WTO: l impossibile accordo

Questa settimana era indicata come decisiva per il futuro dei negoziati in corso a Ginevra nellà¢â‚¬â„¢ambito del negoziato avviato a Doha nel 2001. Il motivo è semplice, a trenta giorni dallà¢â‚¬â„¢avvio della conferenza ministeriale programmata a Hong Kong (13-18 dicembre), non cà¢â‚¬â„¢è più tempo per nuove trattative poichàƒÂ© è inderogabile presentare una bozza di dichiarazione definita in quasi tutti i dettagli [http://wwwtradewatch.it].

Ma là¢â‚¬â„¢esito dei vari incontri fra i big player in ambito WTO ha gelato le residue speranze di chi auspicava un accordo. Le dichiarazioni registrano ora il consueto scambio di accuse, nellà¢â‚¬â„¢usuale gioco di scaricare le colpe di un insuccesso annunciato. La veritàƒ è che un accordo era e rimane impossibile. Solo un radicale cambiamento delle strategie dei principali governi membri del WTO potrebbe rilanciare il ruolo dellà¢â‚¬â„¢organizzazione mondiale del commercio.

Partiamo dallà¢â‚¬â„¢agricoltura, autentica ossessione del Doha round: Mandelson, il commissario europeo responsabile della politica commerciale dellà¢â‚¬â„¢unione, ha presentato pochi giorni fa là¢â‚¬â„¢ennesima proposta che ha ulteriormente indisposto la Francia e deluso le attese del Brasile, degli USA e degli altri grandi esportatori agricoli. Ma poteva offrire riduzioni maggiori Mandelson? No, poichàƒÂ© non ha mandato di modificare la politica agricola europea.

Poteva certo essere meno aggressivo sul fronte dei prodotti industriali e dei servizi, ma il problema è che il WTO per la Commissione europea è uno strumento per favorire le esportazioni delle grandi imprese. Se non si cambia ottica, parlare di round per lo sviluppo è ipocrita e pensare di raggiungere un accordo senza ricorrere a ricatti e pressioni è utopia.

La stessa cosa vale ovviamente per gli altri governi che partecipano ai negoziati, i loro obiettivi sono cosàƒÂ¬ in contrapposizione che solo con i metodi utilizzati a Doha si puàƒÂ² trovare un accordo, altrimenti occorre riconoscere che bisogna cambiare mentalitàƒ . Il WTO da macchina di armonizzazione delle politiche dei vari governi deve diventare una sorta di à¢â‚¬Å“regolamentatoreà¢â‚¬? delle loro diversitàƒ , smettendo di ridurre lo spazio che i paesi hanno a disposizione per governare le loro economie.

PerciàƒÂ² se Lamy vuole avere qualche possibilitàƒ di assicurare un futuro allà¢â‚¬â„¢organizzazione mondiale del commercio deve prendere atto che il sistema è davvero à¢â‚¬Å“medioevaleà¢â‚¬?, che Hong Kong non va declassata a fermata intermedia di un round che non è mai stato in buona salute, che là¢â‚¬â„¢unica cosa da fare è di convocare tutti i ministri per decidere una nuova agenda, che meriti davvero là¢â‚¬â„¢appellativo di à¢â‚¬Å“development roundà¢â‚¬?.

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