Vi consiglio, se sapete l’inglese, di ascoltare questa conferenza di Jeff Rubin tenuta al Business of Climate Change Conference in Canada qualche mese fa. Rubin e’ un economista di fama mondiale, e sentire la sua opinione riguardo al peak oil fa un certo effetto.
Ad esempio, afferma che il prezzo del barile si manterra’ ai livelli attuali solo e soltanto finche’ rimarremo in uno stato di recessione. Non appena, per qualsiasi motivo e sotto qualsiasi forma, si vedra’ una ripresa economica, possiamo prepararci ad un’immediata risalita a tre cifre.
D’altronde, per quanto riguarda il petrolio convenzionale siamo gia’ ad una depletion del 6% annuo. Per quanto riguarda il non convenzionale, ad esempio le tar sands canadesi, Rubin dice che occorrerebbe trasformare un’area del Canada pari a quella della Florida in un gigantesco lago di catrame per ottenere un output decente, e comunque sarebbe conveniente solo col barile a 200 dollari.
Inoltre, menziona anche l’Export Land Model del nostro post: ‘Indovinate chi sta aumentando piu’ vertiginosamente la domanda’ chiede Rubin ‘no, non e’ la Cina: sono i Paesi OPEC, piu’ Russia e Messico.’ E perche’ aumenta? Perche’ laggiu’ la benzina costa 25 centesimi, e l’olio combustibile per l’elettricita’ appena 7 cents. Cio’ mantiene alto il consenso per quei governi. ‘Gia’, proprio quei Paesi che, vi avevano detto, avrebbero provveduto a rifornirvi abbondantemente di greggio. Smettete di preoccuparvi per quanto petrolio producono, e cominciate a preoccuparvi di quanto ne consumano.’
Rubin prevede che per la fine del 2010 ci troveremo di nuovo alle prese col problema prezzo. Dice che non esistono soluzioni finanziarie: l’unica possibilita’ che abbiamo e’ limitarne l’impatto, e per farlo dobbiamo passare da un’economia globalizzata (molto energivora) ad un’economia localizzata.
Sorprendente, per un autorevole economista. E non saranno i governi a deciderlo: saranno le stesse forze economiche a ridimensionare drasticamente la globalizzazione.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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