| Riceviamo e anche se con un po’ di ritardo volentieri pubblichiamo questo articolodi Beppe Dalla Massara di inalterata attualita’.
QUALE ITALIA UNITA CI ASPETTIAMO |
Nessuno escluso e per nessun pur breve momento storico, tutti riconobbero il paese Italia con l’unita’ culturale, artistica e linguistica: dai mosaici della siciliana Monreale a quelli di S. Marco a Venezia. Un’Italia ambita e amata dai potenti, buoni e cattivi, visitata e amata nei secoli dai moltissimi viaggiatori del Grand Tour e non solo da Goethe, nonostante signorie, comuni, repubbliche, ducati, oggi regioni o provincie che, pur sempre in lotta tra loro, davano e danno corpo ad un unico Paese Italia, come auspicato gia’ dal Macchiavelli.
Paese carico della sua grande cultura, del diritto romano, dell’arte cristiana che ha dato vita al maggior museo al mondo, del genio del Rinascimento, delle stravaganze piu’ moderne e che nel secolo del ’48 (l’ Ottocento) seppe e volle darsi una unita’ amministrativa simile a pochi stati europei come Francia ed Inghilterra. Non dimentichiamo che l’unita’ dello stato tedesco fu raggiunta nel 1871.
La lingua poi e’ il patrimonio fondante dell’intero paese Italia con una lingua scritta che trovo’ in Dante il suo padre fondatore che, come Petrarca, venne a studiare e vivere anche nel Veneto per affinare soprattutto lo scritto. (Senza dimenticare che Dante vede la sua Donna”Patria Beatrice vestita in bianco rosso e verde: Purg. XXX).
Ma quanti dal sud al nord in tutti i secoli diedero lustro internazionale alla lingua, non piu’ volgare, ma eletta, al di la’ dei tanti dialetti e dei tanti caratteri che hanno fatto del Bel Paese (ancora Dante: Inf. XXXIII ) o come qualcuno ha detto proprio in questi giorni: una Patria costruita dalle tante Patrie. E poi come sostituire il sempre verde e vincente ‘Made in Italy’ ?
Fonte: Beppe Dalla Massara: ‘Piccole Patrie per una Italia Unita’ sul Corriere d/Sera/Veneto il 12 Agosto 2009, aggiornato il 2 maggio 2010
Dibattito aperto Italia/ Veneto
Bello il pezzo d’antan di Beppe da Vicenza. Sproniamolo a tener sott’occhio delle prossime inaugurazioni dei monumenti a Garibaldi di Milazzo, Genova e Bolzano (se ne occupa l’arch. Filippi della soprintendenza veneta). Perche’ c’e’ sempre da dire qualcosa. Quest’Italia che si puo’ festeggiare ma che al solito si mangia i soldi con corruzioni, abusivismi e malaffare. Non siamo Inglesi e nemmeno Svizzeri. Qui ormai da caso singolo si e’ al fenomeno. L’ultimo caso del ministro ligure Scajola che si aggiudica un appartamento+doppi garage con vista Colosseo di 180 mq e lo paga nel 2004-5 appena meno della meta’ del suo valore commerciale. Il nero che gira ma che il solito notaio puo’ far finta di non vedere (il catasto e’ fermo!). Questa si che e’ “Identita’ Italiana”! I capannuni ne sanno qualcosa nel Veneto che sono numericamente cinque volte maggiori rispetto al fabbisogno. Questa si che e’ “Identita’ Veneta”!
Vivere a Vicenza, oppure venirci anche per una giornata, si ha la sensazione, in certi giorni, che la citta’ non sia cosi “muerta”. Ci sono le frange estremiste, quelle anti Usa e quelle ipercattoliche lefreviane che vedono miracoli dietro l’angolo, poi ci sono i lighisti anti napoleonici che distillano la memoria con un contagocce. A volte si mescolano con i ragazzi della curva sud (quelli che se potessero strangolerrebbero l’arbitro). Ma a Vicenza ci sono anche tanti bravi cittadini onesti, zelanti e rispettosi. La citta’ vive la sua provincialita’ con dignita’, ha il suo ritmo, i suoi rumori, i suoi odori. Quando si svuota i palazzi sono degli incontestabili padroni con le loro facciate possenti, dialogano tra loro.
Ma siamo Italiani o ancora polentoni? Per bellezza non riuscirei a vedere un’unica Identita’ Veneta, anche perche’ il Sommo architetto e’ andato ad affrancarsi a Roma. E cosi la Madonna di Monte Berico e’ nata in Anatolia (oggi Turchia). Poi il tricolore ce l’abbiamo nella Pala di Castelfranco dipinta da Giorgione: la prima Madonna Repubblicana del 1500 su un trono di marmo bianco, stile Sacro Romano Impero. I lighisti-leghisti non lo sanno. Borghezio e’ troppo grasso.
Se guardiamo le statistiche di morti sulla strada, siamo ai primi posti in Europa. Il Veneto sta battendo il rekord (parola entrata nel vocabolario italiano solo alla fine dell’800) di: luganega piu’ lunga, la polenta piu’ grande, l’ombra longa (Treviso), la tavolata piu’ lunga (Sant Artemio di Treviso), il gnocco piu’ grosso (Verona), la fritola d’oro (frittella di Casteo), e avanti di questo passo. Identita’ Veneta o Pro Loco?
Quello che interessa e’ di capire se con il nuovo Statuto regionale (votato prima della fine della legislatura galaniana)tutto questo c’entra con “Identita’ Veneta”, essendo dopo il Lazio, le sole regioni d’Italia che possono giustificare spese di bilancio a scopo culturale che promuovino l’ “IV” (Identita’ Veneta). Vuol dire avere il naso grosso, le mani coriacee, la brillantina, i fianchi pronunciati, il seno ben pomposo, oppure sale e pepe nella zucca?
Il neo assessore alla Cultura e all’Identita’ Veneta e’ Marino Zorzato, con un passato veramente glorioso da amministratore: consigliere, assessore, sindaco, presidente di provincia, deputato, presidente di Veneto Strade, oltre ad essere affermato professionista per costruzioni edili ad uso abitativo, commerciale e capannuni, riuscira’ a far distinguere tra folklore e cultura? O tutto passera’ attraverso “non gavemo schei, la cultura e’ una cenerentola”.
Ora lo vedremo molto spesso sulla scena a presenziare gli eventi di eccellenza: Arena, Fenice, Mostra del Cinema, grandi mostre, Palladio, Premio Campiello, Fondazione Cini, Guggenheim, Biennali…Palazzo Grassi (postnapoleonici), dunque sara’ dopo il governatore di Refrontolo (Zaia), il piu’ mediaticamente esposto ma anche il piu’ vulnerabile. Per dirla in breve: l’assessore alla sanita’ avendo uno o due miliardi da “seguire” ha molto piu’ potere, anche se non e’ tanto piacevole scoprire che ogni tanto qualche cosa non funziona nel suo settore.
C’e’ una regione (non stato) al mondo come il Veneto, per la sua posizione geo-strategica, le sue ricchezze naturali (iodio, terme, acqua sorgiva, sole e vino) e la sua gente, un po’ retro, possa avere tante primizie culturali e nello stesso tempo la piu’ alta concentrazione di capannuni, di cui molti sfitti od obsoleti?
Siamo Italiani cosi e’ se vipare. (Angelo Miatello, 4 maggio 2010, ore 18.10)
(Tratto da: http://www.stampalibera.com)
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