Insostenibilita’ ambientale: investimenti Eni nel Congo

Link: http://libertadipensiero.info/2009/11/13/insostenibilita-ambientale-investimenti-eni-nel-congo/

Con l’ultimo investimento dell’Eni in Congo si rischia una tragedia ambientale: ecco i dettagli piu’ importanti dell’operazione da tre miliardi di euro.

Della maxioperazione da tre miliardi di euro della Eni in Congo per ora di concreto ci sono solo una serie di protocolli d’intesa fra l’azienda e lo stato africano e le promesse fatte e ribadite dall’amministratore delegato Paolo Scaroni (in foto) di operare rispettando ogni standard di sostenibilita’ ambientale. Il rischio, tuttavia, e’ che la Repubblica del Congo si possa trasformare, nel giro di pochi anni, in una zona ad alto rischio di inquinamento. u quanto prospettato nel rapporto ‘Energy Futures? Eni’s investments in tar sands an palm oil in the Congo Basin’ stilato dalla Heinrich Bull Foundation, la fondazione del partito dei Verdi tedeschi. Un dossier di quaranta pagine nel quale, prima, sono elencati tutti i possibili rischi dell’ampliamento operativo del colosso energetico italiano nel paese con la seconda foresta tropicale piu’ grande del mondo e, poi, vengono rivolte una serie di raccomandazioni all’Eni, alla Repubblica del Congo e al governo italiano in quanto azionista, al 30 percento, dell’ente idrocarburi.

Il progetto. L’Eni, presente nella Repubblica del Congo dal 1968, ha sottoscritto lo scorso 19 maggio un piano di cooperazione con il governo di Brazzaville per integrare nella normale attivita’ di produzione ed esportazione di idrocarburi nuove operazioni per l’uso di oli non convenzionali e delle energie rinnovabili che, tradotto nella lingua degli ambientalisti, vuol dire sfruttamento delle sabbie bituminose e dell’olio di palma nel bacino del Congo. Le aree che saranno interessate dall’attivita’ della societa’ sono quella di Tchikatanga e di Tchikatanga-Makola che insieme coprono un’estensione di 1790 chilometri quadrati. Vige ancora stretto riserbo, invece, su quello che sara’ il territorio dove si produrra’ olio di palma, anche se da piazzale Mattei si e’ sempre tenuto a specificare che che si trattera’ di 70mila ettari di terre non coltivate (savane).

sabbie bituminose

Sabbie Bituminose. In pratica gli esperti insegnano che la lavorazione delle sabbie bituminose ha sempre comportato enormi rischi per l’ambiente nel quale sono state trattate. Le sabbie bituminose sono depositi di sabbia e argilla satura di bitume ovvero petrolio allo stato solido o semi-solido. Il procedimento per convertire il bitume in greggio puo’ avvenire in due modi a seconda della profondita’ in cui si trova il materiale. A meno di 75 metri sotto terra si usa il metodo a miniera che consiste nello sradicare gli alberi presenti sull’area interessata e drenare il suolo per recuperare le sabbie bituminose. Queste, a loro volta, vengono caricate su grandi camion e trasportate in un impianto di estrazione dove, col calore e l’acqua, il bitume viene separato dalla sabbia. Per capire lo spreco di risorse naturali basti pensare che per produrre ogni barile di greggio sono necessari, in media, dai 2 ai 4.5 barili d’acqua. Gli scarti di questo processo vengono chiamati tailings e sono depositati in immense vasche di raccolta, visibili anche dallo spazio, che rilasciano nell’aria enormi quantita’ di vapori tossici. Oltre i 75 metri di profondita’ si usa il metodo cosidetto in situ che consiste nel separare il bitume dal resto degli elementi direttamente sotto terra e portarlo in superficie mediante l’uso di forti getti di vapore. Seppur meno dannoso a livello di impiego d’acqua ”’ 0.8 barili per ogni barile di greggio prodotto ”’ anche questo metodo e’ considerato estremamente inquinante.

Olio di palma. L’area interessata dalla coltivazione dell’olio di palma in Congo e’ di 70mila ettari ovvero l’equivalente dell’area metropolitana di Milano. L’Eni ha ribadito che il progetto non coinvolgera’ le foreste e le zone ad alta intensita’ di biodiversita’. Inoltre, secondo quanto promesso dai dirigenti di EniCongo, il piano prevede l’assunzione di oltre 10mila lavoratori locali. Questi sono gli unici dati che, finora, e’ concesso conoscere. L’obiettivo dell’azienda e’ quello di unire l’utile, lo sfruttamento dell’olio per la produzione di biocarburanti, alla sostenibilita’, ovvero adempiere alla responsabilita’ sociale d’impresa con la distribuzione di olio alimentare alle popolazioni locali. Queste, secondo quanto dice il dossier, non sono state ancora avvisate circa i rischi e le possibili richieste d’esproprio dei loro terreni per uso pubblico, che poi pubblico non sarebbe.

Il rischio. La partecipata statale, vincitrice di diversi premi come azienda impegnata nel settore del sociale e della sostenibilita’ ambientale, dovra’ stare attenta ai rigorosi standard di trasparenza imposti dalle convenzioni internazionali sia per quanto riguarda l’aspetto fiscale che per cio’ che concerne le emissioni inquinanti. L’azzardo e’ proprio quello di lavorare insieme al Congo, paese che solo nel 2008 ha ricavato dall’export del petrolio 4,4 miliardi di dollari ma in cui il 70 percento della popolazione vive ancora sotto la soglia di poverta’. Per avere un’idea di come vengono gestiti questi soldi basti pensare che la Repubblica del Congo risulta essere uno ‘dei peggiori dieci paesi’ nell’Index of African Governance stilato dalla World Peace foundation. Nel 2007 un’indagine della polizia francese rivelo’ che il presidente Sassou Nguesso ”’ ancora in carica ”’ e la sua famiglia possedevano ventiquattro proprieta’ immoblliari in Francia per il valore di diversi milioni di dollari, tra cui una villa privata del presidente alla periferia di Parigi e un lussuoso appartamento intestato alla moglie in pieno centro del valore di 2,5 milioni di euro.

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(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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