La logica del Cavaliere

L’offensiva di Berlusconi prosegue e l’opposizione e’ impotente.

ore dalla bocciatura del ‘lodo Alfano’ era evidente che la strategia di Berlusconi per la fondazione dell’Italia Spa avrebbe avuto una brusca accellerazione.

I commentatori e gli analisti si trastullano tra retroscena e intuizioni, mentre ‘Lui’, che le cose non le manda a dire, aveva subito dichiarato dopo la sentenza: “Scendero’ i… (continua). o stesso nelle Aule del tribunale facendo esporre al ridicolo gli accusatori dimostrando a tutti gli italiani di che pasta sono fatti loro e di che pasta sono fatto io’.

Il presidente del Consiglio e’ un uomo facile da decifrare. Ha una cultura industriale arcaica, legata al mito del Capo assoluto, intorno al quale ruotano collaboratori fedeli ed accondiscendenti, dediti al raggiungimento dello scopo finale. Per il Capo l’azienda e’ una proprieta’ abitata da individui senza troppi diritti, ma che quando si comportano bene, si vestono a modo e non portano barba o capelli lunghi possono essere gratificati con regali e promozioni. Se sono ‘cattivi’ e’ meglio cacciarli via.

La strategia e’ quella imperiale della conquista totale del territorio, come raccontavano i vecchi western degli anni ’50, nei quali il padrone del saloon nominava lo sceriffo, il giudice, il capostazione-telegrafista ed il funzionario addetto alla registrazione dei contratti di proprieta’ dei ranch. Poi piano piano si ‘allargava’ fino a prendersi tutto.

E’ stato cosi quando ‘Lui’ ha cominciato con la televisione. Non aveva in mente di costruire il suo canale, di produrre, di rianimare un mercato immobile a causa del monopolio Rai. Erano le reti pubbliche l’avversario, andavano ‘distrutte’. Cosi compro’ Rete4 da una Mondadori indebitata e Italia 1 da un alto editore nelle stesse condizioni, Rusconi. Ma non bastava. Le tv per esistere debbono trasmettere ed allora inglobo’ Elettronica Industriale che produceva gli apparati tecnici, si attivo’ per controllare il maggior numero di frequenze possibile, costitui la sua agenzia pubblicitaria, Publitalia.

Il ‘grande imprenditore’ descritto agli italiani e’ in realta’ molto lontano dal modello moderno di industriale. Per ‘Lui’ l’innovazione non esiste, ma c’e’ il profitto massificato da realizzare attraverso la distribuzione di prodotti facili da smerciare. Di qui le donne scosciate, i giochi a premi nei quali si vince anche se si sostiene che due piu’ due fa cinque, la sbornia di calcio e nessuno spazio, per esempio, alla vela, le trasmissioni ‘popolari’ di Costanzo e De Filippi, nelle quali i luoghi comuni sono la materia del contendere, le ‘Paperissime’ o gli ‘Striscia la notizia’, ‘Le jene’ o ‘Zelig’ nelle quali si finge di ‘colpire’ il potere, ma si smaschera Vanna Marchi o il Mago di Vattelapesca, la parlamentare che ha pagato in nero l’assistente o si satireggia nascosti da una nebbia profonda e di provincia, ma mai neppure si sfiora un tema ‘pericoloso veramente’ .

Berlusconi, insomma, e’ vecchio prototipo di ‘padrone delle ferriere’, un ‘self made man’ senza studi specifici, e questo spiega la sua indomabile capacita’ a fare gaffes, le barzellette, le battute non sempre felici, l’atteggiamento verso le donne, le case opulente distribuite per il mondo, i figli sistemati nei gangli vitali del patrimonio familiare.

Negli anni della sua scalata al trono di Amministratore delegato dell’Italia Spa non si e’ colto questo aspetto di ‘vecchiezza’, di inadeguatezza alle nuove tendenze di un mondo che cambia.

Da quando ha acceso i suoi trasmettitori la televisione pubblica invece di proseguire nella sua missione di ricerca ha abdicato al proprio ruolo e lo ha inseguito nell’abbassamento del livello di qualita’ dei programmi.

Col suo arrivo alla politica gli altri partiti hanno avuto paura di lui, dimenticando non solo il conflitto di interessi, ma anche la questione morale, i diritti delle donne, l’importanza della cultura, il ruolo internazionale del Paese. D’Alema, che non e’ un ingenuo, e’ arrivato a farci la bicamerale per rimanere alla fine in braghe di tela invece di consigliargli subito un lungo soggiorno in un villaggio vacanze.

In questi giorni Scalfari e de Bortoli, ‘la Repubblica’ ed il ‘Corriere della Sera’, sono impegnati in una polemica sul “Coraggio della stampa”, il Pd si dilania nella scelta del segretario, Di Pietro lancia fendenti a destra e a manca, i Verdi ormai morti si picchiano tra loro in un congresso inutile ed il segretario d Rifondazione comunista in coma chiede addirittura le elezioni anticipate nelle quali prendera’ forse meno voti degli ‘Impotenti (esistenziali) del dottor Cirillo’ (esistono davvero e si sono presentati alle scorse elezioni politiche).

Intanto ‘Lui’ va avanti per la strada che aveva annunciato subito dopo la sentenza della Consulta. Ha appena compiuto 73 anni e nonostante trapianti di capelli e lifting non puo’ spendere troppo tempo per arrivare ad issare finalmente da qualche parte il suo vessillo aziendale.

Bordate contro tutti, un discorso al giorno, riforme annunciate, autocelebrazioni surreali (“sono il miglior premier di sempre”) ed una esternazione interessante: “Governeremo fino alla fine della legislatura, per i prossimi tre anni e mezzo, e penso che potremo continuare anche dopo con la nostra parte politica”. Scrisse nel 2001 Indro Montanelli: “Quello che fa male e’ vedere questo berlusconismo in cui purtroppo e’ coinvolta l’Italia e anche tante persone perbene… Ma forse e’ peggiore la facilita’, la spontaneita’ con cui Berlusconi mente, e con cui le sue menzogne, a furia di ripeterle, evidentemente vengono bevute dagli altri”. Potrebbe allora non essere vero che pensa di non volere andare al voto e persino riflette sulla sua successione. Il piano potrebbe essere un altro.

Primo: battere il ferro finche’ e caldo. Ieri ha costretto il presidente della Repubblica persino a gustificarsi. Dopo i ripetuti attacchi subiti per la sua militanza a sinistra ha dovuto dire Napolitano: “Consentitemi questo accenno personale: nell’assumere l’incarico di ministro dell’Interno ero determinato a svolgerlo come uomo ormai delle istituzioni e non di una parte politica”. Un uomo come il Capo dello Stato che ‘precisa’ e’ davvero oltre l’immaginabile, ma chiarisce lo stato della situazione.

Secondo: dopo una propaganda ‘stop and go’ martellante la speranza di arrivare alle elezioni regionali di marzo con il risultato di aver demolito le ‘aziende’ concorrenti, in modo da produrre ‘un calo in borsa’ delle loro azioni ed una ‘sensibile flessione delle vendite’ della merce degli avversari.

Terzo: definire improcrastinabile una ‘profonda ristrutturazione dell’impresa’, attraverso una ‘modifica dello statuto’ e la ridefinizione del ‘consiglio di ammnistrazione’. Per questo imporre un’assemblea straordinaria’ dei soci. Messo nell’angolo il notaio (il presidente della Repubblica) e il collegio dei sindaci (la magistratura) arrivare ad un ‘plebiscito’ entro la prossima estate e procedere senza oppositori ai cambiamenti.

Affrontare Berlsuconi con la logica della ‘politica’ allora e’ un errore ed i risultati si vedono. Applicare le regole del mercato sarebbe piu’ saggio, ovvero comprendere che e’ in atto una ‘scalata ostile’ alla Repubblica e che per questo e’ necessario raggruppare le forze, preparare subito delle contromisure e rastrellare piu’ azioni che si puo’ sul mercato. Contemporaneamente avviare una comunicazione durissima, mettendo in luce i punti deboli dello scalatore per tentare di abbassare la quotazione delle sue azioni.

Due cose sole non andrebbero fatte: stare a guardare o entrare nell’ottica di una ‘sfida all’O.K. Korral’. Ed invece e’ sostanzialmente quello che sta avvenendo.

Ed anche per questo ‘Lui’ ha gia’ previsto tutto: “Voi imprenditori pensate al benessere, per democrazia e liberta’ ghe pensi mi”.

Roberto Barbera

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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