Quali inziative per salvare la 185?
‘Stiamo parlando di modifiche che riguardano il commercio e la distribuzione di armi leggere, e nelle guerre nel cuore dell’Africa, che tante volte vengono citate, si fa uso soprattutto di tali armi.’: lo ha ricordato a tutto il senato e all’opinione pubblica Luigi Malabarba, uno dei vicepresidenti del gruppo misto, durante il dibattito, sul disegno di
legge[ddl] n.1547 relativo alle modifiche da apportare alla legge 185 del 1990 concernente la regolamentazione del commercio di armi. Al Senato, nonostante Malabarba e numerosi altri critici e oppositori, il ddl, giÃ
discusso alla Camera, è stato approvatoieri sera alle 20. Ma, per via di alcune modifiche, dovrà prima o poi tornare all’esame dei deputati.
Recependo con non poche difficoltà un patto del 2000 tra sei nazioni europee [ noto come’ accordo di Farnborough’], il ddl di fatto riduce e diluisce l’ efficacia della 185 che era stata ritenuta, nel suo ambito di applicazione, una norma- modello, particolarmente efficace contro i traffici d’armi
sregolati e poco trasparenti. Approvata 13 anni fa e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 14 luglio 1990, la 185 contiene ‘nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito di materiale d’armamento’; per quanto ostacolata, avversata e presumibilmente aggirata,
la legge era riuscita a esercitare la sua funzione per 10 anni senza correre pericoli sostanziali ed aveva costituito un fiore all’occhiello per il Paese e un motivo di soddisfazione per tutti coloro che nel Paese credono nella pace e nelle misure capaci di favorirla. E forse anche un possibile esempio
fuori dei confini nazionali. Da Farnborough in poi, per la 185 è cominciato il tormento. ‘Dobbiamo assolutamente adattarci all’Europa’ è stato il grido di battaglia di tutti coloro- industriali, politici e gruppi di pressione assortiti- che vedevano nella norma un ostacolo agli interessi del libero
commercio d’armi. L’iter parlamentare del nuovo ddl che intende ‘europeizzare’, ma soprattutto cambiare e ‘smagliare’ la 185, ha paradossalmente raggiunto una sua vetta cruciale proprio mentre più forte è
il rumore delle armi nel mondo. ‘Vedo un’incoerenza tremenda tra fede e azione politica. Quello che sta avvenendo in Senato, ad opera della maggioranza che governa l’Italia, è gravissimo.’ aveva detto il missionario comboniano Alex Zanotelli in un appello ai cattolici della maggioranza. E
aveva aggiunto: ‘Tanto più che questo governo e questa maggioranza hanno dato l’avallo alla guerra all’Iraq. C’è da vergognarsi e io mi vergogno di questa politica. Come missionario farò di tutto per fare conoscere
all’opinione pubblica quali senatori hanno votato per silurare la 185 e chiederò a tutti di non votarli più». Qualcuno ha sperato che i protagonisti della campagna ‘Contro i mercanti di armi: difendiamo la 185’ fossero distratti e troppo impegnati in difesa della pace su altri drammatici
fronti? Nessuno si è posto il dubbio che era per lo meno di cattivo gusto ritirare fuori il ddl proprio in questi giorni? O si è addirittura pensato che proprio per il dramma bellico che sta vivendo il mondo era urgente rispolverare e far marciare di corsa la 1547? Domande e sospetti sono per lo
meno legittimi. Le risposte a questi e analoghi dubbi non sono irrilevanti. E possono determinare scelte e iniziative opportune prima che alla Camera la 1547 infligga alla 185 un ulteriore irreparabile vulnus. E pensare che, proprio come è stato ricordato in questi giorni dal senatore Francesco
Martone, la legge del luglio 1990 era nata sull’onda dell’indignazione per lo scandalo di un pasticciato traffico d’armi con, guarda caso, l’Iraq!
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