Basta ipocrisia e demagogia (opportunistica) sui beni confiscati e le mafie

Speciale sui beni confiscati... facciamo chiarezza Ma e’ proprio vero che in Italia i beni confiscati li si vuole regalare alle mafie, attraverso le aste? No! Quella in corso e’ l’ennesima mistificazione dei fatti che guarda ad interessi particolari ed usa l’alibi della mafia per non affrontare la realta’.

I sequestri sono aumentati in questi ultimi mesi per il lavoro dei magistrati ed il lavoro meticoloso di DIA, GICO e SCO, che hanno potuto utilizzare le modifiche legislative approvate dal Parlamento e fortemente attese (separazione tra le misure patrimoniali e personali, inversione dell’onere della prova e garanzia che se i ben ritornano ai titolari si puo’ annullare tutto, i beni di chi muore non vanno piu’ agli eredi ma vengono confiscati), che permettono interventi “preventivi” di indiscutibile efficacia.

Ma in Italia i fatti non contano, contano le mistificazioni dell’una e dell’altra parte ed e’ cosi che si e’ in una rincorsa sfrenata ed irresponsabile a chi “la spara piu’ grossa”. Il fatto che tutto questo non aiuti un’azione efficace di lotta al potere mafioso non interessa a nessuno, nemmeno a quelli che fanno i cortei ed i proclami antimafia…
In Italia non ci sono praticamente condanne per riciclaggio. Dal 1996 ad oggi la Cassazione ha emesso solo 30 sentenze di condanna per riciclaggio. Questo perche’ la legge non funziona (ad esempio un trafficante di droga non viene imputato per il riciclaggio, bensi per reati con pene minori come quelli per i traffici di droga). Inoltre gli obblighi alla segnalazione dei movimenti e delle operazioni sospette non li rispetta praticamente nessuno. Avvocati, Commercialisti, Notai se ne fottono, le Banche e gli istituti finanziari pure. Le indagini sono lente e ostacolate da reti di complicita’ profonde. Solo recentemente le segnalazioni delle banche sono lievemente aumentata nel Nord, ad esempio a Milano, e cio’, attenzione, e’ testimonianza della presenza sempre piu’ forte delle organizzazioni mafiose.

L’aggressione all’economia legale sono dirompenti e le infiltrazioni negli appalti pubblici, nei sub-appalti, nelle forniture dilagano nel centro-nord. Ed invece la politica continua a mostrarci le mafie come problema di “ordine pubblico”.

I sequestri e le confische sono di “briciole” rispetto ai liquidi ed al patrimonio consolidato delle mafie (che gli permettono di corrompere e comprare senza usare pallottole). Ed anziche’ potenziare i controlli si e’ approvato lo “Scudo Fiscale” che vanifica gli effetti della legislazione sulle confische varate in questa Legislatura.

Il fatto e’ questo: in Italia la mafia serve. Serve perche’ e’ la piu’ grande spa del Paese, anzi per essere piu’ precisi e’ la piu’ potente holding criminale planetaria. In Italia la mafia non la vogliono sconfiggere. Serve perche’ finanziare con la corruzione la politica e serve perche’ e’ un alibi.

Se guardiamo con attenzione alla questione dei sequestri e delle confische, sino al riutilizzo dei beni cosi come disposto dalla Legge Rognoni – La Torre, scopriamo che questa e’ la verita’, per l’una e per l’altra parte.

Ad oggi in buona parte delle Procure e dei Tribunali non vi sono nuclei specializzati per le procedure di “prevenzione”. I mezzi a disposizione dei reparti investigativi e operativi dello Stato sono sempre meno. Dopo quasi un decennio si sono approvate norme come l’inversione dell’onere dalla prova e si e’ scollegata la misura preventiva patrimoniale da quella personale. Ma siamo indietro, appunto, di almeno un decennio.

La Legge Rognoni – La Torre e’ ormai obsoleta. Lo dicono i dati che testimoniano che grandissima parte dei beni confiscati vengono abbandonati. Magari sono anche destinati sulla “carta” ma in realta’ non vengono assegnati e utilizzati. Altro che “a fini sociali”!

Questi e buona parte di quei pochi che vengono assegnati sono un costo sociale, stanno in piedi con soldi pubblici, gli stessi soldi pubblici che mancano ai reparti investigativi.

Anche per quanto riguarda i beni confiscati destinati alle funzioni dello Stato, come quelli, ad esempio, volti ad ospitare Caserme o Comandi delle Forze dell’Ordine. Anche qui si arriva in molteplici occasioni, come nel caso di Gioia Tauro, alla conclusione che questi non possono essere utilizzati perche’ mancano i soldi per ristrutturarli. In parallelo vengono pero’ spesi consistenti fondi pubblici per custodire in magazzini e capannoni i beni confiscati non immobili, come ad esempio imbarcazioni ed auto. (Mentre ai reparti investigativi mancano le risorse per svolgere il proprio lavoro ed ai nuclei della Catturandi i soldi per benzina e straordinario!).

Ma c’e’ di piu’. I beni confiscati sono spesso divenuti uno strumento per consolidare monopoli e gestioni clientelari ben lontani dallo spirito della Legge Rognoni – La Torre. Infatti se le gestioni dei beni confiscati non sono di effettiva utilita’ sociale, cosi come se quei beni sono abbandonati, l’effetto sulla comunita’ non c’e’! Inoltre sono molteplici i beni confiscati che gia’ oggi, nel silenzio di urla allo scandalo per la proposta di vendere i beni, vengono venduti all’asta, dalle banche, che lo possono fare senza alcun controllo.

Ecco perche’, sulla base dei fatti, dei dati, e non di opinioni o interessi di parte, si deve dire con chiarezza che i beni confiscati possono essere venduti e che bisogna regolamentare e garantire una corretta gestione. Non ci si deve inventare niente. In America lo fanno gia’ e le mafie non osano nemmeno pensare di ricomprarseli.

Ma in Italia queste cose non si dicono, si parla per sentito dire, ci si esprime con la pancia, si propongono carrozzoni, come l’Agenzia all’italiana e non invece ad una struttura snella ed efficace come la Marshals Service degli Usa, che vendendo i beni alimenta gli incentivi a chi lavora nell’agenzia e segue i sequestri e le confische. O forse e’ per questo che non si piu’ fare… visto che in Italia a chi fa i sequestri e le confische, come a chi da la caccia ai latitanti, non si pagano incentivi e nemmeno lo straordinario, la benzina ed i mezzi necessari per aggredire il patrimonio delle mafie (che non sono piu’ quelle contadine, ma radicate nella finanza).

(Tratto da: http://informazionesenzafiltro.blogspot.com)

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