Crisi dell’euro: guadagnare tempo non basta! (2)

L’economista Jacques Sapir sulle misure post-crisi adottate dai nostri leader. Sapir delinea un’alternativa a un sistema monetario internazionale permanentemente in crisi.

Ci conviene, e molto velocemente, andare avanti con la riforma della zona euro, ma anche prepararci al peggio. Il fatto che il tabu’ di un impegno delle banche centrali (e della BCE in primo luogo) sia stato parzialmente abbandonato e’ una buona cosa. Ma, anche se ci si muove verso la monetizzazione di una parte del deficita’ (ed e’ poco probabile che la Germania lo accetti), ci si accorgera’ ben presto che i fattori di blocco gia’ insiti in questa crisi perdurano e non sono rimossi. Allo stesso modo, la questione della competitivita’ all’interno della zona euro rimane tutta intera. Bisogna ridare flessibilita’ al sistema.

 

Era flessibile il principio di un euro moneta non unica, ma semplicemente comune, che facesse da cappello alle valute nazionali in un quadro in cui le parita’ sarebbero fisse, ma periodicamente revisionabili. Questa e’ l’unica soluzione che permette di gestire l’eterogeneita’ delle dinamiche economiche al di fuori di un bilancio europeo, che allo stato attuale pare come una realta’ politicamente impossibile.
Inoltre, ci si deve proteggere da ulteriori attacchi speculativi e percio’ introdurre dei meccanismi di controllo sui movimenti di capitale a breve termine che provengano dal di fuori della zona euro.

Sarebbe quindi necessario procedere velocemente al cambiamento, sul ritmo di quanto e’ avvenuto in questi ultimi giorni, anche se cio’ contrasta con i tempi della politica, che si contano in mesi se non addirittura in anni. Cosi si rafforza la crisi politica latente che vive la Germania.

La Merkel ha perso un’elezione importante, che mette in discussione la sua maggioranza nel Bundesrat. Ora, dobbiamo sapere che lei ha perso le elezioni soprattutto per il suo impegno a sostenere la Grecia, cosa che ha provocato una vera e propria levata di scudi in Germania. Questo paese reagisce molto male alla perdita della sua leadership e ci si deve attendere una radicalizzaione delle sue posizioni, cosa che rendera’ molto difficile discutere. La Germania e’ stretta in questa contraddizione:

  • L’euro costituisce per la Germania un’area nella quale puo’ esportare senza timore di svalutazioni competitive da parte dei suoi partners. Ha dunque un interesse oggettivo per il mantenimento della zona euro.
  • Ma, allo stesso tempo, cerca di evitare di dover dare dei contributi in nome della solidarieta’ europea, e la decisione della corte di Karlsruhe nel 2009 ha affermato il principio della superiorita’ delle leggi tedesche sulle normative europee.

Questo spiega la tattica che ha adottato sin dall’inizio della crisi. Si tratta di spingere la Grecia, o il Portogallo, al di fuori della zona euro, ma mantenerci dentro quelle “grandi” economie verso le quali realizza le proprie eccdenze commerciali, ossia Spagna, Italia e, naturalmente, la Francia. La Germania si barcamena quindi tra un atteggiamento di rifiuto della solidarieta’ e le concessioni accordate in extremis per salvare la zona dell’euro. Questa politica e’ stata ben individuata dagli operatori del mercato, e su di essa si fondano i dubbi circa il successo del processo di stabilizzazione europea.

Oggi, e’ molto improbabile che la Germania arrivi a superare la contraddizione della sua politica, e gli attacchi speculativi saranno mantenuti e rafforzati. L’attendismo seguira’ alla mobilitazione, e questo sara’ percepito dai mercati come un invito a lanciare nuovi attacchi.

Una nuova ondata di speculazione e’ dunque in arrivo e probabilmente arrivera’ in un momento in cui le divisioni politiche saranno divenute evidenti, sia tra paesi che all’interno di ciascun paese.
Sappiamo che i miracoli non accadono due volte. Se non si fa nulla, questa nuova crisi sara’ probabilmente la crisi terminale dell’euro. Bisogna quindi cercare di mantenere rapido il tempismo delle riforme, come in quest’ultimo fine settimana. La creazione di un gruppo informale che riunisca l’Italia, la Spagna, il Portogallo, come anche il Belgio e la Grecia, intorno alla Francia, e’ una necessita’ (1).
Solo l’azione unitaria di un tale gruppo di paesi puo’ essere in grado di far capire alla Germania che non e’ piu’ la padrona del gioco, che non puo’ trarre vantaggi dall’euro senza la concessione delle importanti contropartite che la situazione richiede.

Questa e’ l’unica soluzione, che ci da’ la possibilita’ di avere successo in uno scontro con la Germania nella zona euro e, in caso di fallimento delle nostre proposte, ci permettera’ di trarre le conseguenze della crisi e di uscire dall’area euro al minimo costo mantenendo l’unita’ all’interno di questo gruppo di paesi.

Da un punto di vista piu’ globale, dobbiamo comprendere che la crisi dell’euro, nella sua dimensione ciclica come nella sua dimensione strutturale, e’ parte integrante della crisi del sistema monetario internazionale. Dietro la crisi dell’euro incombe la crisi del dollaro, di cui noi formiamo, in realta’, l’ultima linea di difesa. Una volta che l’Euro avra’ ceduto nulla potra’ impedire la crisi del debito sovrano degli Stati Uniti. Il mondo allora, in mancanza di alternative, sara’ preda del caos monetario.

Si deve quindi cercare un’intesa comune con i paesi che, dal 2008-2009, propongono elementi di riforma del sistema monetario internazionale, principalmente la Russia e la Cina e, in secondo luogo, Venezuela e Brasile. Un accordo con la Russia diventa una priorita’ nella misura in cui soltanto questo potrebbe permetterci di controllare delle reazioni irrazionali ed irresponsabili da parte della Germania.

  1. Una soluzione di questo tipo e’ stata descritta da Jean Malakine.

www.marianne2.fr/crise-gagner-du-temps-n-est-pas-suffisant-2_a192801.html

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

Be the first to comment on "Crisi dell’euro: guadagnare tempo non basta! (2)"

Leave a comment