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Il via libera alla patata Amflora geneticamente modificata impone la convocazione degli Stati Generali dell’agricoltura
Il ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, ha alzato le barricate contro la decisione di Bruxelles di aprire le porte alla coltivazione della patata Amflora geneticamente modificata.
“Fino a quando ci saro’ io al ministero dell’Agricoltura gli Ogm in Italia non varcheranno i confini nazionali”, ha promesso Zaia.
Ma fino a quando ci sara’ il ministro? Come e’ noto l’esponente leghista e’ candidato alla poltrona di Governatore del Veneto ed e’ forse l’unico in Italia ad avere gia’ praticamente in tasca l’investitura.
Il baluardo Zaia e’ quindi destinato a durare poco. Questo aspetto puo’ essere marginale, poiche’ con ogni probabilita’ il centro destra non sconfessera’ una linea antitransgenica portata avanti gia’ dai tempi di Alemanno, ma un cambio della guardia comporta sempre qualche criticita’, soprattutto per quanto riguarda una materia come quella degli OGM dove anche l’omissione o l’introduzione di una virgola puo’ modificare il quadro di riferimento.
L’Italia fa bene a difendere l’integrita’ biologica delle sue campagne.
Da anni la nostra agricoltura ha imboccato la strada della tipicita’. La diversita’ e i localismi che producono danni in altri settori, come per esempio l’industria, perche’ impediscono che ci si possa presentare all’estero facendo gioco di squadra, ci premiano invece quando si tratta di mettersi a tavola.
Il successo delle nostre specialita’ territoriali e’ dimostrato dalla corsa all’imitazione, e purtroppo anche alla contraffazione, che si e’ scatenata nel mondo.
Ma il dato piu’ confortante arriva dalla bilancia dei pagamenti: mentre le nostre esportazioni di beni e servizi, a causa della crisi, hanno subito una decurtazione che ha toccato punte fino al 25-30 per cento, l’agroindustria ha contenuto lo smottamento entro il 3-4 per cento.
Quindi bisogna andare avanti, ingaggiando una battaglia dura contro chiunque cerchi di mettere in ginocchio questa sponda economica e culturale del made in Italy.
Il problema e’ come uscire vincenti da questa guerra.
Chiudersi a riccio e’ la prima strategia da adottare, anche per far capire a Bruxelles che su questo punto l’ Italia non intende fare sconti.
Immediatamente dopo, pero’, bisogna chiedersi se questa politica oltranzista possa dare nel tempo i frutti sperati.
Ecco, da questo punto di vista e’ lecito avanzare qualche dubbio sulla possibilita’ che basti chiudere le frontiere per preservare la nostra integrita’.
Le ragioni questi interrogativi sono molteplici.
Una delle principali e’ che la contaminazione conosce piu’ di una strada.
E’ il caso di ricordare che soia, mais e colza, le tre piante OGM largamente utilizzate, sono gia’ presenti in traccia nel 60 per cento dei prodotti alimentari presenti sugli scaffali dei nostri supermercati. Inoltre biscotti, gelati, prodotti da forno e cioccolata possono contenere lecitina di soia modificata. A rischio e’ anche l’olio di soia e il mais transgenico puo’ trovarsi nelle farine e nell’amido. Infine e’ gia’ OGM gran parte del mangime riservato agli animali.
Allora forse contro il gli OGM va giocata una partita aperta. Bisogna cercare delle contromisure. Pattuire delle compensazioni. Fare concessioni in cambio di contropartite. Chiedere alla scienza che risolva il problema dei vasi comunicanti fra agricoltura tradizionale e biotecnologie, affinche’ le scelte dell’uno non debbano ricadere sull’altro.
Ma soprattutto bisogna chiedere a Bruxelles regole di ferro sulla trasparenza e l’ origine dei prodotti; sulla contraffazione; sull’informazione ai consumatori.
Infine c’e’ la partita scientifica. Dal punto di vista della scienza, che poi, trattandosi di alimenti per l’uomo e per gli animali equivale a dire dal punto di vista della salute, a chi e’ in cerca della verita’ e’ difficile districarsi.
Ci sono fior di istituzioni scientifiche che si ergono a difesa degli Ogm. C’e’ l’esperienza di Paesi come gli Stati Uniti o l’Argentina dove l’agricoltura geneticamente modificata e’ applicata da oltre quindici anni, dicono senza danni.
Una cosa e’ certa bisogna saperne di piu’.
L’autostrada aperta agli OGM con il via libera alla patata Amflora (anche se destinata alla produzione non alimentare di tessuti, carta e colle) deve quindi tramutarsi nell’occasione per aprire un dibattito a tutto campo sugli organismi geneticamente modificati.
Insomma bisogna sollevare il velo su una materia che per la presenza pressante delle multinazionali si presta a manipolazioni non solo genetiche, ma anche di comunicazione.
E’ in ballo la nostra salute. Dobbiamo pretendere che fra le specie da preservare da ogni contaminazione ci sia anche l’informazione.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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