Il 5 luglio 2004, il primo ministro Berlusconi ha annunciato un taglio di 7,5 miliardi di euro per far rientrare l'Italia nei parametri di Maastricht. Ben 840 milioni di euro verranno tagliati ai Comuni. Tra le varie soluzioni possibili, la più semplice, per i Comuni, è l'emissione di moneta locale come i Simec realizzati dal Sindacato antiusura SAUS, presieduta dal Prof. Giacinto Auriti (N.d.r.) a compensazione del minore introito. I Comuni potrebbero emettere 840 milioni di euro in moneta locale andando così ad appianare i loro bilanci senza gravare sulle risorse della popolazione.
La moneta locale, suggerita dalle teorie del Prof. Auriti, per compensare i minori introiti
L'ideale sarebbe prevedere una emissione di 1,6 miliardi di euro in moneta locale, attingendo così gli 840 milioni dal 50% del signoraggio su tale emissione. La differenza degli altri 840 milioni, meno le spese di emissione, potrebbe venire ridistribuita alla cittadinanza. Poiché tale emissione di moneta locale non crea debito pubblico, in quanto non viene prestata allo stato come avviene per la moneta ordinaria, l'iniziativa è encomiabile anche sotto il punto di vista della riduzione del debito pubblico. La moneta locale dovrebbe essere emessa da ciascun Comune che, ovviamente, sarà disponibile a riceverla indietro a pagamento delle tasse comunali locali (servizi, multe, ecc.). Si tratta di una soluzione all'apparenza banale ma con interessanti ripercussioni a livello nazionale: i cittadini prenderebbero consapevolezza di come avviene l'emissione monetaria. La moneta locale sarebbe emessa nel termine di due unità per ogni euro necessario all'appianamento del bilancio. La ridistribuzione del signoraggio, a livello locale, beneficia grandemente l'economia senza gravare debiti pluriennali. Esistono nel mondo varie migliaia di monete locali, anche se tale fenomeno non viene molto discusso dalla stampa del settore economico-finanziario. Il monito è che oggi la gente non ha idea di dove vada a finire il signoraggio sull'emissione monetaria, si pensa cioè che la banca centrale, nel nostro caso la banca centrale europea, sia una istituzione pubblica e che il signoraggio sulla moneta vada a finire agli stati. Così non è. La banca centrale europea è composta dalle singole banche centrali degli stati membri: nel caso dell'Italia, il socio è la Banca d'Italia SpA. Tale società è a sua volta di proprietà di altre società private, se si eccettua l'INPS che ne detiene il 5%. La Banca d'Italia SpA detiene il 14,7% delle quote della banca centrale europea, così ad essa finisce il 14,7% del signoraggio sull'euro emesso (attualmente circa 60 miliardi di euro al mese). Il signoraggio, costituito dalla differenza tra il costo d'emissione delle banconote ed il loro valore faccial e, per un errore contabile viene addebitato al popolo tramite la costituzione del debito pubblico: ogni anno devono pure essere pagati gli interessi su tutta la moneta in circolazione. A causa di questa distorsione, il Prodotto Interno Lordo, invece di essere ridistribuito come reddito alla popolazione, finisce curiosamente nelle tasche dei privati proprietari delle banche centrali: una élite agguerritis-sima che difficilmente rinuncerà spontaneamente a questa rendita parassitaria e, per certi versi, contraria ai dettami della Costituzione (Artt. 1 e 42). Vi sono stati nel passato dei tentativi per portare la questione dinanzi all'opinione pubblica, ma non hanno sortito grandi effetti. L'emissione di moneta locale comunale potrebbe rappresentare la chiave di volta per risolvere una volta per tutte la controversa questione.
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