La politica ha ancora un cuore, quello di Veltroni

Il sindaco di Roma Walter VeltroniDi solito bacchettiamo i politici per la loro scarsa sensibilità nel capire i problemi reali della gente comune. Ma ci sono anche delle felici eccezioni, soprattutto nelle realtà degli enti locali. Di particolare rilievo le nobili e coraggiose iniziative del Sindaco di Roma (vedi l'impegno concreto per l'Africa, la promozione della città dell'altra economia, la disponibilità al dialogo, etc.). Un sindaco di (centro)sinistra che sta governando la città capitale d'Italia con intelligenza lungimirante e con la saggezza di un cuore onesto e sincero, come non si vedeva da tempo. Vi proponiamo la lettura dello stralcio di un discorso tenuto da Veltroni in Africa, alcune settimane fa, davanti ad un gruppo di ragazzi di quattro licei della capitale [Redazione].


Walter veltroni ha portato gli alunni di quattro licei in Mozambico. Per inaugurare una scuola costruita anche grazie a loro (leggi qui i dettagli). L'ultimo giorno del viaggio, l'aereo è in ritardo. Il sindaco chiama attorno a sé i giovani. E parla. Di sé e di loro [di Emanuela Citterio – e.citterio@vita.it].Sul prato dell'albergo che a Maputo ha alloggiato per tre giorni gli studenti dei quattro licei romani, il sindaco di Roma chiama tutti a raccolta per un fuoriprogramma. Parla come non ha mai fatto in questi tre giorni: di getto e senza dosare le parole.

«In questi giorni abbiamo fatto una doccia scozzese permanente. Abbiamo cominciato con l'orfanotrofio, poi la festa alla scuola di Guava. Siamo andati alla discarica e abbiamo visto il progetto Dream, dove l'Aids viene combattuto. Abbiamo alternato di proposito davanti ai vostri occhi speranza e tragedia. Perché l'Africa è così: è dolore ma anche capacità di riscatto. Voi ora siete i testimoni dell'Africa. Vorrei dirvi che tra l'impegno politico e l'impegno per una persona non c'è competizione. Non è che l'impegno per una persona escluda l'impegno politico e che l'impegno politico escluda l'impegno per una persona. Io vengo da una formazione culturale per la quale pensavo che fosse vera sola solo la prima cosa. Che cioè bisognasse cambiare il mondo per cambiare anche il destino del singolo. Nell'esperienza della mia vita mi sono accorto che è importante non rinunciare alla prima cosa ma coltivare anche la seconda. Perché per ognuno di quei bambini che noi abbiamo visto, per ognuno di quei ragazzini che abbiamo potuto mandare a scuola grazie a tutti voi, la vita può cambiare. Siccome lui è come noi, uno di noi è come uno di loro, quindi: nostro fratello, nostra sorella, nostro figlio, nostra figlia… allora il suo destino ci deve importare tanto quanto ci importa del nostro. E dunque non c'è nessuna contraddizione, anzi, la più felice sintesi fra la spinta più generale per l'impegno politico e la voglia di darsi. Noi viviamo in una società che ci ha sempre insegnato a prendere, e dove il donarsi viene sempre visto come una cosa strana, no?, una cosa… fuori moda. L'importante è prendere… e vengono costruiti dei modelli, spesso, che sono ispirati a questo. Credo che possiamo invece spendere ciascuno di noi. Lo scopo di questo viaggio era mettere in relazione chi ha di più per dare a chi ha di meno, secondo un'idea antitetica rispetto a quella di oggi. Però, adesso, l'idea è che voi diate voi stessi. Bisogna riuscire a creare un grande movimento d'opinione sull'Africa».

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