Quando producevano volumi d’affari milionari i veneti erano paragonati ai giapponesi per ritmi di produzione e capacita’ di allungare le filiere aprendo nuove aziende. Oggi che pagano un conto salato alla crisi e alla fragilita’ delle loro micro aziende sembrano ancora piu’ giapponesi perche’ si uccidono per dignita’, fanno harakiri per la vergogna di non poter piu’ pagare i dipendenti. Ma i fatti di cronaca sono la punta di un iceberg fatto di mille storie dove imprenditori e artigiani accarezzano quotidianamente l’idea di chiudere tutto e farla finita. Per caso esce fuori uno di questi racconti, nell’inciso di un discorso sugli sprechi: ‘I sindacati sono capaci solo di organizzare convegni, pagare gente per dirci che siamo nella merda; lo dico anch’io gratis’. Parole di Narciso Nichele, presidente regionale della metalmeccanica di Confartigianato.
‘L’unico modo per sopravvivere e’ aiutarci tra noi imprenditori applicando semplici principi di etica sociale’. Ed ecco la storia: un imprenditore contoterzista del metalmeccanico vicentino ottiene una grossa commessa da un industriale bresciano. C’e’ lavoro per tutti e se lo spartiscono tra aziende compresa quella di Narciso. Ma a lavoro finito l’industriale lombardo dichiara fallimento e chiude senza pagare nessuno. ‘Lo abbiamo rincorso in Messico ma non ci ha piu’ pagato’ racconta Nichele. Il contoterzista che aveva passato il lavoro a tutti paga di tasca sua i dipendenti ma lascia a secco le aziende che hanno collaborato; nessuno degli imprenditori pero’ pretende nulla in una sorta di mutuo soccorso. ‘La banca pero’ mi ha fatto ipotecare beni e azienda – dice Narciso – ho dovuto coprire un insoluto di 100mila euro’.
Il contoterzista che ha coinvolto gli altri si sente schiacciato dalla responsabilita’. ‘Ha lasciato una lettera al figlio dicendo che voleva farla finita, ma il figlio ha chiamato subito i carabinieri che lo hanno trovato in cimitero. Stava salutando mamma e papa’ e poi si sarebbe ucciso. Lo abbiamo salvato in tempo ma se ci penso mi vengono i brividi. Stiamo parlando di un uomo di 70 anni onesto e ottimo lavoratore’. Quante storie cosi’ succedono in un Veneto dove la crisi ha lasciato a casa 18mila lavoratori di piccole aziende negli ultimi due anni? Un dato pericoloso considerando la chiusura nel 2009 di 3.057 imprese artigiane (-2,1%) e dove ogni anno chiudono 12mila imprese artigiane in veneto (10% del totale) di cui il 60% nate nell’ultimo anno.
Da il Fatto Quotidiano del 22 aprile
(Tratto da: http://antefatto.ilcannocchiale.it)
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