Ricorso alla Consulta sul legittimo impedimento’

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

I giudici di Milano impegnati in un processo a Berlusconi contestano la misura varata per ‘salvarlo’.

Ieri il pm di Milano, Fabio De Pasquale, ha sostenuto all’apertura dell’udienza del processo sui diritti tv nei confronti del premier che La legge sul legittimo impedimento presenta dei profili di incostituzionalita’.

I difensori del Cavaliere si erano presentati con un calendario di impegni continuativi per il presidente del Consiglio che arrivava fino al 21 e 28 luglio.

Gli avvocati di Berlusconi, quindi, avevano chiesto un rinvio fino a a quelle date, anche perche’ difficilmente sarebbe stato credibile che ‘Papi Silvio’ possa sapere cosa fara’ con precisione anche nei mesi successivi con tanto anticipo.

Per il pm pero’ non e’ possibile sospendere cosi a lungo un procedimento e quindi  ha sostenuto che “legittimo impedimento e impossibilita’ assoluta a partecipare alle udienze non sono la stessa cosa sono due corni del dilemma che voi giudici dovete sciogliere. La legge 7 aprile 2010 costituisce una modesta innovazione si potrebbe anche dire tanto rumore per nulla, dal momento che allarga le possibilita’ di riconoscere il legittimo impedimento ma non parla dell’impossibilita’ assoluta”.

De Pasquale ha detto alla Corte: “Solo se interpretate la nuova legge come un obbligo a rinviare l’udienza per mesi sulla base della certificazione di Palazzo Chigi, allora dovete sollevare la questione di legittimita’ costituzionale”.

In realta’, pero’, la procura vorrebbe indurre i i giudicanti a chiedere a Berlusconi qualunque data utile per la celebrazione delle udienze, “anche di sabato e di domenica”.

Niccolo’ Ghedini e Piero Longo pero’ hanno gia’ chiarito che utilizzeranno la legge per quello che permette, ovvero una sospensione di sei mesi, rinnovabile per tre volte consecutive, fino a un blocco complessivo di un anno e mezzo per il procedimento.

Questo lascia facilmente comprendere come il premier non sia ‘impedito’ da eventi contingenti, ma che utilizza la norma varata apposta per lui per non comparire davanti ai giudici.

Nel caso i giudici “dovessero ritenere di dovere per forza rinviare di mesi la causa in base alla nuova normativa e alla certificazione presentata – ha aggiunto De Pasquale – allora chiedo di ricorrere alla Consulta poiche’ la nuova norma presenta profili di contrasto rispetto alla Costituzione in particolare per quanto riguarda l’articolo 138 e 101 della Carta costituzionale”.

Adesso la palla e’ nelle mani dei giudici della I Sezione penale del Tribunale di Milano, ma c’e’ da scommettere che il processo al premier non di fara’ mai.

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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