paese) il 5 giugno 2003 é stata catturata dai ribelli mentre si trovava in auto, in piena foresta, in compagnia delle tre figlie. Denudata, mutilata agli arti, gravemente ferita ai genitali e al ventre, ha visto i suoi aguzzini mangiare pezzi di quella carne che le avevano appena strappato.

Ma ben altro orrore, ben altro dolore l' attendeva una volta giunta al campo dei ribelli: due delle figlie (dieci e otto anni) sono state spogliate, immerse in fusti di olio e acqua e poi, vive, messe ad arrostire su due enormi bracieri. Poco lontano, infilzato in uno spiedo, cuoceva un corpo umano. Si é salvata solo la piccola Yacine, che allora aveva solo sei mesi.

Non sappiamo come Zanaibo sia riuscita a liberarsi. Sappiamo pero' che ha raccontato il suo dramma a responsabili dei Caschi blu della Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (Monuc) agli ordini del generale olandese Patrick Cammaert. Quella Monuc che pare assistere impotente alle continue atrocità compiute nei confronti della popolazione civile e che certifica, nei suoi rapporti, i rapimenti di ragazzi, la riduzione in schiavitù anche per fini sessuali, le decapitazioni, le mutilazioni, le torture e il cannibalismo.

La guerra, nella RDC, é ufficialmente finita nel 2002 con l' insediamento di un governo di transizione, ma ogni giorno tre milioni di congolesi , stretti nella morsa degli scontri tra una ventina di fazioni rivali, abbisognano di viveri, di medicinali, di acqua potabile. Una situazione drammatica sottolineata (ma pare con scarsissimo successo di attenzione) dal segretario generale aggiunto dell' Onu agli affari umanitari e coordinatore dei soccorsi d' urgenza, Jan Egeland.

Nel rapporto presentato a Kinshasa lo scorso 16 marzo (e del quale pare non esservi stata traccia sui mezzi di informazione del mondo occidentale), Egeland scrive tra l' altro: “E' incredibile che non consideriamo come acuta e intollerabile la crisi che imperversa nell' est della Repubblica Democratica del Congo. E' la peggior situazione umanitaria al mondo”.

Interessa a qualcuno?

Franco Chiavegatti
f.chiavegatti@reporterassociati.org 

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