Le elezioni regionali sono alle porte ed è normale che ogni forza politica provi a convincere i propri elettori e a guadagnarne di nuovi. Discutibili sono però i mezzi con cui si cerca di convincerli e la posta in gioco: questa volta è la Costituzione italiana ad essere vittima di un meccanismo distorto, non solo ad opera della Lega Nord. La Costituzione è diventata così una merce di scambio, come lo sono stati i provvedimenti di riforma della giustizia o le varie leggi fatte apposta per facilitare la vita al Presidente del Consiglio e ai suoi. Non ci piacciono tanti aspetti del progetto di riforma costituzionale ma qui ci limitiamo a parlare di federalismo.
Siamo sicuri che il federalismo che ci viene proposto sia quello giusto per tutelare meglio i diritti dei cittadini? Qualche dubbio ci viene dall”osservazione della realtà attuale, vale a dire dall”attuazione del Titolo V approvato a colpi di maggioranza dal centro-sinistra nel 2001. In quella riforma c”erano molti nodi irrisolti e qualche pasticcio di troppo, ma è indubbio che avvicinare il potere ai cittadini è sempre un fatto positivo, e che comunque dal federalismo non si torna indietro. Il problema è che la cultura politica che ha accompagnato l”applicazione della legge è sempre la stessa e quindi il federalismo è diventato in molte situazioni la riproduzione dei vizi di tale politica. Gli stessi giochi, la stessa burocrazia, la stessa ottusità nei confronti delle esigenze dei cittadini, un burocratismo esasperato. Insomma non una distribuzione di poteri dall”alto verso il basso, ma la creazione di nuovi potentati, in alcuni casi gestiti bene – nelle regioni in cui c”è una cultura del governo locale – in altri, troppi, male. Il tutto condito con gravi problemi finanziari, soprattutto in ambito sanitario. E quindi tagli, restrizioni, inadempienze. In questa situazione il timore che abbiamo è che una ulteriore accentuazione del federalismo, senza una reale redistribuzione di poteri, anche fuori dagli ambiti istituzionali tradizionali, senza la creazione di un sistema di contrappesi, non farà altro che produrre danni per i cittadini. Con l”aggravante che ognuno, sia esso lombardo o abruzzese, si sentirà ancora più solo. Ma la Lega Nord sarà contenta perchè avrà aumentato il suo potere.
Eppure un modo per portare una ventata di novità , ci sarebbe. Si tratterebbe di prendere sul serio il principio di sussidiarietà orizzontale, introdotto nell”art. 118, ultimo comma, del medesimo Titolo V. Esso recita Stato, regioni…. favoriscono l”autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per attività di interesse generale…. Questo significa che la sussidiarietà non è solo quella verticale, cioè quella tra lo Stato e le Regioni, ma investe tutta la società . I cittadini in prima persona possono impegnarsi per questioni di interesse generale, dal risanamento di un parco all”abbattimento delle barriere architettoniche, dalla vigilanza sulla qualità dei servizi al controllo della manutenzione delle strade.
Sembrerebbe la cosa più bella del mondo, anche per una amministrazione dissestata e a corto di soldi. Se i cittadini si occupano di certe cose, le istituzioni potrebbero trarne un beneficio, avendo solo l”obbligo di rimuovere ostacoli e di valorizzare quanto questi sono disposti a fare. La situazione non è però così semplice, perché, se non cambia la cultura politica, ogni azione autonoma dei cittadini – e quindi una loro acquisizione di potere sulla cosa pubblica – viene vista come un pericolo, a meno che non si tratti del cosiddetto outsourcing, vale a dire un convenzionamento esterno per svolgere funzioni per conto dell”amministrazione. Ma l”art. 118 non parla di questo, bensì di una facoltà che i cittadini possono sviluppare individuando essi stessi quali sono le questioni di interesse generale. Un esempio: la sicurezza delle scuole, problema negletto da molte amministrazioni. I cittadini stanno costruendo una rete di vigilanza sulla sicurezza degli edifici, che ogni anno monitora il rispetto delle norme, la correttezza dei comportamenti degli operatori, la realizzazione di iniziative di prevenzione dei rischi, e così via. Ci sono amministrazioni, regionali, provinciali e comunali, che hanno preso sul serio questa autonoma iniziativa e hanno cominciato ad utilizzare i dati raccolti per mettere a norma le scuole. Ma c”è anche chi fa finta di niente o vede con fastidio questo attivismo costituzionale, a destra come a sinistra. Va bene quindi la sussidiarietà , ma basta che sia solo verticale e non anche orizzontale!
Promuoviamo quindi la Costituzione, non solo per riproporne i valori sui quali si è costruita la repubblica democratica, ma anche per attuarne le parti più innovative, quelle che richiedono un cambiamento dei tradizionali equilibri di potere. Se non si farà così, la mera difesa della Costituzione rischia di diventare una battaglia di retroguardia, destinata ad essere incarnata sempre dagli stessi personaggi, seppur autorevoli come Oscar Luigi Scalfaro o Leopoldo Elia. Ma non è questo il nuovo che avanza!
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