di Gianluca Di Feo
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Tutta la gestione della Difesa passa in mano a una societa’ per azioni. Che spendera’ oltre 3 miliardi l’anno agli ordini di La Russa. Cosi un ministero smette di essere pubblico
Le forze armate italiane smettono di essere gestite dallo Stato e diventano una societa’ per azioni. Uno scherzo? Un golpe? No: e’ una legge, che diventera’ esecutiva nel giro di poche settimane. La rivoluzione e’ nascosta tra i cavilli della Finanziaria, che marcia veloce a colpi di fiducia soffocando qualunque dibattito parlamentare. Cosi, in un assordante silenzio, tutte le spese della Difesa diventeranno un affare privato, nelle mani di un consiglio d’amministrazione e di dirigenti scelti soltanto dal ministro in carica, senza controllo del Parlamento, senza trasparenza. La privatizzazione di un intero ministero passa inosservata mentre introduce un principio senza precedenti. Che pochi parlamentari dell’opposizione leggono chiaramente come la prova generale di un disegno molto piu’ ampio: lo smantellamento dello Stato. “Ora si comincia dalla Difesa, poi si potranno applicare le stesse regole alla Sanita’, all’Istruzione, alla Giustizia: non saranno piu’ amministrazione pubblica, ma societa’ d’affari”, chiosa il senatore pd Gianpiero Scanu.
Stiamo parlando di Difesa Servizi Spa, una creatura fortissimamente voluta da Ignazio La Russa e dal sottosegretario Guido Crosetto: una societa’ per azioni, con le quote interamente in mano al ministero e otto consiglieri d’amministrazione scelti dal ministro, che avra’ anche l’ultima parola sulla nomina dei dirigenti. Questa holding potra’ spendere ogni anno tra i 3 e i 5 miliardi di euro senza rispondere al Parlamento o ad organismi neutrali. In piu’ si mettera’ nel portafogli un patrimonio di immobili ‘da valorizzare’ pari a 4 miliardi. Sono cifre imponenti, un fatturato da multinazionale che passa di colpo dalle regole della pubblica amministrazione a quelle del mondo privato. Ma questa Spa avra’ altre prerogative abbastanza singolari. Ed elettrizzanti. Potra’ costruire centrali energetiche d’ogni tipo sfuggendo alle autorizzazioni degli enti locali: dal nucleare ai termovalorizzatori, nelle basi e nelle caserme privatizzate sara’ possibile piazzare di tutto. Bruciare spazzatura o installare reattori atomici? Signorsi! Segreto militare e interesse economico si sposeranno, cancellando ogni parere delle comunita’ e ogni ruolo degli enti locali. Comuni, province e regioni resteranno fuori dai reticolati con la scritta ‘zona militare’, utilizzati in futuro per difendere ricchi business. Infine, la Spa si occupera’ di ‘sponsorizzazioni’. Altro termine vago. Si useranno caccia, incrociatori e carri armati per fare pubblicita’? Qualunque ditta e’ pronta a investire per comparire sulle ali delle Frecce Tricolori, che finora hanno solo propagandato l’immagine della Nazione. Ma ci saranno consigli per gli acquisti sulle fiancate della nuova portaerei Cavour o sugli stendardi dei reparti che sfilano il 2 giugno in diretta tv?
Lo scippo. Quali saranno i reali poteri della Spa non e’ chiaro: le regole verranno stabilite da un decreto di La Russa. Perche’ dopo oltre un anno di dibattiti, il parto e’ avvenuto con un raid notturno che ha inserito cinque articoletti nella Finanziaria. “In diciotto mesi la maggioranza non ha mai voluto confrontarsi. Noi abbiamo tentato il dialogo fino all’ultimo, loro hanno fatto un blitz per imporre la riforma”, spiega Rosa Villecco Calipari, capogruppo Pd in commissione Difesa: “I tagli alla Difesa sono un dato oggettivo, dovevano essere la premessa per cercare punti di convergenza. La tutela dello Stato non puo’ avere differenze politiche, invece la destra ha tenuto una posizione di scontro fino a questo scippo inserito nella Finanziaria”.
Non si capisce nemmeno quanti soldi verranno manovrati dalla holding. Difesa Servizi gestira’ tutte le forniture tranne gli armamenti, che rimarranno nelle competenze degli Stati maggiori. Ma cosa si intende per armamenti? Di sicuro cannoni, missili, caccia e incrociatori. E gli elicotteri? E i camion? E i radar e i sistemi elettronici? Quest’ultima voce ormai rappresenta la fetta piu’ consistente dei bilanci, perche’ anche il singolo paracadutista si porta addosso una serie di congegni costosissimi. La definizione di questo confine permettera’ anche di capire se questa privatizzazione puo’ configurare un futuro ancora piu’ inquietante: una sorta di duopolio bellico. Finmeccanica, holding a controllo statale che ingaggia legioni di ex generali, oggi vende circa il 60 per cento dei sistemi delle forze armate. E a comprarli sara’ un’altra spa: due entita’ alimentate con soldi pubblici che fanno affari privati. Con burattinai politici che ne scelgono gli amministratori. All’orizzonte sembra incarnarsi un mostro a due teste che resuscita gli slogan degli anni Settanta. Ricordate? ‘L’imperialismo del complesso industriale-militare’. Un fantasma che improvvisamente si materializza nell’opera del governo Berlusconi.
(15 dicembre 2009) (Tratto da: http://www.stampalibera.com)
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