Ci vuole tutti zitti

Il Senato mobilitato anche di notte: B. e la destra hanno fretta. Fino a 464.000 euro di multa per gli editori che pubblicano intercettazioni. Carcere per i giornalisti

Molti di noi hanno cominciato a fare i giornalisti spinti da un’ideale giovanile. Dicevamo a noi stessi: trovero’ le notizie che gli altri non hanno, raccontero’ le verita’ che gli altri non raccontano e, se ne vale la pena, rischiero’ pure la pelle. Come tutti gli ideali coltivati a vent’anni non sempre sono durati abbastanza e qualche volta la vita con le sue necessita’ materiali ha reso piu’ astratto il nostro sogno di perfezione. Non e’ stato cosi’ per Fabio Polenghi il fotoreporter italiano caduto a Bangkok. Lui, come centinaia di altri giornalisti uccisi in prima linea, mentre cercavano di cogliere quella immagine o raccontare quella scena che nessun altro avrebbe pubblicato.

L’infamia di una legge sulle intercettazioni voluta da un tirannello borioso per nascondere certe sue vergogne e votata da parlamentari che si nascondono come ladri nella notte, consiste certamente nella violazione del diritto dei cittadini di sapere e del dovere dei giornali di informare, come ha detto Ezio Mauro nell’intervista a Silvia Truzzi. Ma c’e’ qualcosa che e’ forse peggio della soppressione di una liberta’ ed e’ la spinta alla rassegnazione, all’accettazione supina di un arbitrio. Negli anni abbiamo imparato a conoscere il personale di cui si serve il premier per le sue malefatte. Si tratta di gente che in cambio di denaro e poltrone si e’ venduta dignita’ e reputazione. Sono gli eunuchi del sultano, manutengoli sazi e appagati ma con il cruccio che non tutti siano ridotti come loro. Per esempio. Ci sono dei giornalisti che vogliono raccontare le risate degli sciacalli del terremoto o come un senatore si e’ venduto ai boss o l’affaire di un ministro a cui comprarono la casa sul Colosseo? Spezziamogli la penna, mettiamogli paura finche’ si convincano che l’unica informazione possibile in questo Paese e’ quella autorizzata dall’alto.

Naturalmente, e’ una violenza che non puo’ essere accettata. Naturalmente, se la legge infame passera’, assieme ai tanti giornalisti liberi che ancora ci sono, noi del ‘Fatto’ ricorreremo a tutte le forme possibili di disobbedienza civile. Lo diciamo ai nostri lettori ed e’ bene che lo sappiano gli eunuchi di Palazzo: non gli daremo tregua. Se per una fotografia c’e’ chi si fa ammazzare, per una notizia si puo’ anche rischiare un po’ di galera.

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Da il Fatto Quotidiano del 20 maggio

(Tratto da: http://antefatto.ilcannocchiale.it)

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