La perdita dei sensi. La voce perdurante di Ivan Illich

Ogni tanto, anche se auspicabilmente non troppo spesso, siamo presi da smarrimento nei luoghi della nostra societa’, e veniamo assaliti da vertigini non solo dentro gli interni affollatissimi ma ‘disanimati’ dei recenti templi del consumo (centri commerciali o outlet, cinema multisala, code automobilistiche), ma anche nelle rarissime pause di quiete. A questa sperdutezza, che e’ sempre un segno di salute superstite in noi, l’io puo’ rispondere in vario modo: di solito, reagisce con l’anticorpo razionalista del ‘non pensarci su’ e dunque rinviando la resa dei conti con il senso del presente in cui siamo posti a vivere. Ha inizio cosi, in modo subdolo, la malattia spirituale-corporale che Ivan Illich descrive indirettamente nel suo libro postumo ‘La perdita dei sensi’ (Libreria Editrice Fiorentina, 2009; traduzione e curatela di Giannozzo Pucci). E’ impossibile in poche righe indicare per quali motivi questo sia un libro fondamentale e imperdibile; basta aggiungere che il mio consiglio consiste nel suggerire di uscire di casa e andarselo a comprare. La lettura susseguente diventa una ininterrotta conquista culturale espirituale (ambivalente, cioe’ con doppio valore pratico e teorico, dato che il suo autore ha vissuto sino in fondo le conseguenze della vocazione di sacerdote cattolico nel Novecento’), e permette di cercare di capire e tentare di comprendere il proprio tempo: un’azione pericolosissima per quanti la vogliano intraprendere, perche’ come avveniva per gli antichi pellegrini e/o cavalieri erranti, l’azione implica un rischio senza garanzie ne’ assicurazioni. Illich tratta di: le origini cristiane della societa’ del Welfare, e loro pervertimento; l’educazione ‘obbligatoria’ ed emarginazione; la colonna sonora del ‘900 tra campane, altoparlanti e minareti; un omaggio all’amico genio Jacques Ellul; la necessita’ di educare e sorvegliare il proprio sguardo nell’epoca dei MassMedia; liberazione dall’invasione medicale nell’epoca dei ministeri della Sanita’; la difficolta’ di morire nel 1995 alle soglie della societa’ a-mortale. Le ultime venti pagine del saggio (da pag.315 a 335) donano un nutrimento tale da spingere alla commozione e alle lacrime (forse di gioia).Cosi Ivan Illich stesso scriveva nella Introduzione: ‘Valentina Borremans ha riunito in questo volume dei testi coi quali mi batto per una rinascita delle pratiche ascetiche, allo scopo di mantenere vivi i nostri sensi, nelle terre devastate dallo ‘show’, in mezzo a informazioni schiaccianti, a consigli perpetui, alla diagnosi intensiva, alla gestione terapeutica, all’invasione dei consiglieri, alle cure terminali, alla velocita’ che toglie il respiro. Ho scritto questi saggi durante un decennio consacrato alla filia: coltivare il giardino dell’amicizia in mezzo all’Absurdistan in cui ci troviamo e progredire nell’arte di questo giardinaggio con lo studio e la pratica dell’askesis. Per la maggior parte questi testi sono nati dagli appunti di conferenze fatte come risposta a una domanda o in onore di un amico”. Ivan Illich apparteneva alla generazione delusa dei giovani europei nati tra il 1925 e il 1932: troppo giovani per partecipare al vecchio mondo d’Anteguerra, troppo vecchi per godere spensierati della Ricostruzione. Ho conosciuto da vicino e con affetto due uomini di quelle annate, e ne ho ricevuto il lascito di geniale tristezza, paura impavida, necessita’ di completare qui o altrove la propria forma; entrambi sono morti all’improvviso mentre tutti noi ne immaginavamo una vecchiaia piu’ lunga anche se non aitante e sana. Anche Illich mori all’improvviso, si direbbe ‘senza preavviso’, al proprio tavolo di lavoro, durante la notte, reclinando il capo sul foglio; e non a causa delle patologie che gia’ lo affliggevano. Era il 2 dicembre del 2002 e per l’emblematicita’ della data e del modo di andarsene, non possiamo non ritenere questa sua morte un segnale.Io non ho nessun dubbio che la potenza della verita’ possa, anche oggi e malgrado tutto, raggiungere il centro dell’animo degli uomini, che e’ una delle sue tante destinazioni naturali; mi e’ capitato infatti di veder agire la forza verdeggiante della ‘vita della vita’ quando casualmente mio figlio di cinque anni si e’ imbattuto in un DVD dedicato alla biografia di Karol Wojtyła/papa Giovanni Paolo II. Le immagini, com’e’ noto, hanno tanti poteri supplenti della realta’ reale (per questo i progetti di societa’ totalitarie sono Iconolatri e Iconoclasti nel medesimo tempo). Pero’ sento con altrettanta forza che gli ostacoli intorno al fulcro dell’io/anima-corporale crescono paurosamente e in molti casi hanno finito per rendere ottuse migliaia di esistenze. Senza rimedio. Individui che ci attorniano nel mondo contemporaneo, apparentemente in vita, ma che secondo l’intuizione poetica di Dante o di Gogo’l, sono cadaveri ambulanti ossia Anime Morte. Hanno, illicianamente, ‘perso i sensi’. Questo enorme accumularsi di corpi, nascenti a miliardi sul pianeta, desiderosi di felicita’ e soddisfazione, affamati di tutto (e che in tutto e per tutto la Terra potrebbe sostentare se smettessero di vivere in modo disumano o inumano) a cui si impedisce sistematicamente di fare esperienza del mondo e dunque di incontrarne il senso’ Ecco la scena di un inferno che ha qui e ora la sua anticamera.E non e’ affatto vero che ‘non esista via d’uscita’ cioe’ che la situazione sia disperata poiche’ ha oltrepassato il punto di non-ritorno! L’opera scritta e orale di Ivan Illich va ad aggiungersi al tesoro della nutrita famiglia di quegli uomini che hanno scoperto i Rimedi per uscire dal disastro attuale; perche’ una soluzione (o piu’ soluzioni) esistono per risolvere immediatamente la meta’ delle violenze che dilagano nei Cinque Continenti assieme alla mentalita’ dominante che le precede e le giustifica: basterebbe volerlo. E all’altra meta’ degli orrori si potra’ rimediare in tempi brevi o medi, basta volerlo.Evidentemente, questo libro illiciano e’ un manuale teorico-pratico per una rivoluzione che attende di essere compiuta. Un antidoto all’anestesia (cioe’, la perdita artificialmente causata dei sensi) che e’ programma implicito e involontario delle civilta’ del XXI secolo entrante. Impastata nella carta ecosostenibile su cui e’ stampato (©1996 Forest Stewardship Council A.C.) questo stupendo libro, la voce di Ivan Illich e’ come un discorso perdurante, che chiama: la linea delle sue idee si offre generosa agli occhi di noi adulti che vogliamo sottrarci alla meccanizzazione e non accettiamo come un fatto scontato la trasformazione delle cose vere in oggetti artificiali. A quando il passaggio all’azione?La perdita dei sensi.La voce perdurante di Ivan Illich (Libreria Editrice Fiorentina, 2009; pp.335 €18)

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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